martedì 3 febbraio 2026
Quando si parla di sicurezza, il dibattito pubblico italiano tende spesso a concentrarsi su ciò che accade entro i confini nazionali o, al massimo, all’interno dell’Unione europea. Eppure, molte delle minacce che oggi preoccupano l’Europa nascono ben oltre queste frontiere. È lungo il Mediterraneo e nel suo immediato vicinato che si gioca una parte importante della nostra sicurezza. In questo contesto, il Marocco occupa un ruolo spesso sottovalutato, ma fondamentale. Il recente arresto in Austria di una persona sospettata di legami con il terrorismo jihadista, reso possibile grazie a informazioni fornite dai servizi di sicurezza marocchini, lo dimostra con chiarezza. Non si tratta di un episodio isolato, ma del risultato di una cooperazione costante e discreta che contribuisce a prevenire attentati in Europa, prima che le minacce diventino visibili all’opinione pubblica. Da anni il Marocco ha fatto della prevenzione una priorità. Le sue autorità hanno investito in intelligence, coordinamento internazionale e controllo dei fenomeni di radicalizzazione.
Questo lavoro, spesso lontano dai riflettori, ha permesso di smantellare numerose reti estremiste e di evitare attacchi non solo sul proprio territorio, ma anche oltre il Mediterraneo. A confermare l’efficacia di questo approccio arrivano anche valutazioni indipendenti. Secondo il Global Terrorism Index 2025, il Marocco è classificato tra i Paesi a “rischio zero” di terrorismo a livello mondiale ed è al primo posto in Nord Africa. Un dato che colpisce, soprattutto se confrontato con l’instabilità di molte aree vicine, in particolare il Sahel, dove gruppi jihadisti continuano a operare e a espandersi. Questa stabilità non è frutto del caso. Oltre alle misure di sicurezza, il Marocco ha puntato su politiche di prevenzione: promozione di un Islam moderato, attenzione all’educazione, coinvolgimento delle comunità locali e iniziative sociali volte a ridurre il rischio di radicalizzazione.
È un approccio che cerca di intervenire non solo sugli effetti, ma anche sulle cause del terrorismo. Per l’Italia tutto questo non è un tema lontano. Le rotte del Mediterraneo centrale, i legami tra Nord Africa ed Europa e la natura transnazionale delle minacce rendono evidente che ciò che accade sulla sponda sud ha conseguenze dirette anche sulla nostra sicurezza. Ogni rete terroristica smantellata prima che attraversi il Mediterraneo è un rischio in meno per le città europee. Riconoscere il ruolo del Marocco significa, quindi, guardare alla sicurezza in modo realistico e meno provinciale. La lotta al terrorismo non può essere affrontata da un solo Paese o da una sola regione. È una sfida condivisa, che richiede partner affidabili e una visione di lungo periodo. In un momento in cui l’Italia cerca di rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo e in Africa, valorizzare questa cooperazione non è solo una scelta diplomatica, ma un investimento concreto nella sicurezza quotidiana dei cittadini.
di Costantino Pistilli