Il Canada e il grande dibattito sui diritti delle Prime Nazioni

venerdì 30 gennaio 2026


L’Organizzazione delle Prime Nazioni (Afn), che rappresenta circa 600 comunità indigene sparse in tutto il Paese, ciascuna con una propria identità culturale, lingua e tradizione, si è riunita a Winnipeg per la sua assemblea generale annuale, in un momento cruciale per i diritti delle comunità indigene in Canada. Al centro delle discussioni, il controverso disegno di legge C-5, noto come Building Canada Act, che ha sollevato preoccupazioni tra i leader delle Prime Nazioni per il potenziale impatto sulle comunità, l’ambiente e la tutela dei diritti indigeni.

Il disegno di legge C-5 mira ad accelerare la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali considerati di interesse nazionale. Tuttavia, molti leader e rappresentanti delle Prime Nazioni temono che la procedura semplificata possa consentire di aggirare l’obbligo di consultazione della Corona (un principio giuridico e costituzionale che impone al governo federale di consultare i rappresentanti delle Prime Nazioni, i Métis e gli Inuit quando intende intraprendere azioni o approvare progetti che potrebbero avere un impatto sui diritti delle comunità) violando i diritti indigeni riconosciuti dalla Costituzione canadese e dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni.

L’Indigenous Bar Association ha espresso profonda preoccupazione per le implicazioni del disegno di legge C-5, sottolineando che la legge manca di disposizioni vincolanti per garantire il consenso libero, previo e informato delle comunità indigene. Durante il recente incontro delle comunità indigene sono stati affrontati anche altri temi cruciali, tra cui la riforma del sistema di assistenza all’infanzia, le strategie di riduzione dei danni derivanti dall’uso di sostanze stupefacenti tra i giovani nativi, il rimpatrio di reperti e manufatti storici e culturali e il rapporto delle forze di polizia con le Prime Nazioni.

I leader delle Prime Nazioni hanno sottolineato l’importanza di proseguire un dialogo costruttivo con il governo canadese per garantire che i diritti siano rispettati e che le decisioni politiche tengano conto delle loro esigenze e prospettive economiche. Il dibattito sul disegno di legge C-5 rappresenta un momento cruciale per il futuro delle relazioni tra il Canada, le sue popolazioni indigene e le nuove dinamiche politiche legate alla tutela e al monitoraggio dell’Artico.

Cindy Woodhouse Nepinak, capo nazionale dell’Assemblea delle Prime Nazioni, ha espresso preoccupazione per la mancanza di consultazione adeguata, affermando che “non dovremmo mai più escludere i titolari dei diritti dal Parlamento, come è successo con il disegno di legge C-5”.

Il Gran Capo dell’Assemblea dei Capi del Manitoba, Kyra Wilson, ha rimarcato l’importanza di rispettare i diritti e le responsabilità nei confronti della terra e dell’ambiente, sottolineando che il progresso non può avvenire a scapito delle comunità indigene e della loro cultura.

Lo Chief Vernon Watchmaker della Kehewin Cree Nation ha criticato il disegno di legge affermando: “Il disegno di legge C-5 centralizza il potere a Ottawa, consente al gabinetto di sovrascrivere le leggi ambientali e ignorare i diritti dei trattati. Questa non è modernizzazione. Questa è una colonizzazione nel 2025”.

Lo Chief Louis Kwissiwa della Netmizaaggamig Nishnaabeg ha guidato anche una protesta lungo l’autostrada Trans-Canada, affermando: “L’ Ontario e il Canada non hanno giurisdizione per imporre queste legislazioni incostituzionali che violano i diritti indigeni, la nostra sovranità e la protezione dei nostri territori tradizionali”.

La legge, approvata dal Senato canadese il 26 giugno 2025, conferisce al governo federale poteri straordinari per sviluppare progetti e opere infrastrutturali di macro-interesse, esentando il governo da valutazioni ambientali chiave e altri meccanismi di supervisione federale. I numerosi critici sostengono che ciò diluisca i diritti di consultazione garantiti dalla Costituzione per le organizzazioni delle Prime Nazioni, minacci decenni di politiche multiculturali e gli innumerevoli sforzi di riconciliazione.


di Domenico Letizia