giovedì 29 gennaio 2026
Cosa c’è dietro i sistematici rapimenti e uccisione di cristiani in Nigeria? Motivare queste persecuzioni ai danni della comunità cristiana nigeriana con la volontà di islamizzare tutto il Paese può essere limitativo, in quanto tali violenze rientrano in uno scenario di equilibrato disordine generale, spesso con vena anarchica, che favorisce una destabilizzazione cronica. Va comunque rappresentato che immaginare un sistema statale organizzato nei paesi africani con modalità a noi consone è utopistico, in quanto le composite realtà socio-etnico-antropologiche e religiose non prevedono gli “equilibrismi” caratteristici degli scenari “occidentali”. Inoltre, non solo i cristiani vengono colpiti, ma sovente anche altre comunità magari non legate alle religioni monoteiste, ed anche in forma minore collettività musulmane.
La Nigeria è divisa tra cristiani e musulmani con leggera prevalenza di questi ultimi; dal 2009 è impegnata ad affrontare un'insurrezione jihadista nel Nord-Est, mentre bande di criminali armati con mitra e mescete, operano nelle regioni del Nord-Ovest e del Centro-Nord. Proprio il centro-nord del Paese è a maggioranza islamica, mentre al sud prevalgono i cristiani, divisi genericamente tra protestanti e cattolici. Tuttavia, anche se la Costituzione nigeriana da libertà religiosa non annoverando una “fede di Stato”, nel nord del Paese viene imposta, per quanto riguarda il diritto civile, la sharia, ovvero la legge islamica espressa nel Corano.
Così il fronte più impegnativo per l’esercito nigeriano è quello contro il gruppo denominato Boko Haram, tradotto, la cultura occidentale è vietata, e contro i jihadisti legati allo Stato Islamico, Isis, ubicati nel nord-est del paese. In questo ultimo decennio l’aggressività e le violenze hanno subito una leggera diminuzione, tuttavia gli attacchi, i rapimenti e le stragi continuano colpendo chiese, scuole e villaggi cristiani, ma anche incursioni in basi militari che contribuiscono ad incrementare l’arsenale dei jihadisti, i quali spesso rivendono le armi razziate all’esercito nazionale. Una importante recrudescenza di tali violenze si è registrata nel 2025; contestualmente in alcune occasioni i militari nigeriani hanno lamentato stipendi non pagati e condizioni di lavoro difficili, un connubio che svela criticità nell’affrontare un nemico ben pagato e motivato dal saccheggio. In questo contesto le forze armate devono fare fronte anche a gruppi separatisti e a bande armate localizzate sempre nel nord-est del Paese.
Intanto il 21 gennaio in occasione dell’avvio di nuovi colloqui diretti tra Washington e Abuja, Donald Trump ha esortato il governo nigeriano a proteggere le comunità cristiane dalle persecuzioni, descritte dal Presidente statunitense come “genocidi”. In questa occasione il sottosegretario di Stato statunitense per gli Affari politici, Allison Hooker ha rafforzato la necessità che il governo nigeriano deve impegnarsi maggiormente al fine di permettere ai cristiani di praticare la propria fede. Questione che richiama l’ultimo rapimento di circa centosettanta cristiani avvenuto il 19 gennaio nello Stato di Kaduna, al nord; fedeli prelevati da alcune chiese da gruppi criminali chiamati “banditi”. Tali sequestri sono stati prima negati dalle forze di polizia, poi ammessi.
Ricordo che Stati Uniti e Nigeria, dopo le operazioni congiunte antiterroristiche effettuate a dicembre, hanno ufficializzato un protocollo di cooperazione militare nell’ambito della sicurezza. I punti rilevanti di tale collaborazione sono la lotta al terrorismo soprattutto di matrice jihadista, contrasto ai rapimenti di cristiani negli stati centro-settentrionali del paese, lotta alla dilagante insicurezza che caratterizza la vita dei nigeriani, oltre alla cattura dei criminali che determinano tali condizioni di terrore.
Ma la Nigeria ha anche altri problemi di cui occuparsi che riguardano i “tradizionali” colpi di Stato o tentativi. Così il 26 gennaio il portavoce delle Forze armate nigeriane ha comunicato che sedici ufficiali arrestati ad ottobre dell’anno passato, saranno processati con l’accusa di aver progettato un colpo di stato contro il presidente nigeriano Bola Tinubu, riconoscendo, quindi, l’esistenza di un complotto inizialmente negato dal governo, in quanto l’arresto dei militari era stato giustificato con problemi disciplinari e di insubordinazione.
La storia della Nigeria è costellata da colpi di Stato militari; difatti dopo l’indipendenza dal Regno Unito ottenuta nel 1960 si sono susseguiti una serie di golpe militari. Dal 1999 i governi sono stati civili, dando una apparente fisionomia democratica al Paese. Tuttavia corruzione, povertà, insicurezza, sono i tratti distintivi della Nigeria, oltre alla difficoltà di controllare la parte centro nord, prettamente islamica, che è devastata dai gruppi jihadisti, Boko Haram in particolare.
Comunque la realtà della comunità cristiana è critica; le ragazze nigeriane vengono rapite, violentate e convertite forzatamente all’islam, altre vengono usate per chiedere riscatti alle relative famiglie, i fedeli trucidati nelle chiese; altri giovani persi nei meandri dei numerosi nascondigli jihadisti.
(*) Nella foto il presidente nigeriano Bola Tinubu
di Fabio Marco Fabbri