Zelensky teste d’accusa contro i finanziatori Ue

mercoledì 28 gennaio 2026


Le guerre si fanno con armi e soldi: le responsabilità si valutano a fine conflitto, per poi presentare il conto a chi ha perso e con molta probabilità dovrà pagare i costi della ricostruzione, i danni. E che il conflitto russo-ucraino volga al termine ce lo dice lo stesso comportamento di Volodymyr Zelensky: ora, per salvare se stesso, deve ritagliarsi il ruolo di principale testimone contro ispiratori e finanziatori della guerra che ha distrutto l’Ucraina.

Sul banco degli imputati dovrebbero finire Gran Bretagna ed Unione europea insieme all’amministrazione Joe Biden: la parte dei vincitori ed accusatori già è chiaro verrebbe giocata da Donald Trump e Vladimir Putin. Il risultato sarà una nuova Norimberga, e non s’esclude possa aver luogo dove vennero gettate le basi per gli accordi di Jalta per poi riorganizzare politicamente l’Europa. Il nuovo processo di Norimberga porterà ad una nuova Jalta, e si stenta a credere che Putin e Trump intendano questi appuntamenti come un accordo simile alla finta pace globale da cui nacquero le Nazioni Unite: piuttosto, se dal 4 all’11 febbraio del 1945 veniva organizzata la divisione delle Germania, è lecito sospettare che la Jalta 2026 (città della Crimea) servirà non a dividere ma a condannare in solido Unione europea e Gran Bretagna al pagamento di tutti i danni derivati dal conflitto, e perché Russia e Usa possano ricostruire le due Ucraine, una sotto l’influenza di Washington e l’altra amministrata da Mosca.

Zelensky è già entrato nel nuovo ruolo, ed i vertici dell’Unione europea hanno constatato a Davos d’aver allevato una serpe in seno. Al World Economic Forum di Davos, il presidente ucraino ha attaccato l’Europa definendola “divisa e persa di fronte a Trump”. Sappiamo bene che Zelensky ha incontrato Trump e Putin da solo, senza nemmeno essersi fatto accompagnare in modo silente da un capo di stato europeo.

Infatti, i leader di Ue e Gran Bretagna non conoscono i contenuti della trilaterale Zelensky-Trump-Putin, nemmeno cosa il presidente ucraino possa aver messo sul piatto dell’intesa Mosca-Washington. Quindi, fuori dai toni trionfalistici filo-Ucraina di Ue e stampa istituzionale europea, è facile che Zelensky abbia venduto Europa e Londra agli accordi Trump-Putin. Il documento ufficiale della Commissione europea prevede 800 miliardi di dollari in dieci anni per la ricostruzione dell’Ucraina, e i paesi dell’area Euro (quelli che giocano con la moneta unica) hanno siglato atti per “solide garanzie” economico-finanziarie a Kiev. Ma, sempre a Davos, Zelensky ha accusato l’Europa di essersi fermata nell’inviare soldi a Kiev, costringendo la portavoce della Commissione europea ad una immediata conferenza stampa: “Ribadiamo il nostro pieno impegno e sostegno all’Ucraina fin dal primo giorno e in modo continuativo, insieme ai Pesi membri. Siamo i principali sostenitori, avendo già fornito finora quasi 200 miliardi di euro” ha detto la portavoce.

200 miliardi di euro, cifra da capogiro, soprattutto se si considera che, alla luce dei recenti casi di corruzione tra la classe dirigente ucraina, circa un terzo dell’intera somma potrebbe essere finita tra i patrimoni personali dei ministri e dello stesso premier. 

Dopo le parole di Zelensky a Davos, Bruxelles ha evidenziato “di aver fin qui integrato Kiev nei programmi di difesa, come Safe ed Edip, consentendole di effettuare appalti congiunti con gli Stati membri e permettendo alla sua industria di investire insieme a quella europea”, parole che potrebbero rimbombare come prove sui tavoli di una Norimberga gestita da Usa e Russia.

L’Unione europea è in disfatta economica, e Zelensky è già passato a mezzo servizio di Usa e Russia. Ad Abu Dhabi, dove si svolgeva il primo trilaterale Washington-Mosca-Kiev, Zelensky ha evidentemente spiegato le reazioni dei Paesi europei al suo discorso di Davos. Anche l’Italia risulta esposta con pesanti oneri finanziari nel conflitto in Ucraina: infatti Roma ha aderito agli accordi del vertice intergovernativo Italia-Germania.

Dal canto suo Donald Trump reputa gli europei militarmente ed affaristicamente una manica d’incapaci, infatti ha lasciato più volte intendere che, se fosse dipeso da lui, la guerra in Ucraina non ci sarebbe mai stata, soprattutto che l’Unione europea avrebbe convinto il suo predecessore (Biden) a finanziare l’impresa bellica ai confini dell’Ue. Ecco che Trump prende nette distanze sia dall’operato del suo predecessore che dalla politica europea: il sistema Usa è netto, e l’attuale inquilino della Casa Bianca può ben dimostrare che la sua amministrazione è cosa distante e distinta da quella Dem.

Fino ad oggi il conflitto è costato alla sola Unione europea più di 700miliardi di euro, conto a cui andranno aggiunti i costi della ricostruzione (minimo 800 miliardi e richiederà almeno un decennio): per il Vecchio Continente una spesa militare storicamente senza precedenti, un impatto finanziario che segnerà le generazioni europee dei prossimi cento anni; motivo che sta spingendo molti giovani a cercare lavoro e prospettive di vita fuori dai confini europei.

Trump certamente finge di giocare su tutta la questione, lasciando intendere che anche gli Usa sarebbero stati danneggiati dall’impresa Ue in Ucraina: essendo ormai l’Europa priva di liquidità, il Tycoon tira fuori la formula del risarcimento territoriale; come per dire “avete perso la guerra, avete fatto un danno anche agli Usa, quindi ora mi date la Groenlandia”.

Molti ci hanno scherzato sopra, perché gli europei sono da più d’ottant’anni disabituati a fare i conti con i danni da conflitto bellico tradizionale, e forse pensavano d’assistere ad un videogioco: ma la guerra in Ucraina c’è stata e continua, e l’Ue verrà chiamata a pagare non certo con “figurine del monopoli”. Trump dal canto suo reputa l’Ue una sorta di cottolengo operativo, e mette sul piatto della bilancia che la Casa Bianca ha speso meno di 20 milioni di dollari per conquistare il Venezuela ed arrestare Maduro: operazione militare durata meno di trenta minuti. Invece l’Ue ha creato un danno da 700 miliardi di euro in Ucraina, producendo un conflitto che solo un accordo Trump-Putin può risolvere.

A chi dovesse burlarsi del catastrofico pronostico, si augura l’accurata lettura delle Clausole di Colpevolezza per la guerra contenute nel Trattato di Versailles del 1919: la Germania dovette cedere alla Polonia parte della Prussia Occidentale e della Slesia, e alla Cecoslovacchia il distretto di Hultschin e la città di Danzica (la cui popolazione era in gran parte tedesca). Danzica diventava “Città Libera” sotto l’amministrazione della Lega delle Nazioni. E tralasciamo i pesanti risarcimenti che ridussero alla fame i tedeschi durante la Repubblica di Weimar.

L’Unione europa sta fallendo e, sotto un cielo plumbeo dalle finestre della casa di Goethe tornano a scorgersi mendicanti e morti per fame: perché il progetto di una grande Weimar sostenibile, inclusiva, green e fintamente pacifista è fallito per la seconda volta. Ieri, dopo la disfatta nella Grande Guerra, Otto Erwein principe di von der Leyen cercava (senza compromettersi più di tanto) di collaborare con Weimar ed alla sua evoluzione, le cose non andarono molto bene: oggi Ursula si è fatta prendere la mano (e molto più di suo zio acquisito Otto) facendo dell’Ue una grande Weimar.

Trump sta destando l’Europa dall’incubo, ma la realtà è ben peggiore. All’Italia forse converrebbe fare come Zelensky, ovvero dichiararci poveri e riversare tutte colpe sulla ricca e frugale Europa continentale.


di Ruggiero Capone