Kazakhstan, al via le riforme costituzionali per rendere più attrattivo il Paese

martedì 27 gennaio 2026


Il presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, intende proseguire nel suo progetto di riforma della repubblica attraverso importanti innovazioni costituzionali oltre che ambiziosi progetti economici, industriali e commerciali, peraltro già tracciati in suoi precedenti interventi pubblici. Nel suo recente discorso al Congresso, infatti, ha delineato una serie di proposte che intende portare avanti per modernizzare la governance del Paese e assicurare stabilità politica e istituzionale, avvicinando ulteriormente la grande repubblica centroasiatica alle più avanzate democrazie del pianeta. Il presidente ha poi sottolineato una serie di priorità che guideranno la sua politica nel breve e medio termine, per favorire lo sviluppo economico nel solco dei mutamenti tecnologici e digitali che stanno influenzando moltissimi aspetti del vivere moderno. Il presidente Tokayev deve aver ben chiaro che i grandi investitori internazionali sono alla ricerca di nazioni caratterizzate da stabilità istituzionale ed infrastrutture efficienti dove far confluire i loro capitali, vieppiù in un periodo come l’attuale, caratterizzato da terremoti geopolitici non registrati nei decenni passati. Pertanto, intende presentare alla comunità internazionale, nel volgere di pochi anni, un paese istituzionalmente saldo, ancorato a principi liberali e certezza del diritto, rispettoso delle regole democratiche, con efficienti infrastrutture normative, materiali ed organizzative.

Più nello specifico, il leader kazako ha presentato un pacchetto di riforme costituzionali e istituzionali volte a modernizzare il sistema statale, chiarire l’architettura di governance e rafforzare la stabilità politica a lungo termine. Al centro del discorso vi sono state le proposte per formalizzare le regole di successione presidenziale, istituire la carica di vicepresidente e passare a un modello costituzionale fondamentalmente nuovo, da ratificare comunque con referendum. Tra le innovazioni istituzionali di maggior rilievo, prossime venture, un nuovo Parlamento unicamerale, definito Congresso (Qurultay), che dovrà essere “snello e funzionale”, composto di 145 seggi complessivi, tre vicepresidenti e non più di otto commissioni parlamentari. Oggi, il Parlamento kazakho è strutturato su un’Assemblea di 98 deputati e un Senato di 40 (questi ultimi eletti dalle regioni, dai comuni di Almaty, Astana e Shymkent e nominati per un quarto dal presidente). Il nuovo Congresso dovrebbe avere una durata di cinque anni. Tokayev ha spiegato che tale configurazione consentirebbe un funzionamento più efficace dell’organo legislativo e una maggiore attenzione sulle priorità di sviluppo del Paese. L’elezione dei deputati su base proporzionale mira, inoltre, a responsabilizzare i partiti, avvicinandoli alle effettive esigenze dei cittadini. Il nuovo Congresso sarà affiancato da un Consiglio del Popolo finalizzato a dare rappresentatività ai gruppi etnici e alle principali comunità sociali del Paese. Tale Consiglio sarà composto da 126 membri: 42 rappresentanti delle associazioni etno-culturali, 42 rappresentanti delle amministrazioni locali e 42 rappresentanti organizzazioni pubbliche. Nel nuovo organismo non ci sarà più una quota di membri riservata al presidente. Queste preannunciate riforme fanno seguito a quelle del 2022 (tra cui l’istituzione della Corte costituzionale, la creazione di corti di cassazione e il riconoscimento dello status costituzionale al Commissario per i diritti umani – Ombudsman) che, ha tenuto a precisare il presidente Tokayev, hanno rafforzato lo Stato di diritto, potenziato la tutela delle prerogative dei cittadini, chiarito le responsabilità delle istituzioni ed accresciuto il senso di partecipazione.

Di rilievo anche la prossima istituzione dell’Ufficio del vicepresidente, nominato dal presidente con il consenso del Parlamento. La nuova figura sarebbe il naturale sostituto in caso di impedimenti del presidente, occupandosi comunque di materie e tematiche a lui delegate. Quest’ultima innovazione, unitamente alla definizione in Costituzione delle regole per la successione presidenziale, mira a dare stabilità alla governance della Repubblica evitando, anche in situazioni di crisi, problematiche sul lineare passaggio di poteri e responsabilità. Modifiche che saranno inserite in una nuova Costituzione, la cui scrittura sarà affidata ad una specifica Commissione, per poi essere sottoposta al voto popolare. Emerge, tra l’altro, nelle riforme annunciate, la ricerca di un sistema di check e balance come nelle più avanzate democrazie, dando centralità alla Costituzione da un lato e rassicurando quegli investitori attirati da istituzioni stabili e chiaramente regolamentate, dall’altro. Infatti, un sistema politico che distribuisce il potere tra diversi rami di governo (Esecutivo, Legislativo, Giudiziario) previene abusi, garantisce che ogni istituzione possa mitigare derive autoritarie di altre, assicurando responsabilità e stabilità. Accanto a queste proposte, Tokayev ha annunciato una serie di politiche che intende da subito avviare od implementare, in linea con lo spirito dei mutamenti costituzionali suindicati. Vuole, al riguardo, perseguire una politica estera, equilibrata, saldamente ancorata agli interessi nazionali, finalizzata alla ricerca di soluzioni diplomatiche non conflittuali.

Enfasi particolare alle politiche ambientali ed idriche. Le scelte del periodo sovietico hanno lasciato al Kazakhstan in eredità problemi di non facile soluzione, in particolare per quel che attiene alla disponibilità di acque per usi civili ed agricoli. L’intera regione è attraversata da contese tra i Paesi coinvolti nel controllo delle disponibilità idriche. Il presidente Tokayev, identificando l’acqua come una risorsa strategica nazionale e regionale, intende avviare politiche da condividere con le repubbliche confinanti per soluzioni valide ed efficaci. Ha proposto, in proposito, l’istituzione di un’Organizzazione internazionale per l’acqua nell’ambito delle Nazioni Unite. Le scelte del presidente che da 7 anni governa la più estesa delle repubbliche centroasiatiche evidenziano la volontà di guidare il Paese verso istituzioni moderne con interventi ambiziosi e significativi, talvolta repentini, ma allo stesso tempo senza scossoni.

Una transizione altamente rispettosa della storia del Kazakhstan, delle sue tradizioni e della pluralità delle culture. Infatti, il discorso del presidente si è concluso con le necessità dello sviluppo culturale e spirituale della nazione. Il successo delle riforme politiche ed economiche dipende anche dalla trasformazione della coscienza pubblica e dal rafforzamento dei valori nazionali. La scelta di utilizzare il termine Qurultay per il prossimo Congresso nazionale, come nel medioevo era chiamato il concilio politico militare dell’aristocrazia mongola ed altaica, intende certamente realizzare un legame con le radici del popolo kazako. La ricerca storica e culturale, unitamente a una maggiore conoscenza, anche in ambito internazionale, del passato kazako contribuirà a cementare l’identità nazionale e legare popolo e istituzioni.

(*) Consigliere dell’Albo nazionale analisti intelligence


di Francesco Lombardi (*)