lunedì 26 gennaio 2026
Dopo l’uccisione di Alex Pretti, colpito da diversi colpi di arma da fuoco sparati dall’Ice in durante il suo arresto a Minneapolis – probabilmente scaturita da un grave errore di valutazione degli agenti, su cui va fatta chiarezza il più presto possibile – Donald Trump ha parlato di possibile ritiro degli agenti federali dalla metropoli del Minnesota. Ricordando però che i militari dell’Immigration and custom enforcement sono stati schierati per far fronte all’enorme frode finanziaria sui fondi pandemici per cui è indagato anche il governatore dello Stato, Tim Waltz.
Nel sub zero State un mix diabolico di fattori è stato sparso sul terreno, come biglie. Una maxi indagine sui rimborsi legati alla pandemia, una sequenza di uccisioni avvenute nel corso di operazioni federali – tra cui quelle di Renee Nicole Good e dello stesso Pretti, seppur molto diverse tra loro – una leadership politica democratica, sia a livello cittadino sia statale, apertamente critica verso l’impostazione di Washington, e sullo sfondo una delle più numerose comunità somale degli Stati Uniti, imputata appunto nell’indagine sulla frode fiscale. Il risultato è un laboratorio ad altissima tensione, dove un’operazione nata come attività di enforcement sta prendendo le fattezze di una prova di forza istituzionale, con possibili effetti a catena su altre aree urbane del Paese. Con Minneapolis, vengono messe sotto accusa tutte le sanctuary cities: giurisdizioni locali – città, contee o interi Stati – che limitano o rifiutano la cooperazione con il governo federale nelle operazioni legate all’immigrazione irregolare.
Non è un segreto che la campagna per la Casa Bianca di Donald Trump abbia collocato l’immigrazione al centro della propria agenda politica. Un tema che, se in passato non figurava tra le priorità dell’elettorato, alla vigilia del voto di novembre 2024 era balzato ai primi posti. Tra gli impegni annunciati dal candidato repubblicano figuravano misure drastiche sui confini e sull’immigrazione interna, tra cui l’avvio di quella che ha definito “la più grande operazione di deportazione nella storia americana”, la chiusura delle frontiere “non autorizzate”, l’arresto e l’espulsione di chi entra illegalmente nel Paese e l’uso estensivo di strumenti come l’expedited removal, per accelerare le espulsioni senza udienze giudiziarie. A sostegno di questa linea, Trump ha firmato un ordine esecutivo volto a negare fondi federali alle sanctuary cities e ad aumentare le sanzioni per chi non si registra come immigrato irregolare.
La giustificazione formale del massiccio dispiegamento di oltre 2.000 agenti federali nell’ambito della cosiddetta Operation Metro Surge resta tuttavia la lotta alla frode. Il casus belli è lo scandalo Feeding Our Future, emerso negli anni precedenti ma arrivato al suo apice investigativo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Secondo l’accusa, si tratterebbe della più grande frode nella storia degli Stati Uniti, con al centro i rimborsi pandemici: centinaia di milioni di dollari sottratti ai programmi alimentari federali destinati ai bambini più vulnerabili durante la fase più critica della pandemia da Covid-19. Una rete di organizzazioni no-profit fittizie avrebbe fatturato milioni di pasti mai distribuiti. Poiché una parte consistente degli indagati – 78 le incriminazioni alla fine del 2025 – appartiene alla comunità somala o è collegata a figure politiche locali, l’amministrazione ha autorizzato un intervento federale senza precedenti, accusando le autorità di Minneapolis e dello Stato di complicità o incapacità nel contrastare la corruzione.
Il Minnesota si è così trasformato nell’antagonista politico ideale. Lo scontro istituzionale è frontale: le leadership locali, tutte democratiche, rivendicano di aver privilegiato i diritti civili rispetto a un approccio securitario in materia di immigrazione. Nelle ultime settimane, il Dipartimento di Giustizia ha compiuto un passo inedito, inviando mandati di comparizione al governatore Tim Walz – già candidato alla vicepresidenza con Kamala Harris – e al sindaco di Minneapolis Jacob Frey, accusandoli di “ostruzione all’applicazione delle leggi federali” per il rifiuto di coinvolgere la polizia locale nelle operazioni di deportazione. I due, sono già sotto la lente d’ingrandimento per via della già citata frode sui programmi alimentari. Walz ha definito gli agenti federali inviati da Trump “una forza di occupazione violenta e non addestrata”, chiedendone il ritiro immediato dopo le sparatorie.
È innegabile che questa contrapposizione sta creando un precedente per gli Stati Uniti tutti, e quindi anche il capo della polizia di Chicago, Larry Snelling – figura tutt’altro che allineata all’attuale commander-in-chief – ha deciso di farsi sentire. “Gli agenti federali, Ice, Hsi, sono ufficiali. Sono agenti delle forze dell’ordine. Se li bloccate con veicoli, è ragionevole per loro credere di essere stati vittime di un’imboscata e che questo potrebbe finire in una situazione mortale, ed è ragionevole per loro usare la forza in base a quelle condizioni. Non bloccate alcun agente delle forze dell’ordine; state infrangendo la legge quando lo fate. Se vi mettete in pericolo seguendo agenti delle forze dell’ordine, la domanda è: perché? Cosa avete intenzione di fare? È anche ragionevole per loro credere che alla fine abbiate intenzione di far loro del male.
Se investite qualsiasi veicolo, specialmente uno che contiene agenti delle forze dell’ordine – e questo vale per qualsiasi forza dell’ordine: locale, statale, federale, di contea – e lo fate intenzionalmente? Questo è considerato uso di forza letale. La forza letale è qualsiasi cosa che possa causare gravi lesioni corporee o morte. Quando investite un veicolo che contiene agenti delle forze dell’ordine, state usando forza letale e loro possono usare forza letale in risposta per fermarvi.
Dobbiamo essere chiari su queste leggi. Non possiamo diventare una società in cui decidiamo semplicemente di prendere tutto nelle nostre mani e iniziare a commettere crimini contro le forze dell’ordine. È un crimine. Potreste non apprezzare ciò che stanno facendo. Posso capire che ci sono molte emozioni in giro, ma questo non significa che possiate commettere un crimine, specialmente uno che potrebbe portare all’uso di forza letale. Dobbiamo tenere tutti al sicuro”. Quando si gioca con l’idea di una guerra civile, il rischio è quello di finirci davvero.
di Eugenio Vittorio