venerdì 23 gennaio 2026
La premier giapponese Sanae Takaichi ha optato per lo scioglimento della Camera bassa e il Parlamento di Tokyo, dando il via alla campagna per le elezioni anticipate in programma l’8 febbraio. La mossa mira a sfruttare un momento di consenso elevato per provare a rilanciare il partito di governo, indebolito da una lunga fase di arretramenti elettorali, ma comporta anche lo slittamento dell’esame di una manovra di bilancio pensata per sostenere un’economia sotto stress e contenere l’aumento dei prezzi. Prima donna a guidare il Giappone, eletta lo scorso ottobre, Takaichi gioca d’anticipo a meno di quattro mesi dall’insediamento per capitalizzare un gradimento che potrebbe toccare punte del 70 per cento, costruito su tre pilastri: taglio temporaneo dell’Iva, incremento della spesa pubblica e accelerazione del programma di riarmo nazionale. I tempi saranno strettissimi: solo 16 giorni tra lo scioglimento dell’aula e il voto, la campagna più breve del dopoguerra, e un’anomalia istituzionale, visto che è la prima volta dal 1992 che la Dieta viene sciolta all’avvio di una sessione ordinaria convocata a gennaio, nel cuore dell’inverno.
In conferenza stampa, la leader del Partito liberal-democratico (Ldp), forza al governo quasi ininterrottamente da 70 anni, ha presentato il passaggio elettorale come un “giudizio diretto” sulla propria leadership e sulle “transizioni strategiche” condivise con l’alleato di coalizione, il Partito dell’Innovazione giapponese (Jip). Il traguardo è rafforzare una maggioranza fragile, ferma a 233 seggi su 465 e ereditata dall’esecutivo precedente, e superare lo scoglio del Senato, dove la coalizione resta minoritaria. Il fulcro dell’offerta politica è la sospensione per due anni dell’imposta sui consumi dell’8 per cento sui beni alimentari, una misura dal costo stimato di 5.000 miliardi di yen annui, pari a 27,2 miliardi di euro, pensata per alleggerire l’impatto dell’inflazione sui bilanci delle famiglie. L’annuncio ha avuto ripercussioni immediate sui mercati finanziari, con i rendimenti dei titoli di Stato decennali saliti ai livelli più elevati degli ultimi 27 anni, segnale delle crescenti preoccupazioni sulla traiettoria del debito pubblico. Sullo sfondo si colloca anche il capitolo sicurezza: Takaichi, 64 anni, intende portare la spesa militare al 2 per cento del Pil e ha ribadito che la funzione essenziale dello Stato è garantire la tutela della vita e dei mezzi di sussistenza dei cittadini, assegnando alle politiche estere e di difesa un ruolo centrale nella sua visione di governo.
LA BANCA CENTRALE LASCIA I TASSI D’INTERESSE INVARIATI
La Banca del Giappone (Boj) conferma una linea di prudenza e mantiene i tassi di riferimento invariati allo 0,75 per cento, ai massimi da 30 anni, in linea con le attese degli analisti. A due settimane dalle elezioni generali, e con la premier nota sostenitrice di una politica monetaria accomodante, il comitato guidato dal governatore Kazuo Ueda sceglie lo status quo. Nel frattempo, il rendimento dei titoli decennali resta sui massimi di un decennio e lo yen continua a indebolirsi. Nel rapporto trimestrale che accompagna la decisione, l’istituto centrale ha rivisto al rialzo le stime di crescita: 0,9 per cento per l’anno fiscale in corso, in chiusura a marzo 2026, e 1 per cento per quello successivo, confermando una traiettoria “moderata” verso un’inflazione stabile al 2 per cento. L’indice dei prezzi al consumo è ora atteso all’1,9 per cento, dall’1,8 per cento stimato in precedenza. Ueda ha sottolineato che “se le proiezioni su prezzi e attività si confermano, ulteriori rialzi sono possibili”. Gli analisti scommettono ora su due strette nel 2026, a marzo e a ottobre, a condizione che la dinamica salariale continui a sostenere la domanda interna, come auspicato dal governatore.
Resta però il rischio che la volatilità sul mercato obbligazionario anticipi le mosse della Banca centrale. Secondo diversi economisti, non è da escludere una temporanea sospensione della riduzione degli acquisti di titoli di Stato per contenere le tensioni e gestire il bilancio. La priorità dichiarata rimane comunque la normalizzazione della politica monetaria senza ricadere nella deflazione, mentre il governo prepara un pacchetto di sostegno da 21.300 miliardi di yen, pari a 115 miliardi di euro, per attenuare il caro-vita, anche se le coperture finanziarie restano poco chiare. In questo contesto, dopo la decisione della Boj, lo yen ha accentuato la fase di svalutazione contro il dollaro, scivolando a quota 158,60, con un ulteriore aggravio dei costi di importazione di energia e materie prime.
di Zaccaria Trevi