venerdì 23 gennaio 2026
Il 24 novembre 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha firmato un decreto esecutivo che avvia la procedura per classificare alcuni rami dei Fratelli Musulmani come organizzazioni terroristiche straniere e terroristi globali appositamente designati. L’ordine incarica i Segretari di Stato e al Tesoro di valutare i gruppi affiliati alla Fratellanza Musulmana in Paesi come Egitto, Giordania e Libano e di adottare misure ai sensi delle leggi antiterrorismo statunitensi per privarli di capacità e risorse, una mossa che il decreto esecutivo ha esplicitamente collegato alle priorità di sicurezza nazionale dopo l’invasione di Israele da parte di Hamas del 7 ottobre 2023 e le sue conseguenze in tutto l’Occidente. Il provvedimento stabilisce altresì che vengano fornite in tempi molto brevi raccomandazioni in merito a specifici affiliati.
Il decreto esecutivo di Trump rappresenta lo sforzo americano più serio degli ultimi decenni per contrastare le reti politiche islamiste che, a Washington, erano state a lungo considerate mere divergenze politiche anziché minacce letali alla sicurezza.
Dall’altra parte dell’Atlantico, tuttavia, la risposta alla stessa corrente ideologica non avrebbe potuto essere più diversa. Nell’Unione Europea e in molte delle sue principali capitali, l’Islam politico, spesso incarnato da organizzazioni legate ai Fratelli Musulmani, rimane parte di un approccio finalizzato a un più ampio “dialogo con gli islamisti”. È possibile immaginare un “dialogo con i bolscevichi” o un “dialogo con il Terzo Reich”? Gli estremisti islamici vengono trattati come una voce legittima all’interno della società civile e del dibattito politico. I decisori politici europei in genere rifiutano misure severe, coinvolgendo invece le reti musulmane estremiste come attori della governance “multiculturale”. Questo contrasto tra la posizione conflittuale di Washington e l’impegno di Bruxelles riflette una profonda divergenza strategica nel modo in cui l’Occidente percepisce l’Islam politico.
Gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump considerano i Fratelli Musulmani non come un partner nella riforma politica, ma come una minaccia per la sicurezza nazionale. Il decreto esecutivo del novembre 2025 evidenzia i legami della Fratellanza con attività terroristiche, compreso il sostegno a Hamas e ad altre organizzazioni terroristiche. La direttiva presidenziale incarica l’Amministrazione di raccogliere prove per designare queste strutture come organizzazioni terroristiche, il che renderebbe illegale il loro sostegno materiale e ne limiterebbe le attività internazionali.
Questa decisione fa seguito ad anni di dibattiti in seno al governo e al Congresso degli Stati Uniti sulla questione se i Fratelli Musulmani possano essere considerati o meno un’organizzazione terroristica. Storicamente, le amministrazioni statunitensi hanno operato una distinzione tra gruppi jihadisti violenti, come al-Qaeda e l’Isis, e movimenti politici islamisti come la Fratellanza Musulmana, che spesso hanno partecipato alle elezioni o sono stati attivi in seno alla società civile. Ma la combinazione di violenza islamista a livello globale e rete di affiliati dei Fratelli Musulmani ha spinto Washington a rivedere il proprio approccio. Parallelamente, il 119° Congresso americano sta portando avanti una nuova azione legislativa per la creazione di un quadro normativo per tale designazione.
Al contrario, l’Unione Europea ha adottato un approccio molto più cauto, a tratti lassista, preferendo evidentemente considerare gli estremisti islamici come potenziali elettori. Bruxelles e le capitali degli Stati membri hanno interagito con le reti legate ai Fratelli Musulmani attraverso finanziamenti, l’inclusione nelle consultazioni della società civile e l’integrazione in iniziative politiche multiculturali. Il Forum delle Organizzazioni Giovanili e Studentesche Musulmane Europee (Femyso), ad esempio, rappresenta una rete paneuropea attiva negli spazi politici dell’Ue ed è stato accusato in alcuni report di avere legami con i Fratelli Musulmani, sebbene neghi qualsiasi legame organizzativo.
La presenza strutturale delle reti affiliate alla Fratellanza Musulmana in Europa va oltre le organizzazioni studentesche. La Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, fondata nel 1989 e con sede a Bruxelles, funge da ombrello per decine di gruppi islamici e ha agito come interlocutore riconosciuto delle istituzioni europee. Pur presentandosi come rappresentante degli interessi musulmani tradizionali, la ricerca accademica e politica ha evidenziato i suoi legami fondamentali con i Fratelli Musulmani e l’ideologia islamista transnazionale.
Questa politica europea del “dialogo” nasce dalla convinzione diffusa che l’integrazione di voci “diverse” nei contesti sociali e politici riduca la radicalizzazione. I critici, tuttavia, sostengono che coinvolgere gruppi ideologicamente legati all’islamismo transnazionale normalizzi le correnti politiche che rifiutano i valori liberali europei e relativizzi l’estremismo. Di fatto, questo approccio ha permesso alle organizzazioni islamiste di radicarsi in reti culturali e istituzionali, dai forum giovanili ai processi di consultazione per le politiche pubbliche.
In Belgio, e in particolare a Bruxelles, sede dell’Unione Europea, questa dinamica è particolarmente evidente. Una ricerca presentata al Parlamento Europeo documenta ingenti flussi di finanziamenti provenienti da programmi dell’Ue e diretti a organizzazioni legate a reti dei Fratelli Musulmani, suscitando allarme tra alcuni legislatori circa l’integrità dei fondi dei contribuenti. Questi gruppi non solo hanno ricevuto denaro pubblico, ma sono stati anche invitati a partecipare a dialoghi politici e a ricoprire ruoli consultivi nella società civile, una situazione che sarebbe impensabile secondo la dottrina anti-islamista di Trump.
La Francia offre un microcosmo del più ampio dilemma europeo. Un report commissionato dal governo nel 2025 sosteneva che le reti dei Fratelli Musulmani avessero silenziosamente ampliato la loro influenza attraverso scuole, moschee e Ong locali, mascherando i propri obiettivi ideologici sotto le spoglie dell’integrazione e dei servizi sociali. Il rapporto ha spinto il presidente francese Emmanuel Macron a convocare i ministri di alto livello per discutere le strategie di risposta a quella che è stata descritta come una sfida a lungo termine ai valori repubblicani laici della Francia. Tuttavia, anche questa valutazione severa in Francia ha incontrato la resistenza dei difensori delle libertà civili e di alcuni accademici, che hanno messo in dubbio le prove e messo in guardia contro la “stigmatizzazione” delle comunità musulmane. Altri critici del rapporto hanno sostenuto che etichettare l’impegno della società civile come penetrazione islamista rischiava di alienare le voci moderate e di infiammare le tensioni sociali.
Questo conflitto tra preoccupazioni per la sicurezza e la governance inclusiva rispecchia la più ampia lotta dell’Europa con l’Islam politico.
Anche la Germania riflette la complessità dell’approccio europeo. La Comunità Islamica di Germania (Igd), associata alla Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, è stata riconosciuta dai servizi di sicurezza nazionali come organizzazione centrale per i membri della Fratellanza Musulmana nel Paese. Ciononostante, opera apertamente all’interno del quadro pluralista tedesco, dimostrando come le istituzioni europee possano tollerare reti islamiste intolleranti in seno alla società civile pur continuando a sostenere i valori di libertà e associazione.
In Svezia, le reazioni al report francese sull’influenza dei Fratelli Musulmani illustrano come la politica interna si intersechi con la più ampia politica europea sull’islamismo. Il ministro svedese per l’Occupazione e l’Integrazione Mats Persson ha risposto convocando un “gruppo di esperti” per valutare l’influenza degli estremisti musulmani, ma ha anche dovuto far fronte a feroci critiche da parte dei leader socialdemocratici che hanno respinto le accuse contro i Fratelli Musulmani come motivate politicamente, riflettendo una profonda divisione su come considerare l’Islam politico.
In tutta Europa, le organizzazioni musulmane estremiste hanno anche creato solide reti giovanili ed educative. Alcuni rapporti identificano associazioni, alcune legate alla Fratellanza Musulmana, che gestiscono scuole, programmi giovanili e centri culturali. Solo in Francia, centinaia di associazioni di questo tipo, tra cui moschee e istituzioni educative, sono state identificate come legate all’ideologia dei Fratelli Musulmani, rivelando il profondo radicamento del movimento all’interno delle strutture civiche.
La presenza dei Fratelli Musulmani in seno alle strutture civiche non è casuale. Gli analisti osservano che i gruppi ad essi affiliati ricorrono spesso “all’entrismo”, definito come: “La tattica perseguita dai partiti estremisti per conquistare il potere attraverso l’infiltrazione in partiti più moderati e che conseguono successi elettorali. All’interno di tali partiti mantengono un’organizzazione distinta, negando pubblicamente l’esistenza di un ‘partito nel partito’”.
In sostanza, l’entrismo consente agli islamisti di acquisire influenza all’interno delle istituzioni ufficiali, plasmare il dibattito pubblico e normalizzare il pensiero musulmano estremista nel corso dei decenni. L’Occidente finisce per assimilarsi all’Islam, piuttosto che il contrario.
Anziché confrontarsi con i valori della democrazia liberale, questi attori “entristi” promuovono “reinterpretazioni” che spesso confondono i confini tra libertà religiosa e Islam politico. I critici sostengono che il coinvolgimento dell’Europa con le reti dei Fratelli Musulmani ha conseguenze che vanno oltre la politica interna. Quando le istituzioni civili si intrecciano con movimenti che sostengono gruppi come Hamas, a sua volta il ramo palestinese dei Fratelli Musulmani, viene minata la posizione unitaria dell’Occidente contro le ideologie estremiste. Questa frattura è particolarmente evidente nei dibattiti su Israele, dove l’indecisione dell’Ue e le posizioni ambigue sull’Islam politico, accompagnate da agitatori ben finanziati, hanno alimentato l’agitazione anti-israeliana e la radicalizzazione tra i giovani musulmani nelle città europee.
In tutto il continente, città come Parigi, Berlino e Bruxelles sono diventate punti focali di questo dibattito. A Parigi, un rapporto ufficiale ha evidenziato l’infiltrazione di istituzioni legate ai Fratelli Musulmani in ambito educativo e religioso, sollevando preoccupazioni circa la creazione di strutture sociali parallele. In Germania, la rete integrata di moschee e associazioni della Comunità Islamica di Germania evidenzia come l’influenza islamista possa operare agevolmente all’interno dei quadri democratici occidentali senza innescare un’azione decisiva da parte dello Stato. A Bruxelles, i finanziamenti dell’Ue alle Ong legate ai Fratelli Musulmani continuano nonostante il controllo parlamentare.
Si confrontino questi dati con la dottrina dell’amministrazione Trump, che considera i legami ideologici e organizzativi con l’Islam politico non come componenti del pluralismo civico, ma come minacce alla sicurezza. Molti musulmani in Occidente, ovviamente, desiderano solo avere un’opportunità per una vita migliore, ma non sono loro a guidare il treno dell’estremismo musulmano. L’agenda, secondo lo stesso Islam, consiste nel condividere il dono di Allah dell’Islam (Dar Al Islam, la “Dimora dell’Islam”) con il resto del mondo (Dar al Harb, la “Dimora della Guerra”, coloro che non si sono ancora sottomessi all’Islam), sia per infiltrazione che con la forza. Infine, quando tutti nel mondo si saranno sottomessi all’Islam, che lo vogliano o no, allora ci sarà la “pace”. Questo, a quanto pare, è il momento in cui il mondo godrà della “Religione della Pace”.
Avviando il processo di designazione dei rami dei Fratelli Musulmani come entità terroristiche, Trump sta ridefinendo il dibattito strategico, dando priorità alla sicurezza nazionale e alla lotta al terrorismo rispetto al miraggio “dell’accomodamento” e del “dialogo.
Questa divergenza tra Europa e Stati Uniti rivela una più profonda frattura filosofica nella comprensione occidentale dell’Islam politico. Il quadro europeo enfatizza l’integrazione, il multiculturalismo e l’impegno, spesso a scapito del confronto con le correnti ideologiche estremiste sottostanti. Nel farlo, presuppone che l’Islam politico possa essere moderato attraverso la partecipazione e il dialogo all’interno delle istituzioni democratiche esistenti. Al contrario, l’approccio di Trump parte dal presupposto che alcune correnti ideologiche siano incompatibili con i valori democratici liberali quando sostengono o facilitano la violenza estremista, la destabilizzazione od obiettivi antioccidentali. La spinta a trattare i gruppi affiliati ai Fratelli Musulmani come entità terroristiche segue questa logica, cercando di smantellare reti ritenute responsabili di perpetuare la radicalizzazione e di minare gli interessi di sicurezza.
Il risultato è un Occidente che ora segue due percorsi opposti. Da un lato, gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump si muovono verso la chiarezza e il confronto, disposti a codificare i nemici ideologici e a rimuoverli dal panorama politico. Dall’altro lato, l’Europa continua la sua politica di impegno, accomodamento e sottomissione, bilanciando i rischi tra l’auspicata inclusione civica e il rischio ideologico. Questa divisione serve solo a ostacolare la lotta al terrorismo e a mettere in pericolo l’Occidente.
(*) Tratto dal Gatestone Institute
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
di Pierre Rehov (*)