giovedì 22 gennaio 2026
I travagli sudanesi non accennano a diminuire, ma nel caos più totale di una guerra civile stagnate, troppo lunga e carica di morte e gravi complicità esterne al Paese, qualche barlume di speranza e cambiamento appare. Intanto il ritorno del governo, frutto dell’ultimo colpo di Stato del 2021, nella capitale Khartoum ha dato un segno prudente di riorganizzazione. Così dopo mesi di esilio a Port Sudan, il governo sudanese promette una nuova era e un ripristino dei servizi per la popolazione della capitale. Khartoum era stata abbandonata anche dalle varie agenzie delle Nazioni unite, nel 2023, trasferitesi a Port Sudan dopo la conquista da parte delle Fsr, Forze di supporto rapido, comandate dal generale ribelle Hemetti, al secolo Mohamed Hamdan Dagalo. Il Generale Abdel Fattah al-Burhan, a capo dell’esercito regolare, era rientrato nella capitale a marzo 2024, e dopo la fuga di quasi quattro milioni di sudanesi dall’area di Khartoum (Khartoum, Khartoum Nord e Omdurman), terrorizzati dalle violenze dell’Fsr, circa un milione e mezzo di sudanesi sono ora potuti rientrare nella capitale.

Dopo oltre mille giorni di massacri e distruzioni i servizi basilari come ospedali, aeroporti, centrali elettriche, restano inefficienti. Il neo capo del governo Kamel Idris, nominato dal generale Abdel Fattah al-Burhan a maggio 2025, ha dichiarato nel suo ultimo discorso, pronunciato pochi giorni, fa che i servizi essenziali come ospedali, scuole sistema di fornitura energia elettrica ed acqua, e servizi igienico-sanitari saranno a breve ripristinati. L’Onu da parte sua ha stimato che per poter riattivare le infrastrutture distrutte saranno necessari almeno 350 milioni di dollari. Tuttavia la guerra civile tra i due generali al-Burhan ed Hemetti, prosegue tra le peggiori atrocità, soprattutto nella zona semi controllata dalle Fsr ovvero nello stato sudanese del Darfur settentrionale, dove, nella città di El Fasher, una delle cinque capitali del Darfur, a fine ottobre si è compiuto uno dei peggiori massacri contro la popolazione civile, causato dai miliziani delle Fsr autori di stupri contro donne e adolescenti e centinaia di uccisioni di civili disarmati. Gli Emirati arabi uniti sin dall’inizio della guerra civile, hanno supportato militarmente le Fsr che dopo El Fasher si sono concentrate verso la limitrofa regione del Kordofan, situata tra il Darfur e Khartoum e ricca di petrolio.
In un quadro di catastrofe umanitaria dove la complicità di altre varie Nazioni ha favorito l’acuirsi degli scontri e dove è evidente la latitanza della Comunità internazionale, la Libia, o più precisamente la Cirenaica del maresciallo Khalifa Haftar, vero capo dotato di una leadership naturale riconosciuta, diversamente dal primo ministro del governo di unità nazionale, Abdul Hamid Mohammed Dbeibah, imposto dall’occidente, sta accogliendo i rifugiati sudanesi in fuga dalla catastrofe.
Infatti nella città oasi di Kufra, in Cirenaica, ubicata nel deserto e non lontano dal confine nord orientale del Sudan, la popolazione è raddoppiata a causa dell’afflusso di rifugiati sudanesi in fuga dalla guerra. Inoltre, la riduzione dei finanziamenti ad alcune Ong che davano supporto alla popolazione, ha dato una ulteriore spinta a cercare assistenza in Cirenaica. Attualmente i sudanesi presenti a Kufra stanno cercando di organizzarsi offrendo la propria disponibilità per attività lavorative in qualsiasi ambito, anche agricolo in generale, altri cercano di attivare piccoli commerci con mercanzia propria o proveniente anche dai Paesi vicini. Tuttavia nessuna tendopoli con il logo delle Nazioni unite, non sono presenti associazioni umanitarie per la distribuzione di cibo, insomma nessun riparo e nessun sostegno. La certezza è che la catastrofe è così pesante che qualsiasi azione di sostentamento risulta insufficiente rispetto alle necessità minime della popolazione; tale valutazione è stata anche data dalla Ong statunitense International medical corps, presente sia in Libia che Sudan, come in Sud Sudan e Ciad.
Va ricordato che Donald Trump, da quando è tornato alla Casa Bianca, nelle riforme del suo “New Deal”, ha voluto ridurre i finanziamenti destinati agli aiuti internazionali per miliardi di dollari. Una azione deflagrante in un sistema molto spesso poco limpido che ha causato conseguenze pesantissime nel sistema umanitario globale. Tanto è che molte Ong hanno dovuto ridimensionare fortemente le proprie costosissime piante organiche e i propri onerosi progetti, e di conseguenza interrompere anche le azioni già programmate. Di conseguenza questo sbilanciamento del “sistema aiuti” ha obbligato gli altri attori donatori, come l’Unione europea, varie agenzie delle Nazioni unite, Stati donatori, e istituzioni regionali, a rivalutare i propri impegni dovendo riparametrare totalmente le priorità a livello generale.
Ad oggi secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati, Unhcr, in Libia, ma in particolare in Cirenaica, sono stati accolti quasi un milione di sfollati dal Sudan; così per questi rifugiati sudanesi l’assistenza umanitaria, già scarsa prima del “Nuovo corso” di Trump, sembra che sia ulteriormente diminuita. La strategia vocata a una riparametrazione dei finanziamenti, anche in funzione di reali situazioni di spreco, se non di saccheggio, a carico delle risorse economiche destinate agli aiuti umanitari, potrebbe, visti gli accoglienti approdi sia della costa della Cirenaica che del Sudan, sollecitare attori pseudo privati come “flotille” varie ad agire in queste aree decisamente bisognose di aiuti e attenzioni mediatiche.
di Fabio Marco Fabbri