mercoledì 14 gennaio 2026
Cambi di paradigma. La Groenlandia può far saltare tutto. La Finlandia è già saltata. La prossima può essere la Svezia.
La Scandinavia è la nuova polveriera, geopolitica e sociale, d’Europa. Giovedì Eurostat ha certificato il fine favola. E il clamoroso sorpasso. A novembre, la Finlandia è diventato lo Stato membro con la disoccupazione più alta dell’Unione europea: 10,6 per cento contro il 10,4 della Spagna (e subito dietro c’è la Svezia, a consolidare la consapevolezza che la narrazione sui Paesi Nordici produttori eponimi di benessere, felicità e alta qualità di vita, dovrà cambiare in fretta). Un numero così alto di senza lavoro non si vedeva da quelle parti dai tempi della recessione degli anni Novanta.
L’emorragia sembra inarrestabile, e prosegue anche nei primi giorni del 2026. Il 7 gennaio Telia Finland (telefonia mobile) ha annunciato l’avvio di una ristrutturazione che prevede semplificazione organizzativa e riduzione dei costi, e che riguarderà circa 2mila dei 3mila dipendenti nel Paese, con la probabilità di eliminare almeno 200 profili. Secondo il sottosegretario al lavoro, Elina Pylkkanen, la crisi occupazionale della Finlandia è in parte dovuta ai continui cambiamenti strutturali e alla ricerca della crescita della produttività, che è stata però perseguita riducendo i costi piuttosto che aumentando gli investimenti. E il taglio dei costi ha comportato inevitabilmente la riduzione del personale sia nel settore privato che in quello pubblico.
La disoccupazione ha tre cause, secondo gli economisti finlandesi interpellati in questi giorni dalla stampa locale. La prima è una profonda recessione nel settore edile. Gli investimenti in edilizia sono al livello più basso registrato dalle statistiche. Gli investimenti in edilizia residenziale sono congelati e, poiché il settore richiede molta manodopera, questo ha un impatto significativo sulla crescita della disoccupazione. La seconda causa sono i feroci tagli al settore pubblico, che hanno comportato licenziamenti su larga scala nei settori del welfare e in altri livelli di governo. Il terzo fattore è la forte crescita del numero di lavoratori stranieri, compresi i rifugiati ucraini. In una situazione economica debole, però, questi lavoratori, spesso meno istruiti e con scarse competenze linguistiche, hanno maggiori probabilità di essere esclusi dal mercato del lavoro.
Considerando piuttosto improbabile una immediata ripartenza del settore edile, gli economisti individuano nelle esportazioni l’elemento fondamentale che può rilanciare l’occupazione. Una crescita sostenibile e stabile, sostengono, richiede che i prodotti e i servizi finlandesi siano venduti all’estero. La sola domanda interna non è sufficiente a sostenere l’economia verso una crescita sostenibile. Saranno le aziende esportatrici di successo a creare effetti moltiplicatori sull’intera economia, investendo e creando un ecosistema attorno a loro che darà lavoro anche ad altri settori. La disastrosa situazione occupazionale si riflette anche, e già, nella ricerca dei lavori estivi. Molti datori prevedono un aumento delle candidature, fa sapere il sito della televisione pubblica Yle. Quelle presso l’agenzia del lavoro Barona, sono passate da 34mila nel 2024 a 43mila lo scorso anno, per appena 1000 posti vacanti nei servizi regionali. Potrebbe andare meglio nella vendita al dettaglio. Durante l’estate, infatti, cooperative e aziende del Gruppo S impiegano fino 17mila giovani in tutta la Finlandia; K-Group si prepara ad assumere circa 5mila lavoratori estivi per supermercati, ferramenta e centri logistici; Lidl creerà 855 posti, in entrambi i punti vendita e in 3 centri di distribuzione, e assumerà circa 200 veterani dell'estate scorsa. Gocce in un mare agitatissimo.
Il Sak punta il dito sul “completo fallimento” del governo di centrodestra, guidato da Petteri Orpo e dalla sua vice e ministro delle Finanze, Riikka Purra. Le persone, osserva il sindacato, non osano spendere e si preparano a tempi ancora peggiori, risparmiando. Di fronte alla depressione economica, sostiene, la Finlandia dovrebbe imparare dall’Europa meridionale come ridurre la disoccupazione, con una politica fiscale opportunamente dimensionata e mirata. Sono state le misure di aggiustamento del governo, rileva il Sak, attuate principalmente con tagli sociali che hanno colpito i redditi più bassi, ad aver aggravato la crisi economica e aumentato la disoccupazione.
(*) Nella foto il vice Primo ministro e ministro delle Finanze della Finlandia dal 2023, Riikka Purra
di Pierpaolo Arzilla