La Ddr ha fatto anche cose buone

venerdì 9 gennaio 2026


Si stava meglio, quando si stava… in Germania Est. Davvero? A 35 anni dall’unificazione la Ddr continua a vivere nella memoria di chi è stato testimone diretto della svolta, tra il 9 novembre 1989 (caduta del Muro) e il 3 ottobre 1990 (unificazione ufficiale, con l’estensione del modello economico tedesco occidentale). E resta per molti aspetti ancora un riferimento importante, senza per questo legittimare il rimpianto per il mondo “di prima” o nostalgie improbabili di un ritorno alla Germania divisa in due blocchi (divisione che, peraltro permane tragicamente sul piano economico e sociale, com’è stato fatto notare in questi anni da non pochi analisti). La Rda après la Rda (La Ddr dopo la Ddr) è la non banale testimonianza di Agnès Arp, storica specializzata nello studio della Germania Est e dei nuovi Lander, e Elisa Goudin-Steinmann, docente e ricercatrice in storia tedesca contemporanea, che offre una prospettiva inedita alla conoscenza della società tedesca orientale contemporanea in riferimento al modello di organizzazione sociale della Ddr. Quanto rimane ancora oggi di quel modello negli attuali Lander dell’Est?

Qual è la percezione del quotidiano di allora nel contemporaneo, nel modello di solidarietà, nella concezione del lavoro, della famiglia, nello spazio concesso all’arte, e in che modo quella percezione e quell’eredità rendono la Germania un Paese tutt’altro che unificato (se per unificazione s’intende un’adesione al modello economico americanizzato)? Rimpianti per la Ddr? L’Ostalgie, ha abitato le menti della maggioranza dei tedeschi dell’Est almeno fino all’inizio del secolo. Oggi, pur sembrando una tendenza in declino, rispetto al decennio 1990-2000, si esprime in maniera differente, nell’esigenza di rivalorizzare l’esperienza della Ddr, che non significa una concessione pacchiana dell’onore delle armi allo sconfitto nel nome di una nostalgia fine a se stessa, piuttosto la necessità di non gettare il bambino assieme all’acqua sporca. Perché la Germania Est, affermano i “reduci” di oggi, non è, non può e non potrà mai essere solo Stasi, spie, terrore, repressione e violenza.

Per comprendere come si declina ai nostri giorni la “Ddr dopo la Ddr”, le autrici hanno raccolto testimonianze e racconti, nel tentativo di approfondire 3 aspetti: la Ddr che esiste nell’appartenenza generazionale e familiare, e di come si racconta 35 anni dopo la sua sparizione; la Ddr che esiste, e forse resiste, ancora oggi nelle pratiche sociali, una Ddr “vivente” che come tale si distanzia profondamente dallo stereotipo raccontato dai media, nei libri di storia e nei musei; la Ddr dopo la Ddr nella ricerca storico-scientifica, laddove le nuove fonti di storici, sociologi e politologi non sono più necessariamente quelle “ufficiali” di Stasi, partiti politici, ministeri e associazioni, ma quelle più “quotidiane” di sindacati, organizzazioni di massa, circoli sportivi amatoriali, circoli artistici all’interno delle imprese. Le testimonianze raccolte arrivano da ambienti intellettuali e sociali molto eterogenei, che tuttavia esulano dal dualismo classico ex membro della Stasi, ex perseguitato politico. Si tratta, invece, di cittadini “ordinari”, che non erano né in opposizione e né a favore del regime, ma che erano in un limbo, in uno stato che era di critica dell’agire politico quotidiano, e che conservava al contempo quel margine di sicurezza, che lo storico Alf Lüdtke definisce Eigensinn (tenere le distanze, appunto).

L’idea di seguire questo “itinerario” alternativo nella (ri)scoperta della Ddr, partendo dal vissuto dei cittadini, affermano le autrici, nasce dalla presa d’atto di una realtà ampiamente dominata da “elementi di linguaggio”, che siano pubblicità, comunicazione, i fantasmi complottisti, il sensazionalismo o le false notizie. È importante, si fa notare, che le scienze possano resistere a questa ondata di rappresentazione invasiva e fraudolenta, continuando ad avvicinarsi il più possibile “alla realtà del vissuto”, affrancandosi dalle logiche manichee (del resto, la storia è scritta dai vincitori o come dice lo storico e saggista Howard Zinn, “finché i conigli non avranno degli storici, la storia sarà raccontata dai cacciatori”) che dominano il dibattito sulla Ddr 35 anni dopo la caduta del Muro. Per molti cittadini dell’Est, la sensazione è quella di essere stati sballottati da un’ideologia all’altra: dal socialismo a un liberalismo economico che esalta l’onnipotenza del mercato e la subordinazione della politica alla sola ricerca della crescita economica. La Ddr dopo la Ddr, spiegano le autrici, è la rivalorizzazione di una società che non ha conosciuto l’abbondanza dei beni di consumo, e da cui forse ancora oggi se ne vuole distanziare, per cercare invece di ridurre le disuguaglianze economiche e trovare criteri alternativi al Pil per misurare il benessere di una nazione. E per affrancarsi da un modello che vede nell’ossessione per la crescita, anche se “verde” o sostenibile, un’ideologia alla quale si stanno sacrificando libertà e dignità umana.


di Pierpaolo Arzilla