giovedì 3 aprile 2025
Nel mezzo dei colloqui per porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina, il Cremlino sembra interessato a ripristinare normali relazioni con l’Occidente, e la richiesta di questa normalizzazione è diventata una delle condizioni negoziali chiave di Vladimir Putin. Un esempio di ciò è che Germania, Russia e Stati Uniti stanno discutendo della ripresa della fornitura di petrolio, tramite l’oleodotto Druzhba, verso la Germania. Il nome di questa infrastruttura significa “amicizia”, alludendo al fatto che l’oleodotto forniva petrolio alle regioni occidentali dell’Unione Sovietica affamate di energia, ai Paesi socialisti dell’ex blocco sovietico e all’Europa occidentale. Oggi è la più grande arteria per il trasporto del petrolio russo e kazako attraverso l’Europa. Secondo le indagini di giornalisti indipendenti, le aziende statunitensi stanno pianificando di acquisire la quota di Rosneft nella raffineria di petrolio Rsk a Schwedt dalla sua sussidiaria tedesca Rosneft Deutschland. I giornalisti riferiscono anche che l’amministrazione di Donald Trump vuole investire nel riavvio del gasdotto come “asset strategico”. Gli analisti militari russi non nascondono la loro gioia alla prospettiva che i marchi stranieri tornino a collaborare con la Russia. Tuttavia, la retorica aggressiva contro l’Europa, ora definita “il principale nemico della Russia”, sta aumentando nella propaganda del Cremlino. Gli analisti pro-Cremlino sperano che gli Stati Uniti, volenti o nolenti, aiutino Mosca a indebolire l’Europa.
Gli autori del sito web Military Review, vicino al Ministero della Difesa russo, scrivono che gli Stati Uniti hanno in programma di “ripulire il sangue marcio dalle teste dei leader degli Stati europei”. Affermano che “spingendo i Governi europei in una corsa agli armamenti, il presidente degli Stati Uniti Trump sta deliberatamente creando problemi finanziari per questi Paesi” e sta spingendo gli europei a inviare peacekeeper in Ucraina. Gli autori di Military Review sono certi che Mosca distruggerà immediatamente un simile corpo di peacekeeping e che i residenti dei Paesi europei rovesceranno i loro Governi a causa del “flusso di bare in Europa”. Al di là della narrazione russa, secondo cui tutto questo sarebbe presumibilmente il piano di Trump, è evidente che gli esperti pro-Cremlino stanno seriamente considerando la possibilità di uno scontro militare con l’Europa per provocare il rovesciamento dei Governi europei. Il Cremlino nutriva speranze simili all’inizio della sua guerra contro l’Ucraina. Putin aveva invitato l’esercito ucraino a rovesciare la “giunta anti-russa”. Il Valdai Discussion Club, vicino al Cremlino, ha pubblicato un articolo a marzo in cui si riferiva all’Europa come a “un cumulo di cenere politico e intellettuale” che ha perso completamente la sua sovranità. L’autore dell’articolo, Timofey Bordachev, direttore del programma del Club, scrive che “una situazione del genere in Europa presenta alcuni problemi” per l’Eurasia e la Russia dovrà “sforzarsi di contenerla”.
Bordachev non chiede formalmente la guerra con l’Europa, ma quella che chiama “cooperazione”. Questa è una versione più soft della strategia proposta in Military Review, in cui la Russia dovrebbe sostenere coloro che sono amici di Mosca e fare pressione su coloro che sono ostili. Bordachev traccia un parallelo tra questa tattica e l’Ucraina, assicurando che anche lì “vediamo un numero significativo di cittadini che attivamente o passivamente non supportano le azioni del gruppo che ha preso il Paese”. Egli chiede di non lasciare che i “giusti europei … combattano da soli contro i loro politici senza valore”. Del resto, Putin aveva usato la “difesa” di russofoni come pretesto per invadere l’Ucraina. La sua scommessa di costringere gli ucraini a un colpo di stato filo-russo è fallita, ma non c’è garanzia che il Cremlino impari dai propri errori. Un’altra tendenza allarmante tra gli analisti pro-Cremlino è la crescente accusa di “nazismo” in Europa e le discussioni sulla necessità di “ricordare gli obiettivi della denazificazione”. Tale retorica è presente persino in fonti governative ufficiali, come il Parlamentskaya Gazeta, giornale parlamentare della Russia. Gli esperti militari russi, a loro volta, insistono sul fatto che i timori di una possibile aggressione russa contro i Paesi baltici e la Polonia siano solo “fantasie dei guerrafondai occidentali”. D’altronde, il Cremlino – nel 2022 – aveva definito anche i piani della Russia di invadere l’Ucraina, all’epoca ipotizzati dai Paesi occidentali, “follia dell’informazione”.
I Paesi europei non sono gli unici a figurare nei piani aggressivi del Cremlino. Nonostante lo scongelamento delle relazioni con gli Stati Uniti, gli analisti militari russi consigliano di mantenere il nemico sotto una minaccia costante. Consigliano di creare focolai anti-Usa in Messico e Canada e di cercare altri punti dolenti che possono essere utilizzati per indebolire gli Stati Uniti. Consigliano anche di schierare un sistema di allerta precoce antimissile nell’Artico per contrastare l’influenza degli Stati Uniti e creare basi permanenti “con missili Oreshnik e ipersonici” in Venezuela, Nicaragua e Cuba. Recentemente, anche il Washington Post ha dato notizia di questa strategia della Russia, citando un rapporto preparato per il Cremlino da un centro analitico strettamente legato al 5° servizio del Servizio di sicurezza federale russo (Fsb). A quanto viene riferito, lo scopo del Cremlino sarebbe quello di indebolire la posizione negoziale degli Stati Uniti creando tensione tra l’amministrazione Trump e altri Paesi. Un articolo di Military Review esamina la possibilità di un’alleanza temporanea tra Russia e Stati Uniti contro l’Unione Europea e la Repubblica popolare cinese (Rpc). Non molto tempo fa, i propagandisti chiamavano la Rpc un caro amico della Russia, ma ora sembra essere considerata nella migliore delle ipotesi un “partner situazionale” e nella peggiore un concorrente. Gli autori di Military Review affermano che la Rpc non è mai stata amica della Russia, non l’ha assistita nella guerra, ha rispettato le sanzioni contro di essa e, cosa più importante, è interessata a indebolire la Russia. Tuttavia, è difficile immaginare che Mosca oserebbe intraprendere una qualsiasi azione reale contro Pechino. Analizzando quanto riportato sui media russi negli ultimi mesi, solo una cosa emerge in modo inequivocabile: I piani aggressivi degli esperti pro-Cremlino dimostrano la posizione sempre più isolata di Mosca.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
di Renato Caputo (*)