giovedì 27 febbraio 2025
Sembra che stia per scoppiare una guerra culturale tra Europa e Stati Uniti.
Alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza che si è tenuta dal 14 al 16 febbraio scorsi, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha sorpreso i partecipanti minimizzando le minacce esterne all’Europa, sottolineando invece quella che ha definito “la minaccia dall’interno” del Vecchio Continente. Secondo Vance, il pericolo maggiore per la democrazia europea deriva dall’allontanamento dei suoi stessi leader dai valori fondamentali, come la libertà di espressione e i principi democratici. Il vice di Trump ha criticato i governi europei per la soppressione della libertà d’opinione, citando esempi come la condanna di un attivista cristiano da parte della Svezia per aver bruciato un Corano, il giro di vite sui commenti antifemministi online da parte della Germania e le restrizioni imposte dal Regno Unito all’espressione religiosa nei pressi delle cliniche abortiste. Vance ha paragonato queste azioni alla censura “di tipo sovietico”, suggerendo che l’Europa sta abbandonando le libertà che un tempo sosteneva durante la Guerra Fredda.
Di recente, all’emittente radiotelevisiva Cbs, in una scena degna della Stasi, la polizia segreta organo di repressione politica dell’ex Germania dell’Est, tre procuratori tedeschi intervistati spiegano che il loro lavoro consiste nel reprimere le “opinioni inaccettabili”. Quando il giornalista chiede loro un esempio di opinione inaccettabile, uno dei procuratori risponde: “Ripubblicare informazioni false”.
Se diffondere informazioni false diventasse un reato penale, ogni partito politico dovrebbe immediatamente chiudere bottega. Tutti i partiti politici, così come molti di noi creature imperfette, diffondono costantemente informazioni discutibili, false in tutto o in parte.
In Europa, ad esempio, quando gli ambientalisti belgi e tedeschi per anni hanno affermato con fervore, con l’appoggio della maggior parte dei media e di una schiera di “esperti”, che la distruzione del nucleare civile sarebbe stata benefica per il “clima” ma non avrebbe avuto alcun impatto sulle bollette dell’energia elettrica, si trattava di una bugia avvolta in un’enorme illusione cosparsa di falsità. Se la diffusione di una bugia così squisitamente pura dovesse comportare il carcere, chiunque potrebbe fornire alle autorità giudiziarie un elenco di almeno 100 politici ambientalisti, insieme a una serie di altri trasgressori, che meritano subito di andare in prigione.
La questione, tuttavia, non riguarda esplicitamente la repressione di tutte le informazioni false, ma solo quella, a quanto pare, che infastidisce la cosiddetta “Sinistra” e molti dei nuovi arrivati in Europa. Come ha detto uno dei tre procuratori tedeschi, “la libertà di espressione va bene, ma ci sono dei limiti”. Esistono, e sono stati accuratamente definiti nella sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1969 sul caso Brandenburg v. Ohio, che ha stabilito: “Uno Stato non può vietare discorsi che propugnano l’uso della forza o una condotta illegale, a meno che tale sostegno non sia diretto a incitare o a produrre un’imminente azione illegale e sia suscettibile di incitare o produrre tale azione”.
La cosiddetta “Sinistra”, tuttavia, sembra essersi reinventata in una forma che rifiuta tutto ciò che non è sé stessa. Molti di coloro che la pensano così sembrano talvolta impegnati in una caccia permanente per uccidere, distruggere e disossare tutto ciò che considerano “diverso”. Dal Regno Unito alla Germania, se esprimete un’opinione contraria allo spirito della dottrina del momento, presumibilmente diventa legittimo che i tribunali e i media vi facciano a pezzi. La polizia bussa alla vostra porta nel cuore della notte per arrestarvi davanti ai vostri figli a causa di qualcosa che avete detto e che il vostro vicino potrebbe non aver gradito.
Nel maggio 2024, Marie-Thérèse Kaiser, esponente del partito di Destra tedesco Alternative für Deutschland, è stata condannata dal tribunale distrettuale di Verden per incitamento all’odio. Nel 2021, aveva pubblicato sui social media un post in cui metteva in discussione la decisione del sindaco socialista di Amburgo di accogliere i rifugiati afghani, citando statistiche sul coinvolgimento di uomini afghani in stupri di gruppo in Germania. Il tribunale ha stabilito che le sue dichiarazioni violavano la “dignità umana” dei rifugiati afghani come gruppo e l’ha costretta a pagare una multa di oltre 6 mila euro. Il tribunale non ha contestato la validità delle statistiche. La donna è stata quindi condannata non per aver diffuso “informazioni false”, ma per aver detto la verità.
Nel luglio 2024, la ventenne Maja R, di Amburgo, in Germania, è stata condannata per un crimine d’odio e al carcere per aver definito sui social media un uomo coinvolto nello stupro di gruppo di una ragazza di 15 anni un “abietto maiale stupratore”. L’uomo aveva ottenuto la sospensione condizionale della pena, suscitando l’indignazione della donna. “L’abietto maiale stupratore” è libero; Maja è in carcere.
Isabel Vaughan-Spruce è stata arrestata e multata a Birmingham, in Inghilterra, il 6 dicembre 2022 per aver pregato in silenzio fuori da una clinica per aborti all’interno di una “zona cuscinetto istituita dall’Ordine di Protezione dello Spazio Pubblico”. Secondo il “Police, Crime, Sentencing and Courts Act 2022”, le proteste in tali zone sono limitate, compresa la preghiera ritenuta “intimidatoria”. In realtà, nel Regno Unito, pregare all’interno della propria abitazione è illegale se la casa è vicina a un centro abortivo.
La verità è che nell’Europa del 2025, la polizia può bussare alla tua porta nel cuore della notte per un post su Facebook o X, o anche per una preghiera silenziosa. In Europa, la libertà di parola sta morendo.
L’effetto di questi procuratori tedeschi sulla coscienza americana è incommensurabile. Gli americani sono inorriditi nello scoprire che il continente che ha visto la nascita della civiltà europea reprime ferocemente le opinioni per il fatto che non piacciono alla classe dirigente.
Il paradosso è, ovviamente, che questa repressione delle opinioni è principalmente un’invenzione americana. Herbert Marcuse, Judith Butler e altri che hanno fornito gli strumenti concettuali per questa repressione totalitaria sono americani. Sono stati i dipartimenti umanistici delle principali università americane a forgiare le armi, le pinze e i machete concettuali di questo nuovo totalitarismo, prima che l’Europa se ne appropriasse avidamente. Marcuse promuoveva il concetto di “tolleranza liberatrice”, descrivendola in termini orwelliani come “intolleranza verso i movimenti di Destra e tolleranza per i movimenti di Sinistra”. L’Europa mette per l’appunto in pratica il concetto di Marcuse: libertà di esprimere opinioni di Sinistra e islamiste, feroce repressione di tutti i discorsi e delle idee presumibilmente “di Destra”. I programmi americani di aiuti umanitari e assistenza per lo sviluppo Usaid hanno finanziato massicciamente i media in tutta Europa, per cercare di giustificare la legittimità di reprimere, punire e monitorare il cosiddetto “odio” e tutte le “fobie” politiche (trans, Islam, etc.)
La libertà di espressione, piaccia o no, è una pietra miliare delle società libere, che protegge la minoranza dalla “tirannia della maggioranza” di John Stuart Mill. Senza di essa, non avremmo avuto l’abolizione della schiavitù, né il voto alle donne, né l’educazione interculturale, che indubbiamente necessita di essere rivista, né il movimento per i diritti civili. Come diceva Frederick Douglass lo schiavo afroamericano che riuscì a conquistare la libertà:
“La libertà non ha senso quando il diritto di esprimere i propri pensieri e le proprie opinioni ha cessato di esistere. Questo, tra tutti i diritti, è il più temuto dai tiranni. È il diritto che per primo colpiscono. Ne conoscono il potere. Troni, domini, principati e poteri, fondati sull’ingiustizia e sul torto, tremeranno sicuramente, se agli uomini sarà permesso di ragionare. (…) Altrettanto chiaro è il diritto di ascoltare. Sopprimere la libertà di parola è un duplice torto. Viola i diritti di chi ascolta e di chi parla. È altrettanto criminale privare un uomo del suo diritto di parlare e di ascoltare quanto lo sarebbe privarlo del suo denaro. (…) Non devono esserci concessioni al nemico. Quando si permette a un uomo di parlare perché è ricco e potente, si aggrava il crimine di negare il diritto ai poveri e agli umili. (…) Il diritto di un uomo di esprimersi non dipende dal luogo in cui è nato o dal suo colore. La semplice qualità della virilità è la solida base del diritto, e lì deve stare per sempre”.
La verità richiede il dibattito: nessuno ha il monopolio della verità. La libertà d’opinione permette alle idee di confrontarsi apertamente: quelle “cattive” vengono smantellate, quelle “buone” appaiono più incisive. Senza di essa, siamo costretti a ingoiare tutto ciò che il potere decide sia “corretto”. La storia ci mostra che reprimere le opinioni protegge i dogmi, non i fatti: si pensi a Giordano Bruno, Galileo, Darwin o al lysenkoismo dell’Unione Sovietica
La buona notizia è che il finanziamento di questa industria della menzogna da parte del governo statunitense è finito. Si può essere scettici nei confronti di alcune pratiche dell’Islam senza essere “fobici” e rifiutare di permettere a maschi biologici (xy) di gareggiare nelle competizioni femminili (xx) senza essere “odiosi”. Speriamo che questa tendenza si diffonda anche altrove.
(*) Tratto da Gatestone Institute
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
di Drieu Godefridi (*)