mercoledì 26 febbraio 2025
Anche il piccolo Belgio si riarma
Il ministro: “Meglio Meloni di Macron”.
A che serve la guerra? A creare posti di lavoro, naturalmente. Dopo 40 anni di avvitamento monetarista (debito-crisi-austerità-tagli allo stato sociale-disoccupazione-estrema destra), ci sarà pure un modo per uscirne. La (ex?) locomotiva tedesca riparte dalle spese militari e si tira dietro i vagoni satelliti. La sveglia ai suoi connazionali, l’ha data stamattina presto il ministro della difesa belga Theo Francken, che nel corso della trasmissione Matin première del primo canale della televisione pubblica, ha avvertito sulla necessità di rafforzare gli investimenti per proteggersi dalla minaccia russa. Se l’Europa deve “posizionarsi meglio” in una Nato che, dal 24 febbraio 2022, ha ritrovato la sua ragion d’essere, anche la petite Belgique dovrà fare necessariamente la sua parte. In che cosa consiste esattamente questa minaccia russa che impone investimenti forti nella difesa? Dai sabotaggi nel Mare del nord o nel Baltico ai cyberattacchi, dalle interferenze nelle elezioni rumene o di altri Paesi all’iperattivismo, soprattutto a livello militare.
Le dichiarazioni di Francken arrivano 4 giorni dopo quanto affermato dal capo dell’esercito belga, il generale Frederik Vansina, nella stessa trasmissione: “Bisogna prepararsi, per diventare più forti e dissuadere un avversario dal volerci attaccare. È umiliante che l’Europa si sia messa essa stessa in una situazione di debolezza”. Vansina ha comunque rassicurato la popolazione “che non c’è il pericolo immediato di vedere i carri armati russi a Bruxelles”. Il generale ha però ripreso le parole del presidente del porto di Anversa, Jacques Vandermeiren: “Non siamo ancora in tempo di guerra, ma non siamo più neanche in un tempo di pace”. Prepararsi, dunque. Aumentare gli investimenti per la spesa può essere già un deterrente per ogni potenziale avversario. È un’ottima occasione per risolvere qualche problema sociale ed economico. A Frencken, infatti, non sfugge il fatto che un sito industriale come quello dell’Audi Forest (comune nella regione di Bruxelles Capitale), che chiuderà definitivamente le sue attività il 28 febbraio, con gravi ripercussioni sul piano occupazionale per tremila dipendenti più altri mille dell’indotto, potrebbe essere riconvertito in uno stabilimento di assemblaggio di veicoli blindati militari. “Sarebbe magnifico”, commenta il ministro della difesa, che in questo senso punta molto sulla Vallonia come serbatoio di nuovi posti di lavoro, in virtù soprattutto della disponibilità di ingegneri di alto livello.
La Nato aveva già chiesto al Belgio di portare al 2 per cento del Pil le spese militari (dall’attuale 1,3) entro il 2024. Richiesta che ribadirà al vertice in programma all’Aja dal 24 al 26 giugno, e che fa il paio con l’acquisto, dagli Usa, di una partita supplementare di F-35: l’unico aereo, rileva il generale Vansina, “che può sopravvivere in una guerra moderna”. L’altro fronte su cui punta Rue de la Loi, sede del Governo federale, è il reclutamento. La nuova coalizione Arizona ha annunciato nel suo accordo di maggioranza di voler incoraggiare e facilitare il servizio militare volontario. “Sogno un modello scandinavo – dice Francken – in cui ci sia un accordo tra il Ministero della Difesa e gli imprenditori”. A chi compirà 18 anni quest’anno, il Governo invierà degli opuscoli per invitarlo ad arruolarsi nel 2026. Reclutamento che, per ora, resta volontario, perché nell’accordo di coalizione non è previsto il ritorno alla leva obbligatoria. Francken vede nel risultato delle elezioni tedesche un elemento stabilizzatore, se si considera invece “la debolezza di Emmanuel Macron”. Meglio del presidente francese, riconosce il ministro della difesa, è proprio Giorgia Meloni: “È molto forte ed è in buoni rapporti con Donald Trump”.
di Pierpaolo Arzilla