L’assedio a Gaza

martedì 10 ottobre 2023


Hamas non prenderà in considerazione “discussioni sui prigionieri e sugli ostaggi in mano delle forze della resistenza” fino al termine della campagna militare: così il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, come ha riferito il quotidiano israeliano Haaretz. L’ambasciatore israeliano a Roma, Alon Bar, su X ha detto: “Gli ultimi giorni ci hanno dimostrato che non abbiamo scelta: dobbiamo porre fine al controllo di Hamas su Gaza e alle sue capacità militari, per eliminare la minaccia su Israele”. Non solo: “Vorrei sottolineare che, nel corso degli anni, abbiamo compiuto ogni sforzo per separarci da Gaza e consentire ai palestinesi di condurre la propria vita. Abbiamo ritirato il nostro esercito dall’intera Striscia di Gaza e trasferito altrove tutti i cittadini israeliani ivi residenti. Da oltre un decennio stiamo compiendo ogni sforzo per mantenere il fragile equilibrio tra proteggerci dal terrorismo e consentire la crescita economica della Striscia di Gaza”. Per l’Onu l’assedio totale di Gaza è “proibito” dal diritto internazionale umanitario. Lo ha sottolineato il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, che in un comunicato ha commentato: “L’imposizione di assedi che mettono in pericolo la vita dei civili privandoli di beni essenziali per la loro sopravvivenza è vietata dal diritto internazionale umanitario”.

L’esercito israeliano sta portando avanti “attacchi su larga scala su obiettivi del terrore di Hamas” nella Striscia. A riferirlo è stato il portavoce militare. La strategia sembra essere una: l’assedio per mettere alle corde Gaza, insieme a un bombardamento costante. Tre i passaggi principali: incursioni con caccia e unità navali, per mettere fuorigioco centri di comando e depositi; la ricerca dei punti missili; l’assalto su più fronti. Nel mezzo i tunnel clandestini che si snodano sotto il confine, tra Israele e Gaza. Un razzo è piombato in una zona vicino a Be’er Sheva: ci sarebbero dei feriti. È salito il bollettino dei palestinesi uccisi, come è aumentato quello dei feriti. Altro raid israeliano: un attacco aereo che ha messo nel mirino il valico di Rafah, tra Egitto e Gaza. Lo riporta il Washington Post. Nella notte scorsa ammonterebbero a quasi 200 gli obiettivi colpiti dall’aviazione israeliana nella Striscia. In modo particolare, come specificato dal portavoce militare, il tutto sarebbe avvenuto a Rimal e Khan Yunis. Il motivo? Per l’esercito di Israele sono due luoghi ritenuti “come centri terroristici” privilegiati di Hamas, da dove sarebbero diretti “un gran numero di attacchi terroristici contro Israele”. Nel mirino anche “residenze operative” dei miliziani di Hamas e della Jihad islamica. I militari israeliani, in più hanno annunciato di avere il “pieno controllo” del confine.

Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha ordinato l’acquisto di 10mila armi da fuoco da consegnare ai civili. In prima battuta, verranno distribuiti 4mila fucili d’assalto ai componenti delle “squadre di allerta”, formate da volontari con esperienza militare e attive in tutte le località minori di Israele. Peraltro, hanno il compito di reagire subito nel caso di eventuali attacchi, in attesa dell’intervento delle forze di polizia e dell’esercito. Sempre Ben Gvir ha parlato della necessità di organizzare delle difese, se ci dovessero essere violenze della minoranza araba in Israele. Ultimatum di Hamas agli abitanti di Ashkelon, nel sud di Israele, a 40 chilometri a nord della Striscia di Gaza: “Lasciate la città entro due ore. Vi abbiamo avvertiti”. Così il portavoce di Hamas, Abu Obeida. Lancio di razzi da Gaza verso il centro di Israele, compresa l’area di Tel Aviv: questa l’indicazione dei servizi di segnalazione israeliani. In quella zona è compreso pure lo scalo aereo Ben Gurion.

Intanto, sono atterrati a Pratica di Mare i due aerei militari che hanno riportato nel nostro Paese i primi 200 connazionali che hanno lasciato Israele. Allo stesso tempo, sono previsti ulteriori due voli militari. Le operazioni disposte dai Ministeri della Difesa e degli Esteri sono gestite dal Coordinamento di vertice interforze in collaborazione con gli uffici del Maeci (Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale). Nei prossimi due voli è previsto l’arrivo di 180-200 italiani che atterreranno anch’essi nell’aeroporto militare di Pratica di Mare. A fine giornata saranno dunque rientrati da Israele intorno ai 400 italiani. “Priorità alla vita agli ostaggi, la priorità è portarli subito a casa, speriamo anche l’Italia possa aiutarci”: è stato questo l’appello lanciato da Nadav Kipnis, figlio della coppia italo-israeliana dispersa, contattato da Rai News 24. E ha aggiunto: “Mio padre è disabile, ha una malattia che rende molto debole il sistema immunitario e i suoi muscoli. Se i miei genitori sono stati rapiti, come crediamo, speriamo papà possa avere i farmaci di cui ha bisogno”.


di Tommaso Zuccai