martedì 10 ottobre 2023
Non possono sussistere dubbi che l’azione articolata di Hamas sul suolo israeliano, così puntigliosamente coordinata e clamorosamente efficace nella sua devastante violenza omicida, non abbia potuto attuarsi senza il supporto logistico e l’avallo politico dell’Iran.
Quella che qualcuno sta già chiamando la “Pearl Harbor” israeliana è un’operazione strategicamente perfetta, il cui successo è stato determinato in parte cospicua dalla clamorosa assenza di contrasto israeliano e, come nel caso di Pearl Harbor, dall’effetto sorpresa.
Nessuno si aspettava una cosa del genere, e ci sarà modo di capire cosa è accaduto. Soprattutto, come sia stata possibile questa impreparazione da parte dei servizi di sicurezza israeliani, la cui leggendaria capacità di azione e prevenzione subisce un devastante colpo di immagine da ciò che è accaduto.
Dunque l’Iran, il più pericoloso attore regionale e il principale nemico di Israele non può che congratularsi con Hamas per il successo conseguito, ma c'è chi, come il colonnello Richard Kempf – ex comandante del contingente britannico in Afghanistan e profondo conoscitore della realtà mediorientale – ipotizza che la Russia abbia partecipato alla logistica dell’operazione.
Il militare ha ricordato come i leader della Jihad Islamica e di Hamas si siano recentemente recati a Mosca, e che il Cremlino in questo modo cementerebbe ulteriormente la sua alleanza con Teheran e, aprendo insieme ad esso un fronte di destabilizzazione regionale, distrarrebbe l’attenzione dalla guerra in Ucraina.
Quello che è certo è che questo attacco giunge in un frangente ben preciso, nel contesto di un probabile accordo israelo-saudita sotto l’egida degli Stati Uniti, il quale comporterebbe un clamoroso segno di disgelo in ambito islamico nei confronti di Israele e l’ulteriore marginalizzazione di formazioni estremiste come Hamas, già nella lista saudita delle organizzazioni terroristiche.
La risposta israeliana a questo attacco senza precedenti sul proprio territorio è sotto stretto scrutinio da parte dei Paesi arabi che hanno già stabilito degli accordi con Israele, e soprattutto da parte dell’Arabia Saudita il cui interesse ad accordarsi con Israele è unicamente funzionale alla sua capacità di deterrenza.
di Niram Ferretti