venerdì 5 maggio 2023
Non c’è alcun dubbio che gli attacchi dell’altra notte al Cremlino – il cui scopo sarebbe stato quello di uccidere Vladimir Putin – siano stati un clamoroso “false flag”, un auto-attacco che i russi hanno messo in atto e che adotteranno (stanno già adottando) come pretesto per aumentare il livello di violenza contro l’Ucraina o, peggio ancora, per dichiarare la “guerra totale”, con tutte le implicazioni del caso.
La narrazione delle prime ore – non solo della propaganda di Mosca, ma anche dell’informazione occidentale – non ha convinto sin dal principio. Si pensava, infatti, che fosse opera degli ucraini: l’ultimo di una serie di attacchi in territorio russo che Kiev sta mettendo in atto in questi giorni. Peccato che colpire Mosca, addirittura il Cremlino, non sia proprio la stessa cosa che bombardare depositi di armi o di carburante poco al di là dei propri confini. Non tanto per l’atto stesso di colpire una nazione nemica nel suo “cuore pulsante”, ma perché è ridicolo pensare che due droni partiti dall’Ucraina abbiano attraversato indisturbati mezza Russia per andare a colpire il palazzo presidenziale, senza che nessuno, in Russia, abbia mosso un dito o si sia accorto di niente. I russi sono messi davvero così male da essere rimasti privi di radar e sistemi di contraerea? Se così fosse, sarebbe una pessima figura per la difesa aerea russa e una splendida notizia per l’Ucraina e per la coalizione occidentale: perché significherebbe poter colpire la Russia in ogni momento e non soltanto con dei droni.
In secondo luogo, come ha precisato oggi il generale Vincenzo Camporini, gli ucraini non dispongono di droni così piccoli da passare inosservati e capaci di percorrere una distanza così lunga: e nessun Paese Nato ha ancora inviato dispositivi di questo genere. Ancora, è quantomeno strano che i droni si siano schiantati a favore di una telecamera notturna che ha ripreso tutta la scena, oltretutto con un’inquadratura perfetta, quasi cinematografica. Da ultimo, tutti sanno – ucraini inclusi – che per Putin il Cremlino è solo un ufficio: vive (e quindi dorme) nella lussuosissima fortezza suburbana di Novo Ogaryovo e in altre residenze dell’entroterra più o meno segrete. Questi sono i motivi per cui la storia degli ucraini che avrebbero cercato di assassinare Putin con questi due attacchi semplicemente non sta in piedi e puzza invece di montatura del regime russo per giustificare qualcosa di molto più grosso.
Il tempismo è quantomeno sospetto: alla vigilia dell’annunciata e temuta controffensiva ucraina – che i generali russi e lo stesso capo della Brigata Wagner, Evgeny Prighozin, sanno avrà un impatto devastante per le truppe di Mosca – che potrebbe coincidere con quel 9 maggio, Giorno della Vittoria, tanto caro ai russi che commemorano la vittoria sui tedeschi nella Seconda guerra mondiale, gli ucraini decidono di “distrarsi” dal loro grande obbiettivo che potrebbe imprimere una svolta decisiva al conflitto, per tentare una missione in territorio russo con scarsissime possibilità di successo, consapevoli che ciò avrebbe potuto avere come logica conseguenza un'escalation della violenza da parte russa? Poco credibile.
Viceversa, è il regime russo ad aver bisogno di un pretesto per usare il pugno di ferro contro l’Ucraina e la sua leadership, per dichiarare la guerra totale e per poter chiudere la porta a ogni possibilità di negoziato. La “cupola” di Mosca sa benissimo che per mettere le mani sull’Ucraina ha bisogno di due cose: primo, rimuovere Volodymyr Zelensky dalla presidenza ed epurare le istituzioni ucraine dai filo-occidentali; secondo, arruolare coattivamente e in massa uomini da mandare a combattere, perché non solo i mezzi, ma anche il capitale umano inizia a scarseggiare, dopo le duecentomila perdite dall’inizio della guerra (ammissione di Putin).
Il pretesto il regime putiniano se lo è dato da solo. Ecco che Putin riappare sugli schermi a reti unificate per ricominciare a sproloquiare contro i “nazisti” di Kiev che hanno attaccato la Madrepatria come durante la Seconda guerra mondiale e che, come allora, devono essere annientati. Ecco che Russia Unita (il partito di Putin, pressoché egemone nella politica russa e alla Duma) chiede allo “zar” di utilizzare ogni “arma necessaria” per distruggere “l’infame regime nazista di Kiev” e garantire la sicurezza della patria. Ed ecco che Putin “accoglie la richiesta” assicurando che sceglierà tempi e modi opportuni per vendicare l’affronto, si proclama “protettore della Santa Russia” pronto a salvare la Madrepatria dal ritorno dei nazisti e a vendicare gli atti terroristici che da giorni stanno colpendo il Paese.
In sostanza, Putin aveva bisogno di qualcosa che legittimasse il ricorso a ogni tipo di violenza e di brutalità per conseguire la “denazificazione” dell’Ucraina – ossia per assassinare Zelensky, sostituirlo con un burattino di Mosca e “purgare” il Paese dal filo-occidentalismo – oltre che l’arruolamento coatto di centinaia di migliaia di russi, possibile solo tramite una vera e propria dichiarazione di guerra. Ha ottenuto quello che voleva: e non certo grazie al “bellicismo” della leadership ucraina o delle cancellerie occidentali.
C’è anche chi azzarda un’ipotesi ancor più terribile: quella del pretesto per l’uso di armi nucleari per “chiudere” il capitolo Ucraina in tempi brevi. Per quanto logica, tale supposizione rimane poco probabile: questo farebbe perdere alla Russia il sostegno della Cina, isolandola completamente dal resto del mondo e, soprattutto, innescherebbe la seria possibilità di una risposta da parte americana e di uno scontro diretto con la Nato, che Putin – al di là dei proclami roboanti e spavaldi – teme più di ogni altra cosa.
In ogni caso, chi ha creduto che Mosca fosse disponibile a un negoziato sincero e trasparente, nell’ambito del quale avrebbe anche potuto accontentarsi della sola autonomia del Donbass e della neutralità dell’Ucraina, ha avuto la sua risposta: non c’è alcuna volontà da parte dei russi di negoziare o di fare concessioni. Putin e il suo regime vogliono tutto e per ottenerlo sono disposti a qualunque cosa. A questo punto è più che mai evidente chi è che vuole la guerra, semmai qualcuno abbia mai avuto dei dubbi in proposito.
di Gabriele Minotti