mercoledì 6 giugno 2018
Settantacinque persone sono state inghiottite da fiumi di cenere incandescente. È il drammatico conteggio delle vittime causato dall’eruzione del Volcan de fuego in Guatemala. Ma il bilancio è destinato ad aggravarsi. Secondo l’agenzia nazionale per i disastri, i dispersi sono almeno centonovantadue. L’Istituto di medicina legale ha riferito che, dei settantacinque morti, al momento solo ventitré sono stati identificati. Alcuni dei dispersi potrebbero essere tra i corpi già recuperati. Le persone delle comunità intorno al vulcano hanno celebrato i funerali delle poche vittime finora identificate. Sono oltre tremila le persone evacuate. La cenere del vulcano è caduta anche sulla capitale, Città del Guatemala, a circa quarantaquattro chilometri di distanza. Case e strade sono ricoperte dalla cenere anche ad Antigua, nota destinazione turistica.
Simon Carn, vulcanologo americano del prestigioso Mit, il Massachusetts institute of technology, in un articolo pubblicato dalla Nasa, ricorda che “l’eruzione ha prodotto la più grande quantità di gas tossici, essenzialmente anidride solforosa, da quando esiste un monitoraggio satellitare di questo tipo di fenomeno naturale”. Lo scienziato americano spiega che “il vulcano ha espulso una combinazione di ceneri, frammenti di roccia e gas mortali, e siccome questi materiali vulcanici raggiungono velocità superiori agli ottanta chilometri orari, hanno potuto abbattere facilmente alberi, edificazioni o qualsiasi altra cosa si siano trovati davanti”. I dati raccolti dal sistema di monitoraggio satellitare della Nasa mostrano che, a causa dell’eruzione, “si sono registrate concentrazioni di anidride solforosa e altri gas tossici nella troposfera media, ossia a circa nove chilometri al di sopra del livello del mare”.
di Manlio Fusani