Il colpo di Stato eurofascista in Polonia

lunedì 2 novembre 2026


Sassolini di Lehner

All’armi son eurofascisti! Se Giorgia Meloni, approfittando di un viaggio all’estero di Sergio Mattarella, con un atto di forza destituisse Giovanni Amoroso, attuale presidente della Consulta e il vice Francesco Viganò, con la mira conclamata di controllare l’istituzione, cioè il massimo garante della legalità e del rispetto della Costituzione, si griderebbe con giusto e accorato sdegno al colpo di Stato. Se, poi, ostacolasse il ritorno in patria del presidente della Repubblica, trattandolo come un clandestino, allora la guerra civile sarebbe alle porte. La Meloni, infatti, avrebbe così nelle proprie mani più poteri di Benito: Quirinale, Esecutivo, Legislativo, Giudiziario.

In Polonia, purtroppo, non si tratta di fantapolitica, ma di cruda realtà, dato che nei pressi della Vistola le camicie nere di Donald Tusk marciano su Varsavia.  L’eurofascista, infatti, il golpe lo ha appena realizzato. Dapprima, ha ordinato al ministro della Giustizia Waldemar Żurek di revocare l’immunità al presidente della Corte costituzionale Bogdan Święczkowski e al vice Bartłomiej Sochański, premessa di urgenti procedimenti penali a loro carico. Il loro efferato delitto? Essere stati nominati dal precedente governo di centrodestra. Come se il giudice costituzionale italiano Massimo Luciano, oggi, fosse destituito e processato in quanto indicato dal Partito democratico. Quindi, un minuto dopo tale manganellata allo Stato di diritto, si è aggiunta la seconda: la giudice teleguidata da Tusk, Anna Korwin-Piotrowska, ha sospeso dalle funzioni i due alti magistrati. Indi, la tragicommedia all’olio di ricino della stessa Korwin-Piotrowska, che si è nominata presidente della Consulta. Tanto orbace e moschetto sulla strada Jana Chrystiana Szucha 12°, sede della Corte, per consentire a Tusk di diventare Gauleiter, erede di Hans Frank, della Polonia di nuovo occupata.

La popolazione polacca, che nel Novecento subì la dittatura nazista, e poi quella comunista, come reagirà all’edificando totalitarismo eurofascista? Non si adonti Ursula von der Leyen per il prefisso “euro”. La logica dimostra che il golpista Tusk fa il lavoro sporco, ma il mandante è l’Ue, che sta cercando di sopravvivere al rischio di governi di destra (in Spagna, in Germania, in Francia e, di nuovo, in Italia, forse domani in Polonia) con tutti i mezzi, financo con la terapia omeopatica: combattere il fascismo a colpi di fascismo. L’Unione europea, fra l’altro, deve vendicare i continui sgarbi della Corte costituzionale polacca, che a più riprese ha ribadito il primato della legislazione polacca su quella di Bruxelles.

Donald Tusk, appena arrivato al potere grazie all’ammucchiata di partiti e partitini, pur avendo perso le elezioni, promise di sanare i torti subiti dalla Ue da parte dei blasfemi giudici non disposti a legittimare la colonizzazione del Vecchio continente da parte della Ue. La tracotanza di Tusk giunge al punto di riverniciare di imperativo morale e di legalità il colpo di Stato (“Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere”). L’occupazione militare della Corte polacca volpinamente effettuata nel momento in cui le città si svuotano per le ricorrenze, molto rispettate dai polacchi, di Ognissanti e dei Morti, potrebbe, però, configurare il suicidio politico dell’eurofascista. Il presidente della Polonia, che contrariamente a Mattarella è stato eletto direttamente dal popolo, è già rientrato in patria, recandosi immediatamente nella sede della Consulta, sfidando lo sbarramento della milizia di Tusk. Assalgono parecchi dubbi, a cominciare dal fatto che Donald non possieda intelligenza politica (paragonarlo a Mussolini farebbe rivoltare il Duce nella tomba), la qualcosa rimanda al dilettantismo ed all’incompetenza regnanti nella Ue, che si è affidata ad uno scappato di casa per l’atto di forza sulla Polonia, un irresponsabile che ha acceso il fuoco della guerra civile.

Dato che gli Hans Frank sono destinati ad una brutta fine, che succederà a Tusk? Delle due l’una, o il golpista allo sbaraglio trova subito un Amerigo Dumini per eliminare Karol Nawrocki, legittimato dal popolo sovrano e non da un’ammucchiata, oppure potrebbe ritrovarsi presto ospite delle patrie galere. Certo, v’è una terza possibilità, cioè che lo scappato di casa, scappi a Bruxelles o a Berlino.


di Giancarlo Lehner