Comprendere i maranza significa allevare vipere in seno

lunedì 26 ottobre 2026


Sei marocchino di seconda generazione, pro-Pal, pro-Hamas, odiatore di ebrei, Israele da cancellare dalle fondamenta, casseur? Le Università italiane una laurea ed un master non te li negheranno mai.

Karl Marx, il prototipo dell’ebreo posseduto dal demone dell’ideologia al punto da divenire antisemita (il comunismo come soluzione finale del problema ebraico), credendosi in grado di predire il futuro, sfornò pronostici del tutto errati.

Un po’ meglio di Karl, Friedrich Engels, che pur annaspando nel velleitario e tuttologo materialismo dialettico, alla fine ispirò il gradualismo socialdemocratico, piuttosto che il comunismo hic et nunc.

Engels fu maestro di Karl Kautsky, Marx, in realtà, di nessuno, giacché lo stesso Lenin accorciò l’itinerario, trasformando in un volgare putsch l’agognata rivoluzione.

Karl, infatti, previde il comunismo come tappa ineluttabile, ma successiva all’esaurimento della società capitalistico-borghese, mentre Vladimir con i neuroni piallati dalla sifilide ritenne di poter realizzare tutto, subito e nel posto sbagliato.

Fu un caso, non una marxiana necessità: il primitivo padre delle Bierre ci riuscì perché colse il momento, l’ora ics propizia, il breve segmento temporale di inesistenza totale delle istituzioni.

Del resto, sarebbe ingiusto e scorretto attribuire a Marx il pastrocchio bolscevico, l’insensatezza politica ed economica, nonché bestemmia antropologica, che si mantenne in vita solo attraverso il culto della personalità, l’ideologia tradotta in religione, la violenza, il carcere, il Gulag, il colpo alla nuca, lo sterminio per fame. Soltanto, il lenin-sadismo, incarnato in Iosif Stalin, poteva tentare di bolscevizzare le menti contadine attraverso la mostruosità dell’Holodomor, la carestia di Stato con quasi 7 milioni di ucraini morti di fame. 

“I comunisti mangiano i bambini” non è una battuta esagerata e crudele, ma parole di verità. Scaturendo proprio dall’Holodomor, la programmata mancanza di cibo che indusse anche al cannibalismo ed alla necrofagìa.

In luogo della società a misura d’uomo, Lenin fondò il regime contro l’uomo.

Il vero mentore di Lenin fu Friedrich Nietzsche, che, certificando la morte di Dio, autorizzò il superomismo, cioè la presunzione di indiarsi e ridisegnare umanità, società e natura.

Crisi, caos, odio, ventate di barbarie, divisioni sociali, scontento, paure diffuse non conducono, però, necessariamente, come sperano i disperati del campo largo, verso il Sole dell’Avvenire.

Laddove lo Stato comunque sussista, disordine, confusione, malessere non conducono al socialismo, ma ai suoi figli di secondo letto, fascismo e nazionalsocialismo, benché talvolta riconosciuti e legittimati (vedi l’appello ai fratelli in camicia nera o il plauso di Togliatti al Patto Molotov-Ribbentrop).

Non si tratta di un’opinione, ma di un dato di fatto.

Quando le istituzioni statali, financo malmesse, non si disfanno, gli unici esiti rivoluzionari possibili sono di estrema destra.

Furono i Prefetti ed i Savoia non le camicie nere a marciare su Roma.

Mussolini ne prese atto. Tradendo l’origine libertaria e anarco-sovversiva, consolidò per un ventennio il regime illiberale. Smise i panni del feroce anticlericale e fece i patti lateranensi; lacerò quelli da ardente repubblicano per giurare fedeltà al Re. Del socialismo conservò tracce come statalizzazione e dirigismo, rinunciando, però, a l’anticapitalismo.

Del resto, nel Vecchio Continente devastato ed impoverito in primo luogo dalle decisioni scellerate dell’Ue - non a torto v’è chi dice che l’Europa sia stata occupata dall’Unione europea - traggono vantaggio dalla crisi l’antiparlamentarismo, il qualunquismo e l’estremismo di destra.

I sinistronsi ed i cattocomunisti, che oggi “capiscono” le ragioni dei giovani Unni, le canaglie che vandalizzano le città italiane ed europee, col retropensiero di sognate svolte socialistoidi, denotano il medesimo strabismo politico di quanti, nei primi due decenni del Novecento, credettero di prendere il potere a colpi di occupazioni di fabbriche e di terre, di luddismo, di bombe, di violenze continue ai danni degli unici produttori di lavoro e di ricchezza.

Gli idioti rossi alla fine fecero il danno, non la rivoluzione, lasciando quest’ultima all’erba voglio dei fascisti.

L’erba voglio, del resto, è il cromosoma dell’estremismo.

Il fatto che vi fosse parentela stretta tra socialcomunisti e fascisti è dimostrato dalle masse rosse divenute presto nere, così come milioni di fascisti, tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, si iscrissero al Pci ed al Psi; quindi, votarono compatti “Fronte popolare”. Ci salvarono le donne che credevano più a Dio che a Togliatti.

Attualmente, visto che l’Historia sembra ripetersi, ma spesso con estuari nuovissimi, a movimentare il vandalismo antisistema è un mix tra “non so cosa voglio, ma lo voglio subito” ed un credo importato, l’Islam, che, contrariamente ai fautori della comprensione, non mira alla giustizia sociale, ai diritti, alle case popolari, al nuovo Eden, bensì al regresso ed alla barbarie. 

Qualcuno informi il rossastro Tito Boeri (“Capire cosa manca ai giovani”) che manca educazione civica, umanità, cultura e razionalità. 

L’islamizzazione procede, anche coniugandosi tatticamente con l’antagonismo rosso, ma l’orizzonte perseguito somiglia al nazismo. Del resto, il Corano è un testo di estrema destra.

La mente dell’antisistema pare sia un marocchino, un maomettano di quelli certi d’essere imbattibili, perché loro, contrariamente a noi miseri infedeli, non credono che la morte rappresenti la fine. Morire per la causa, fra gli altri premi, aprirebbe loro le porte alla bella vita, tipo deflorare 72 fanciulle vergini.

Youssef Siheri, ideologo del caos organizzato, sarebbe il cervello del “Movimento 17 ottobre”.

Non si tratta di un poveraccio e tantomeno di un emarginato, essendo, anzi, uno ben sistemato, piazzato e ovunque infiltrato.

Cittadino italiano, laureato in Scienze politiche, senatore accademico presso la Statale di Milano, giornalista, già collaboratore, tra le altre testate, del Fatto Quotidiano, già research trainee presso l’osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi,  dal gennaio 2024 collabora con la startup statunitense di intelligenza artificiale Mercor, come AI Generalist Expert all’interno della piattaforma di valutazione ed etichettatura dei dati. Insomma, è chiamato a revisionare, correggere e perfezionare testi e contenuti multimediali per migliorare la qualità dei dati utilizzati nell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. In che mani può cadere l’AI!

Ebbene, questo connazionale arabo intende prepararci sommosse, guerriglie urbane, spese proletarie per un futuro marcato da Allah in versione Hamas.

Secondo Youssef la strage di ebrei è un dovere (“Il 7 ottobre è stato un atto rivoluzionario di decolonizzazione”). 

Si tratta del tipico enfant gâté viziato nella vigna degli accoglioni. 

Cresciuto, educato ed istruito in Italia, avendo goduto di molte opportunità, più di quante avrebbe potuto offrirgli il Marocco, per ringraziamento fomenta disordine e devastazione, istigando i maghrebini di seconda generazione e tutti i minorenni sottosviluppati mentali, appartenenti all’odierno lumpenproletariat.

L’Italia che l’ha ripulito e lanciato, lui la immagina disastrata, sottomessa e occupata.

Sentire “Bella ciao” anche sulle bocche aduse a gridare Allahu Abkar, saccheggiando i negozi sciccosi, fa venire i brividi, poiché il coro promette la ricerca del nulla, del tanto peggio, tanto meglio, fino alla nazistoide teocrazia islamica.

Noi, bastonando maranza, teppisti e nuovi barbari, intoniamo l’autentico motivo di “Bella ciao”, quello yiddish, in nome della civiltà e della libertà.


di Giancarlo Lehner