giovedì 22 ottobre 2026
Sassolini di Lehner
Nel corso di un processo, un pm si permise, senza averne diritto e capacità, di chiosare grossolanamente i miei stilemi. Al che, sorridendo, sine ira et studio, osai chiedere: “Scusi, lei è anche glottologo?”. Il pm, ritenendo che glottologo fosse pari a figlio di madre ignota, cioè mignotta, la prese come un insulto sanguinoso e chiese immediate sanzioni verso quel delinquente d’imputato che si permetteva, in aula, durante il dibattimento, di dare del “glottologo” ad un esimio magistrato. Quella allucinante esperienza mi insegnò molto riguardo ai significanti da calibrare o da distorcere, per tenere a bada gli asini in toga e non. Insomma, divenni devoto cultore financo dello sproloquio più sconclusionato possibile come estrema risorsa, sia per l’attacco, sia per la difesa. Nei sismi morfologico-sintattici campeggiano, oggi, dei veri maestri.
Guido Crosetto, ad esempio, è l’unico in grado di competere con Luciano Spalletti nella creazione istantanea di proposizioni prematurate e supercazzolate con scappellamento a destra per due. Luciano, essendo toscano, aspira meglio la “c” di ogni cazzolata, tuttavia Guido lo supera in altezza sino alle cime scappellate del tarapia tapiòco. Il primo non intravvede Lucifero all’origine del tre a zero subito dalla Lazio, attribuendo soltanto all’italico Antani il disastro juventino, tant’è che all’insidioso intervistatore risponde per le rime, ponendogli il quesito: “In due, oppure in quattro anche scribài con cofandina?”. Il secondo, invece, scorge l’ombra di Putin ovunque. Se lo sogna sul far dell’alba e appena desto convoca l’esorcista specializzato in de-vladimirzazione. Quale terapia per il ginocchio della lavandaia?
Guido, dopo il dovuto consulto con i “volenterosi”, ipotizza Voltaren Emulgel due volte al dì per la fastidiosa borsite prepatellare sicuramente iniettata da droni orientali caricati a putinioni infiammatori. Anche le attuali proteste di piazza, secondo Guido, sarebbero il frutto non del disastro pedagogico sociale, familiare, scolastico, con l’aggiunta nefasta di accoglionismo suicida, bensì della “guerra ibrida”. Del resto, perché escludere la manina russa nella antigienica presenza di acari nel materasso, così come nella disperante denatalità e nel preoccupante incremento dei divorzi? Il drone adulterinogeno, insomma, potrebbe ben annidarsi dietro l’angolo degli Urali. I significanti metasemantici di entrambi i maestri del sisma parolaio sono apparentemente fonemi senza senso. In realtà, ce l’hanno e come.
Spalletti deve scongiurare l’esonero, risalire nella considerazione dei dirigenti della Juve, dei tifosi, dell’informazione e anche nella propria autostima, così come Crosetto è spinto ad accrescere il numero dei miliardi da strappare al saggio Giancarlo Giorgetti per armamenti sempre più costosi e letali (specie per i contribuenti). Eppure Spalletti e Crosetto ci sono cari, praticando due arti tipicamente umane, anzi più che umane:
1) La tecnica della supercazzola distrae, disarma, annebbia, confonde l’interlocutore, magari giustamente inviperito o pericoloso, quando non si tratti del citrullo da intortare, uscendone comunque sani, salvi o vincitori;
2) L’espediente della semplificazione aiuta e conforta, soprattutto se si ha l’astuzia di individuare il colpevole seriale e totale.
Un tempo, attribuirono a Licio Gelli tutti i fattacci di cronaca nera, sino alle stragi e agli omicidi politici. Faceva cadere gli aerei e deragliare i treni l’abile materassaio, ma anche poeta non mediocre, eletto epicentro del male globale, capace addirittura di ammazzare Olof Palme, il premier svedese, il 28 febbraio 1986, in pieno centro di Stoccolma. Non era vero quasi niente, come la mezza bufala della scoperta dei nominativi della P2 da parte di Gherardo Colombo e Giuliano Turone. L’elenco era già stato in gran parte pubblicato. Tuttavia, la reductio ad unum, oltre che semplificazione rassicurante, funse anche da premurosa consolatrice.
Così, Crosetto, attraverso Putin, ci risolve tutti i dubbi. pure i misteri della materia oscura, mentre Spalletti rallegra i tifosi, promettendo la sconfitta della banda dei giornalisti nemici della zebra, come primo obbligato passaggio per tornare a vincere. La supercazzola vive, dunque, e lotta con noi, grazie ai magistrali fonemi di Guido e Luciano. Con una differenza, però: Luciano scappella a destra nei limiti del mondo pallonaro, mentre Crosetto fa entrare Antani a Palazzo Chigi.
di Giancarlo Lehner