Che vita sarebbe senza le castronerie di sinistra?

giovedì 15 ottobre 2026


Sassolini di Lehner

Michele Serra, in quanto a botte di asineria militante, rimane primo assoluto, vantando la corbelleria più clamorosa a memoria di materialista dialettico (la Rupe Tarpea scippata alla Città Eterna e posizionata a Sparta, al posto del Taigeto). In aggiunta un ulteriore raglio: Serra fece della Rupe capitolina l’orrendo picco da dove si scagliavano a terra i bimbi deboli o deformi. In verità, dalla Tarpea i romani gettavano i traditori, lasciando agli spartani del Taigeto l’onere dell’aborto eugenetico, differito e per caduta.

Tuttavia, a mirare al primato nella sinistra strafalciona, si staglia un pericoloso concorrente.

Si tratta di Massimo Giannini, l’onnisciente, che ne sa poco e niente. 

Attribuì Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson ad Edgar Allan Poe.

Diede ulteriore saggio della propria incerta scolarizzazione, cambiando padrone al viziatissino cavallo di Caligola. L’equino battezzato Incitatus per Giannini appartenne a Catilina.

Quindi, Smirne, terza città della Turchia, con più di 4 milioni di abitanti, la fece traslocare, armi e bagagli, in Grecia, declassandola ad insignificante borgo di pescatori.

Eppure, nessuno, nemmeno Recep Tayyip Erdoğan, lo esortò a tacere per sempre, magari dandosi fuoco.

Adesso, è proprio lui a prometterci, in diretta su La7, l’autocombustione: “Sono pronto a tornare qui e a darmi fuoco in studio. Un giorno prima delle elezioni, Meloni riaprirà la porta e Vannacci vi entrerà tra due ali di folla”.

Che dire? Pur di non dover patire, oltre le cantonate, anche il fetore di un Giannini abbrustolito, come minimo è d’uopo augurare lunga vita al buffo gaffeur, nonché guerra continua ed eterna incomprensione tra Meloni e Vannacci.

Altro che l’adagio “casa brucia, un’altra fascina”!

Urgono estintori umanitari a sinistra.

I Michele Serra ed i Massimo Giannini fanno sbellicare al punto da esserci divenuti cari, anzi esistenzialmente indispensabili.

 


di Giancarlo Lehner