giovedì 1 ottobre 2026
Sassolini di Lehner
All’attenzione di Aldo Cazzullo. Lei, a buon diritto, si risente, se le dicono che scrive cazzullate o se Vannacci le dà del “cazzullo”. In verità, io stesso considero orrendo strafalcione seriale, anzi, libro invero citrullo, quel testo nel quale lei riduce Benito Mussolini a bandito. Per non offenderla, per siffatta rozza semplificazione della complessità, userò “citrullonata” in luogo di “cazzullonata”. Il socialista massimalista, neutralista, quindi interventista, poi, sempre rimanendo fedele a Georges Sorel ( violenza come atto politico, etico e rivoluzionario), fondatore dei fasci di combattimento; magistrale suasivo istrione, originale e acuto interprete dell’arte della politica nella società di massa; infine, statista e dittatore, regista del regime poliziesco di massa, con tanto di sciagurate leggi razziali, ebbene secondo quel suo testo fu “cattivo e spietato” e soprattutto volgare boss di una combriccola di malfattori.
La tecnica di ipnotizzare la folla l’apprese non in camicia nera, ma rossa, da leader socialista allenato ad inquadrare e fomentare le masse sovversive, che, per prime, lo chiamarono “Duce”. Per le sue doti di domatore di folla fu, infatti, apprezzato da Vladimir Il’ič Lenin. Nel covo della gang mussoliniana si sarebbero sovente riuniti lestofanti come Guglielmo Marconi, Giovanni Gentile, Luigi Pirandello, tanto per citare solo tre dei migliori cervelli italiani del Novecento, che aderirono entusiasticamente al fascismo. Inoltre, a riprova della citrullonata, se si trattò di “Capo di una banda di criminali”, considerando l’enorme consenso popolare, allora dovremmo necessariamente dare dei delinquenti a circa 45 milioni di italiani.
La verità è che Renzo De Felice è stato il più grande storico di Mussolini e del fascismo, mentre lei, esimio Aldo, ha semplicemente scansato l’abc della storiografia, cioè le annose ricerche di archivio. Certo, a volte, per preservare la propria immagine dagli scandali, Mussolini fu spietato (vedi ad esempio, come trattò la prima moglie, Ida Dalser, e il figlio Benito Albino), ma talora fu anche generoso e magnanimo. Sostenne economicamente la vedova e i figli di Giacomo Matteotti. Intervenne personalmente per salvare Pietro Nenni, destinato all’internamento in un lager nazista. Con Antonio Gramsci si dimostrò ben più comprensivo dei comunisti che nel carcere di Turi lo isolarono e cercarono anche di colpirlo. Per non dire di Palmiro Togliatti e di quei dirigenti sovietici che bollarono Gramsci come trozkista, ergo “nemico del popolo”. Gramsci scrisse al Duce per avere il favore di poter leggere testi di Karl Marx, Friedrich Engels, financo di Lev Trockij, libri vietati dal direttore del penitenziario. Il permesso venne immediatamente accordato. Gramsci morì da uomo libero nella clinica Quisisana e le spese della degenza non provennero né dai comunisti, né dalla famiglia.
Tanti, troppi futuri antifascisti, già membri della cosca criminale, scrissero a Mussolini per chiedere favori, vedi Alberto Moravia (quattro lettere a Benito e due a Galeazzo Ciano) o Norberto Bobbio, che, 8 luglio 1935, si rivolse così al “capo banda” di Cazzullo: “Vostra Eccellenza vorrà perdonarmi se oso rivolgermi direttamente a Lei, ma la cosa che mi riguarda è di tale e così grande importanza che non credo vi sia altro mezzo più adatto e più sicuro per venire ad una soluzione… Dichiaro in perfetta buona fede che l’accusa su riferita mi addolora profondamente e offende intimamente la mia coscienza fascista, di cui può costituire valida testimonianza l’opinione delle persone che mi hanno conosciuto e mi frequentano, degli amici del Guf e della Federazione. Rinnovo le mie scuse a Vostra Eccellenza se ho presunto di voler fare giungere sino a Lei le mie parole, ma mi ha spinto la certezza che Ella nel Suo elevato senso di giustizia voglia fare allontanare da me il peso di un’accusa che contrasta con quel giuramento che io ho prestato con perfetta lealtà. Le esprimo il sentimento della mia devozione”.
Anche Luigi Einaudi chiese varie volte aiuto a Mussolini. In primis, gli scrisse per salvare il figlio: “Eccellenza, un padre, a cui è accaduta una grande sciagura, si rivolge a un padre e gli chiede un colloquio per parlargli del suo figliolo”. In ogni caso, essendo, meno cattivone di Mussolini, egregio onnisciente Aldo, non storico, ma divulgatore televisivo e giornalista, mi permetto di darle un consiglio. Per evitare battute sul proprio cognome ridicolo od osceno, la legge consente di cambiarlo. Così, snervati dalle velenose continue ironie, Degna Fregna, Federica Fica, Galeazzo Cazzo e Romulo Culo mutarono il loro cognome, già regolarmente registrato all’anagrafe. Da notare che Fregna, Fica, Cazzo e Culo, oltre che lemmi portanti del turpiloquio e della barzelletta osé, sono cognomi, certamente non diffusissimi, eppur vigenti, esistenti e verificabili.
Insomma, se vuole tagliare gli artigli a Roberto Vannacci, non si ostini a mantenere Cazzullo. Scelga un cognome a piacere, magari evitando quelli di noti appartenenti alla banda come Albertazzi (Giorgio), Argan (Giulio Carlo), Balla (Giacomo), Blasetti (Alessandro), Bocca (Giorgio), Carrà (Carlo), Chiari (Walter), Depero (Fortunato), Fo (Dario), Freddi (Luigi) e tutti gli altri gangster, attori, registi, sceneggiatori di Cinecittà, Gemelli (Agostino), Ingrao (Pietro), Lajolo (Davide), Maccari (Mino), Malaparte (Curzio), Marinetti (Filippo Tommaso), Mascagni (Pietro), Olivetti (Adriano), Papini (Giovanni), Piacentini (Marcello), Pizzetti (Ildebrando), Puccini (Giacomo), Rossellini(Roberto), Respighi (Ottorino), Scalfari (Eugenio), Sironi (Mario), Soffici (Ardengo), Spadolini (Giovanni), Tognazzi (Ugo), Ungaretti (Giuseppe), Vianello (Edoardo), Vittorini (Elio) ed altre centinaia di cervelli non mediocri.
di Giancarlo Lehner