Cina e Stati Uniti, analogie e differenze con Atene e Sparta

lunedì 28 settembre 2026


Quando Xi Jinping richiama la “trappola di Tucidide” nel confronto con gli Stati Uniti (lo ha fatto la settimana scorsa incontrando a Washington Donald Trump, ribadendo ciò che aveva affermato cinque mesi prima in un precedente incontro a Pechino) non compie soltanto un esercizio di cultura storica. Utilizza una metafora politica per descrivere uno dei problemi centrali della competizione tra Usa e Cina, ovvero che cosa può accadere quando una potenza emergente cresce abbastanza da mettere in discussione gli equilibri costruiti dalla potenza dominante.

Il riferimento è alla guerra del Peloponneso. Tucidide osservò che la crescita della potenza ateniese e il timore che essa suscitò nella città di Sparta contribuirono a creare le condizioni per l’esplosione del conflitto. La “trappola di Tucidide” non è una “legge della storia” formulata dallo storico ateniese, ma una categoria analitica moderna introdotta dal politologo Graham Allison nei suoi studi di politica internazionale, per indicare una dinamica che segna, in modo pericoloso, i rapporti tra le grandi potenze.

In tal senso, le relazioni tra Cina e Stati Uniti presentano alcune analogie con quelle presenti tra Atene e Sparta, ma soprattutto molte differenze. La Cina, nel giro di pochi decenni, è diventata una potenza economica, tecnologica e militare globale, modificando gli equilibri dell’Indo-Pacifico e ponendo agli Stati Uniti una questione strategica: come mantenere il proprio ruolo in una regione nella quale Pechino dispone di capacità sempre maggiori. Viceversa, il rafforzamento delle alleanze americane nella regione, la presenza militare e il sostegno a Taiwan vengono interpretati da Pechino come segnali di una più ampia strategia di contenimento dell’espansione cinese. Le somiglianze finiscono qui.

Gli Stati Uniti non sono Sparta e la Cina non è Atene. La Grecia del V secolo a.C. era un mondo di città-Stato in continua competizione. Cina e Stati Uniti sono potenze globali, dotate di arsenali nucleari, economie gigantesche, capacità tecnologiche avanzate e una rete di relazioni che attraversa l’intero pianeta. Soprattutto non vivono in mondi separati. Le rispettive economie sono profondamente interdipendenti attraverso commercio, investimenti e catene produttive. I due Paesi sono rivali in alcuni ambiti, ma interessati alla stabilità in altri. Dal che si può dedurre che l’ascesa della Cina non debba necessariamente produrre un conflitto con gli Stati Uniti.

La “trappola di Tucidide” va intesa (secondo Allison) come un avvertimento sulla possibilità che la paura dell’altro finisca per modificare il comportamento di entrambi. La vera sfida tra Cina e Stati Uniti non sarà stabilire chi sia Atene e chi Sparta, ma impedire che la competizione finisca in una spirale dalla quale diventi sempre più difficile tornare indietro. È stato scritto che “la storia non offre garanzie per il futuro, ma soltanto precedenti su cui riflettere”. Si tratta di una lezione che dovrebbe accompagnare, più di ogni altra, le decisioni dei leader delle grandi potenze.


di Francesco Carella