venerdì 18 settembre 2026
Signora Giorgia Meloni, chapeau! Con l’annuncio a sorpresa dell’abolizione della tassa sulle auto (fino a 80 kilowatt di potenza) e sui motocicli per il 2027, il Governo Meloni ha messo a segno un colpo magistrale. Se la politica fosse una partita di biliardo, quello realizzato ieri l’altro sarebbe un massé, un colpo di parabola, di quelli che solo i grandi professionisti della stecca sanno sfoggiare. Via dunque il pagamento dell’odiato balzello sull’auto. Una mossa concreta – di cui beneficerà la maggioranza degli automobilisti italiani – che viene incontro all’esigenza avvertita dalla popolazione di compensare in qualche misura la maggiore spesa per l’aumento del costo dei carburanti. Quindi, una misura sacrosanta messa in campo a favore della popolazione. Cosa si può desiderare di più da un Governo se non che continui sulla strada intrapresa? Che è quella giusta per fronteggiare la congiuntura internazionale la quale, al momento, penalizza l’Italia. E non solo l’Italia, ma l’Occidente nel suo complesso.
La logica è di una semplicità disarmante: se non puoi impedire che le cose accadano perché sono fuori della tua portata, non ti resta che trovare il modo di compensare le perdite, di tenere in equilibrio il conto delle entrate e delle uscite a casa tua perché la gente non abbia a pagare oltre misura il prezzo delle scelte altrui. Allora dovremmo essere tutti felici per la notizia della cancellazione – non per tutti ma per molti – del bollo auto? Non proprio. C’è qualcuno, in pratica tutta l’opposizione al Governo Meloni, che l’ha presa malissimo. I “compagni” non se l’aspettavano una mossa del genere. Li ha spiazzati. Una decisione che manda a farsi benedire tutta la narrazione propagandistica che la sinistra ha messo in piedi nei quattro anni di governo del centrodestra: “Il Governo Meloni non fa niente per gli italiani; ha portato al disastro la nazione; la gente con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi muore di fame; non riesce più a curarsi; soffre per il crollo della sicurezza nelle città”. La conosciamo a memoria la filastrocca dei sinistri che, per dirla tutta, ha stufato la maggioranza degli italiani che comincia a chiedersi: ma questi, che starnazzano come oche a ogni piè sospinto, cosa vogliono da noi? Potremmo chiuderla qui, invece un approfondimento sul punto non guasta. Riguarda la qualità della comunicazione messa in campo dall’opposizione progressista contro il centrodestra al Governo, che francamente sconcerta. A noi appare sorprendente.
Posto che la famigerata disinformatia sia stata un marchio di fabbrica della sinistra dai tempi del Partito Comunista togliattiano, oggi l’attitudine alla manipolazione dell’opinione pubblica appare indebolita dalla monotona ripetitività delle argomentazioni usate per attaccare il nemico politico; dal catastrofismo propalato ad libitum pur di spaventare il cittadino elettore; dalla perdita di contatto con la realtà; dalla mancanza di visioni alternative da proporre. Finora, cosa abbiamo sentito provenire da quella parte del campo? “Giorgia Meloni? Con lei al Governo, l’Italia patisce le dieci piaghe d’Egitto”.
Questo dicono, questo ripetono pappagallescamente tutti gli esponenti, più o meno rilevanti, del centrosinistra. La gente li ascolta e poi si domanda: ma di cosa parlano, ma dov’è tutto questo disastro? Non è credibile che in quattro anni il Governo, ancorché tenuto dal nemico politico, non ne abbia azzeccata una; che non abbia fatto niente in assoluto, se non disastri. In un tempo così ampio il Governo Meloni deve aver combinato almeno una cosa giusta. Non riconoscerlo toglie credibilità a chi contesta. Dicono i sinistri che oggi gli italiani sono più poveri di quanto lo fossero ai tempi dei loro governi. Allora come si spiega il fatto che, crisi o non crisi, l’estate appena terminata abbia visto 36,2 milioni di italiani mettersi in viaggio per fare le vacanze (stima Federalberghi). Lo 0,3 per cento in più dei vacanzieri del 2025.
Se siamo tutti più poveri, da dove abbiamo tirato fuori i quattrini per andare al mare o in montagna? Risposta: il reddito disponibile reale delle famiglie in termini nominali è previsto in aumento per il 2026. Già l’Istat – che non è la sezione Stampa & Propaganda di Fratelli d’Italia – segnala nel primo trimestre 2026 una crescita dell'1,6 per cento rispetto al trimestre precedente. Si obietterà: c’è l’inflazione che erode il potere d’acquisto dei lavoratori. Vero. Tuttavia, il governatore della Banca d’Italia – che non è il portavoce di Antonio Tajani – sostiene che, nel complesso, il reddito reale disponibile delle famiglie sia tornato ai livelli precedenti allo shock inflazionistico, grazie anche alla crescita dell'occupazione e agli sgravi fiscali. Mente anche lui? Queste cose la gente comune non ha bisogno di apprenderle dai bollettini ufficiali dell’Istat o di Bankitalia, le vive, le avverte sulla propria pelle. E cosa sente? Che, sebbene l’attuale non sia il migliore dei mondi possibili, comunque ce la fa ad andare avanti e che il Governo non si mette di traverso in questo sforzo.
Ora, bisogna comprendere che per vincere un’elezione politica non è immaginabile conquistare il consenso della totalità del corpo elettorale, ma è sufficiente raggiungere la maggioranza. Neanche quella assoluta, se passa la riforma del voto in discussione in Parlamento. Basterà accaparrarsi il consenso di una maggioranza relativa di elettori. Un 42 per cento di votanti potrebbe bastare al centrodestra e a Giorgia Meloni per continuare il lavoro intrapreso. E visto che gli italiani da un pezzo non votano più pensando all’ideale ma guardando alla propria tasca, potrebbero mai fidarsi di chi un giorno sì e l’altro pure racconta che è tutto un disastro? Si può dare credito a chi vuole convincerlo – come prova a fare insistentemente il signor Giuseppe Conte in evidente crisi di astinenza da poltrona a Palazzo Chigi – che il povero cittadino medio sia un disperato a sua insaputa e che, una volta tornato lui al Governo, provvederà a smontare tutto ciò che ha fatto il centrodestra? Quel povero elettore, morto di fame a sua insaputa, si guarda intorno e pensa: “se arrivano questi demolitori seriali mi sommergono di tasse, mi rimettono la patrimoniale, mi fanno schizzare la rata del mutuo sulla casa, riempiono le strade di immigrati clandestini allo sbando, mi chiedono indietro i soldi del bollo che la Meloni mi toglie, rimettono in moto la macchina della burocrazia perché venga a mettere il naso nelle mie cose e mi dica come devo campare. Devo essere impazzito se mi viene voglia di votarli”.
Dal punto di vista del centrodestra, è una benedizione che la comunicazione della sinistra continui su questo binario perché i “compagni” più parlano e più si fanno male da soli. Ben diverso sarebbe se cambiassero registro, se, invece di puntare tutto sul disco rotto del catastrofismo, cominciassero a giocare al rialzo rispetto alle proposte del centrodestra. Prendiamo il caso dell’abolizione del bollo auto. Piuttosto che uscirsene con la farneticante equazione: non paghi il bollo, ti crepa il nonno – nel senso che il taglio della tassa comporterebbe un contestuale taglio della spesa sanitaria – dicessero: bene il Governo che ha adottato una misura da cui gli italiani trarranno un parziale beneficio, quando saremo noi al Governo – che siamo più bravi e più friendly – non soltanto la renderemo strutturale ma, essendo noi di sinistra particolarmente sensibili alla sicurezza stradale, ci impegniamo a erogare un finanziamento a fondo perduto a tutti gli automobilisti che effettuano il cambio dei pneumatici della propria auto.
Chi è abituato a fare i conti con la propria tasca probabilmente si lascerebbe andare a un convinto: ah, però! E per il centrodestra sarebbero dolori. Ma, per fortuna della Meloni e soci – e anche nostra – i “compagni” una roba del genere non la diranno mai. Proprio non ce la fanno a pronunciare la parola “detassazione”; gli si strozza in gola. A questo punto al centrodestra non tocca che proseguire sulla strada della compensazione, tagliando sulla fiscalità dove possibile; introducendo sgravi e agevolazioni; stimolando i consumi con incentivi ad hoc. Ma, iniziativa non più rinviabile, il Governo deve spingere la parte datoriale a incrementare i salari per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori. Cavolo! Non è che si voglia fare la morale a nessuno – imprenditori e capitani d’industria in primis – ricordando a tutti il celebre apologo di Menenio Agrippa sull’ordinamento sociale paragonato al corpo umano, ma averlo studiato alle elementari servirà pure a qualcosa.
di Cristofaro Sola