Riarmo e sfiducia

mercoledì 16 settembre 2026


In Europa cresce il timore di un conflitto con la Russia

La guerra in Ucraina ha cambiato le agende dei Paesi europei molto più di quanto fosse prevedibile. Ha riportato la sicurezza militare al centro del dibattito pubblico, accelerando i tempi del riarmo e spingendo i governi a ripensare la propria dipendenza strategica dagli Stati Uniti. La Russia, dal canto suo, considera l’espansione della presenza occidentale ai propri confini una minaccia e continua a utilizzare una retorica sempre più dura nei confronti dell’Occidente.

Da molti precedenti storici abbiamo appreso che, quando due schieramenti aumentano le rispettive capacità militari e, nel contempo, diffidano gli uni degli altri, anche un banale incidente può innescare una crisi difficile da controllare. In un contesto segnato da continue provocazioni, in Europa si pone un problema innanzitutto politico.

Nel Vecchio continente non esiste una visione pienamente condivisa circa la minaccia rappresentata da Vladimir Putin. I Paesi dell’Est, geograficamente più esposti, chiedono una deterrenza decisa e priva di ambiguità. Altri governi, al contrario, temono che un aumento costante della pressione militare possa avvicinare proprio quello scenario che tutti dichiarano di volere evitare. Le differenze di valutazione sono legittime. Diventano, però, pericolose se impediscono all’Europa di parlare con una voce coerente e, soprattutto, di definire una strategia comune.

La domanda è: il riarmo è indispensabile? In un contesto ad alta tensione come quello che stiamo attraversando, un’Europa incapace di difendersi sarebbe non soltanto più vulnerabile, ma anche politicamente irrilevante. La capacità militare è un imprescindibile strumento di difesa, ma rappresenta altresì una componente essenziale della credibilità internazionale. La deterrenza funziona quando è credibile e, per esserlo, richiede anche comunicazione, diplomazia e una grande disponibilità a negoziare persino nei momenti più drammatici.

In tal senso, l’Europa sarà chiamata nei prossimi mesi a dimostrare di possedere sufficiente maturità politica e strategica, rafforzando la propria difesa, proteggendo le infrastrutture critiche, riducendo le vulnerabilità energetiche e informatiche e costruendo una maggiore autonomia militare.

Le guerre non sempre sono il risultato di una scelta razionale e consapevole. Talvolta prendono forma attraverso una successione di crisi, paure, errori di valutazione e incomprensioni. È proprio questo il rischio che l’Europa deve sapere riconoscere. La vera sfida, quindi, non è scegliere tra riarmo e diplomazia. È avere la lucidità nel sapere usare entrambi come strumenti per raggiungere lo stesso obiettivo: evitare che la guerra diventi l’unica opzione.


di Francesco Carella