giovedì 30 luglio 2026
Sassolini di Lehner
Le parole possono essere pietre o pallottole. Spesso lapidano, talora uccidono. Negli anni Novanta, ad esempio, un opinionista invocò piombo di Stato alla nuca di Bettino Craxi. Lo disse da camerata immarcescibile, da secchione in manipulitismo, da killer parolaio? Siffatto sferruzzare in attesa della ghigliottina magari solo per compiacere i nuovi poteri forti ed essere accolto nel salotto boia, pardon, buono? Per piacere alla sinistra, del resto, anche i dannunziani possono calare le brache, sino all’espianto delle proprie radici lessicali, morali e culturali. Passando dal dio Marte al panciafichismo tipico del “boia labbrone”, nonché “mestatore di Dronero” e “intruglio osceno” – così il guerrafondaio ed il protofascista Gabriele D’Annunzio definì il liberale Giovanni Giolitti, reo di preferire il realismo all’avventurismo – i post-gabrielisti denotano impudenza militante, sfiorando l’harakiri psicosomatico. Più che di tradimento, trattasi di blasfemia, giacché il Vate degli italiani non abitò mai in “centro”, navigando sempre faziosamente sui lati estremi dell’estetica e della politica, l’una e l’altra in formato spettacolo. Cotali bestemmiatori possono arrivare a sostituire “Eia eia alalà”, gridato dal prode Gabriele, sorvolando e bombardando Pola, con il leniniano e ipocrita “Viva la pace, morte alla guerra”.
Che sia il caso di Giordano Bruno Guerri, intellettuale universalmente apprezzato, che da quasi un ventennio presiede e dirige, con merito e universale fiducia da sinistra a destra, la Fondazione Vittoriale degli Italiani? Invero, è ben degno di considerazione, essendo riuscito, con una serie di intelligenti iniziative, ad accrescerne il patrimonio culturale, suscitando un grande interesse per il Vittoriale. Il successo del suo fecondo, creativo attivismo è testimoniato dal crescente numero di visitatori nell’abitazione-museo di Gardone Riviera. La stima gli è dovuta anche per gli ottimi lavori di saggistica e il buon lavoro svolto in Mondadori come direttore editoriale.
L’onestà intellettuale imponeva le lodi, così come, oggi, richiama alle note negative a commento di un coup de théâtre. Giordano Bruno Guerri, di recente, si è, infatti, complimentato ad alta voce con Michele Serra. Non per l’asineria – l’esagerata furia contro la Lega di Matteo Salvini rende ciuchi – della Rupe Tarpea in quel di Sparta e neppure per l’antica patetica foto del compagno Michele inginocchiato davanti a Massimo D’Alema, durante un festival dell’Unità degli anni Ottanta. No, gli amorosi sensi scattarono in nome della civiltà dialettica e del superamento del muro contro muro (“da oggi amo un po’ anche Michele Serra per il suo articolo di ieri sull’Insostenibile rumore della faziosità, uno splendido esempio di letteratura civile”). La civiltà di Serra si manifesterebbe anche quando definisce Mario Roggero “non un eroe ma un duplice omicida”.
Giordano di suo aggiunge: “Roggero è stato trattato con clemenza, con una pena mite per chi spara alle spalle, per uccidere, a degli uomini in fuga. Un eroe al contrario, perfetto per Roberto Vannacci. Mi auguro che il vendicatore si faccia i suoi anni di carcere”. Insomma, due vecchi signori agiati, culo in poltrona, ben comodi e rinfrescati dal condizionatore e, forse, dai sorbetti al limone, più che mai digitalmente saccenti e forzuti, pontificano e ri-condannano un loro coetaneo, minacciato, spaventato a morte, derubato, travolto dagli eventi, quindi ridotto sul lastrico, stressato, distrutto anche dall’afa, sudaticcio, costretto alla sbobba carceraria. Due ipertrofie prostatiche benigne e moderate che infieriscono maligne sul coetaneo prostrato, manganellandolo col bullismo linguistico.
Certo, però, che Bruno Guerri, nemico dei faziosi, dei fanatici e degli estremisti, nonché savio che predica in medio stat virtus, liberale, liberista, libertario e financo apprezzabile libertino, è, invece, proprio l’esaltato forcaiolo che si augurò la soluzione finale del “caso Craxi”, lamentando: “Un Paese che avesse dei servizi segreti avrebbe già provveduto a far prelevare o a far tacere per sempre Bettino Craxi”. Il destino cinico e baro, in questo caso anche paradossale, sovrano dispotico della semantica a vanvera, rese il centromediano libertario Giordano Bruno Guerri simile a coloro che a Roma, piazza Campo dei fiori, il 17 febbraio 1600 bruciarono vivo Giordano Bruno. Morfologia e sintassi remote, purtroppo, evocano la presente nemesi. Scusi la mia buona memoria, egregio Guerri, ma, intanto, sarebbero gradite le sue di scuse.
di Giancarlo Lehner