La lunga estate di Antonio Tajani

martedì 28 luglio 2026


L’estate, in politica, è raramente una stagione di vacanza. È piuttosto il tempo in cui maturano gli equilibri destinati a manifestarsi in autunno con tutta la loro forza. Per Antonio Tajani, in particolare, questa potrebbe essere una delle estati più lunghe della sua lunga carriera politica.

Il segretario di Forza Italia si trova infatti nella posizione più difficile che possa capitare a un leader: dover dimostrare, nello stesso momento, fedeltà alla coalizione di governo e alla famiglia del fondatore del partito, anche quando questi due riferimenti sembrano muoversi lungo direttrici non perfettamente coincidenti. Un equilibrio che, finora, Tajani è riuscito a preservare, ma che oggi rischia di trasformarsi in una morsa.

Da un lato c’è Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha bisogno di un alleato leale e affidabile. La discussione sulla riforma elettorale, al di là degli aspetti tecnici, è diventata un banco di prova della capacità della maggioranza di procedere unita. Palazzo Chigi, del resto, non può permettersi che Forza Italia apra un fronte di instabilità proprio mentre prende avvio la lunga marcia verso le elezioni del 2027.

Dall’altro lato ci sono i Berlusconi. Non soltanto come famiglia del fondatore, ma anche come punto di riferimento identitario di un partito che, dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, continua a cercare un proprio baricentro. Marina Berlusconi, pur restando lontana dalla politica attiva, esercita inevitabilmente un’influenza che nessun dirigente azzurro, né tantomeno il segretario, può permettersi di ignorare. Le recenti dinamiche interne e la crescente centralità di figure come Stefania Craxi, oggi capogruppo dei senatori di Forza Italia, vengono lette da molti come il segnale della volontà, da parte di Arcore, di incidere con maggiore decisione sulla definizione della linea politica del partito.

In mezzo c’è lui: Antonio Tajani.

La sua è una condizione, per molti versi, paradossale. Nessuno mette realmente in discussione la sua leadership. Il suo profilo internazionale resta uno dei principali punti di forza di Forza Italia e il ruolo di ministro degli Esteri contribuisce ulteriormente a consolidarne l'autorevolezza e la capacità di mediazione.

Eppure, è proprio questa capacità a rischiare di trasformarsi nella sua fragilità.

Tajani appare sempre più come il leader della mediazione. La sua cifra politica è stata, fin dagli esordi, la ricerca del punto di equilibrio, la capacità di tenere insieme sensibilità diverse e interessi talvolta divergenti. Ma arriva un momento in cui anche la mediazione impone una scelta e gli equilibri reclamano una direzione chiara.

L’estate per Antonio Tajani sarà quindi il tempo delle decisioni, più che delle dichiarazioni. Dovrà convincere Meloni che Forza Italia continuerà a essere un alleato leale, senza trasformarsi in un elemento di incertezza per la maggioranza. Ma dovrà anche rassicurare Arcore che la collaborazione con gli alleati di governo non significa rinunciare all’autonomia del partito né allontanarsi dalla sua storia e dalla sua identità.

È un passaggio delicato perché riguarda il futuro stesso del centrodestra. Se Forza Italia dovesse perdere la propria funzione di forza moderata e autonoma, l’intera coalizione finirebbe per ruotare quasi esclusivamente attorno a Fratelli d’Italia. Se, al contrario, il partito accentuasse eccessivamente la propria dialettica interna, rischierebbe di indebolire il governo proprio nel momento in cui la stabilità rappresenta uno dei principali argomenti politici della maggioranza.

La vera sfida di Tajani, dunque, non consiste semplicemente nel continuare a mantenere un equilibrio tra Palazzo Chigi e Arcore. Consiste piuttosto nel dimostrare che esiste ancora uno spazio politico per una forza moderata, liberale, europeista e garantista, capace di essere protagonista e non soltanto comprimaria.

È su questo terreno, più ancora che nelle dinamiche tecniche interne alla coalizione, che si misurerà il futuro di Forza Italia e, in parte, anche quello dell’intero centrodestra.


di Salvatore Di Bartolo