mercoledì 22 luglio 2026
Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, paesino delle Langhe, che ha ucciso due rapinatori appena usciti dal suo negozio con la refurtiva, resta un brutto affare, comunque lo si giudichi. Ciò che ha fatto, la reazione fuori misura secondo gli standard dello Stato di diritto; la rabbia, repressa e poi deflagrata in un colpo solo; l’orgoglio, prima ferito dalla violenza dei rapinatori e immediatamente sanato dalla loro morte, il senso vissuto di un atto di giustizia compiuto in luogo dello Stato, raccontano la storia di un uomo che si è trasformato in giustiziere suo malgrado.
Roggero è l’Alberto Sordi, eroe tragico di una frattura irreversibile del pactum societatis di Un borghese piccolo piccolo, diretto sul grande schermo da un superlativo Mario Monicelli e tratto dalla penna di Vincenzo Cerami; è il sintomo non la causa di una società che si è maledettamente incarognita, nella quale vivere è sempre più impresa improba; dove bianco e nero non hanno più cittadinanza se non nelle infinite sfumature di grigio di cui si colora il registro monocromatico della quotidianità.
Roggero è il vindice delegato dalla maggioranza silenziosa a fare ciò che deve essere fatto per rimettere in equilibrio la bilancia della giustizia sostanziale, inceppatasi sul rigore inossidabile della legge formale.
Roggero è colpevole di duplice omicidio e di un tentato omicidio ai danni dei criminali che qualche istante prima che lui intervenisse a compiere l’atto riparatore avevano con violenza esercitata sui suoi familiari preso la sua roba, senza averne alcun diritto. Già, “la roba”. Quella cosa che, in una società segnata da tracce di ottocentesco moralismo verghiano, viene sempre e comunque dopo la vita umana, qualunque vita sia, a prescindere dalla dignità e dallo spessore etico che dovrebbe contraddistinguerla. Come se difendere “la roba” fosse lo stigma di un’irredimibile radice del male in colui che non riesce a essere “british” nell’accettare con fair play che gliela portino via. Eppure, Roggero ha ucciso per difenderla, insieme al riflesso primordiale, pavloviano, automatico a difendere la famiglia, l’amata, la prole. Sentimenti blasfemi per il politicamente corretto che necessitano della più severa sanzione. Il suo dovere, agli occhi dei buonisti, sarebbe stato di porgere l’altra guancia, non di una Sfida all’o.k. corral con i delinquenti. Ora è in carcere a scontare una condanna che è eccessiva. Sguaiatamente abnorme, come solo lo Stato riesce a essere quando vuole impartire un insegnamento esemplare ai suoi sudditi. Ciononostante, la vicenda di Mario interroga le coscienze della gente perbene. E non ne vellica la pancia, come insinua con urticante idioma la parte buonista del nostro mondo piccolo. Ma il punto di snodo della vicenda non è cosa abbia fatto Roggero. La domanda alla quale dovremmo rispondere è un’altra: cosa avremmo fatto noi al suo posto, nelle condizioni date. Francamente, non lo sappiamo. Bisognerebbe trovarcisi in quella condizione lì, estrema, insostenibile al punto da togliere il respiro, da sottrarre ossigeno al cervello. Essere lì e avere davanti agli occhi una figlia a cui una belva punta un coltello alla gola. Non sarà legalmente consentito ma ci sta che in quell’attimo risolutivo di una vita condotta su un binario di rettitudine avvenga la svolta che cambia di senso una esistenza altrimenti ordinaria; dove la vittima si riscopre carnefice senza averlo pianificato; dove l’azione omicida si trasforma agli occhi dello stesso protagonista in atto d’igiene sociale.
Per quanto possa apparire bizzarro, scorgiamo nella vicenda umana di Roggero un segno che, sebbene poco più di una pallida orma, lo accomuna all’Antigone della tragedia sofoclea. In controluce, si coglie il conflitto inconciliabile, duro, senza pietà né ravvedimento, tra l’imperio della legge- dura lex, sed lex – e la ribellione morale.
Roggero colpevole o innocente? Per la giustizia legale, amministrata da un potere dello Stato, è colpevole; per l’idem sentire di quel popolo nel cui nome le sentenze penali vengono pronunciate non lo è. Nel suo caso la questione della legittima difesa non c’entra nulla. C’entra semmai un’altra questione che chiama le coscienze a pronunciarsi: è legittimo che in casi straordinari il singolo individuo surroghi la sovranità statuale per farsi giudice e carnefice? La gente comune si divide. Ci sta.
Dove, invece, il giudizio si configura unanime è nel bollare come assurdità il risarcimento economico dovuto da Roggero ai parenti dei rapinatori freddati. Sono anni che lo diciamo inascoltati: è uno scandalo che grida vendetta, rimborsare i criminali per i danni subiti nella realizzazione dei loro crimini. Il centrodestra oggi fa una battaglia per abolire un tale ingiusto privilegio concesso a chi delinque. Troppo tardi per Mario Roggero. Perché solo adesso?
Si comprende il centrosinistra che per suo pregiudizio ideologico non consentirebbe mai una simile modifica della norma risarcitoria. Ma la destra, dove è stata finora? Legiferare perché alcun indennizzo o risarcimento fosse riconosciuto a chi commette un reato grave, sarebbe dovuto accadere in apertura di legislatura, non in coda. Ancora una volta, il centrodestra è stato vittima della sua “sindrome di Stoccolma”, che lo spinge a fare di tutto per sembrare più edibile al palato dei buonisti.
Questo Governo ha dimostrato, in alcuni casi, di avere paura di fare cose di destra. E allora, perché ieri no e oggi si? Non è che per caso c’entri Roberto Vannacci in questa improvvisa accelerazione dopo un lungo tempo nel quale la proposta di revisione della norma riguardante la responsabilità extra-contrattuale è stata ignorata? Davvero Giorgia Meloni e compagni si sono svegliati su questo provvedimento perché Vannacci gli sta col fiato sul collo? Non vorremmo dover dire: “meno male che Vannacci c’è”, per vedere questo Governo fare qualcosa di buonsenso.
Qui nessuno nega la correttezza formale delle sentenze che hanno condannato Roggero. Ma è sotto gli occhi di tutti l’abnormità del risarcimento concesso a titolo di provvisionale ai parenti dei rapinatori uccisi e a quello sopravvissuto. Si tratta di 780 mila euro. Un’enormità. Ecco perché la politica deve intervenire. Una sentenza che premia gli interessi dei parenti delle parti lese, finisce per diventare una sentenza criminogena. Se non si rimedia adesso, si rischia che le famiglie criminali si sentano incentivate a sostenere e sollecitare le azioni criminali dei loro congiunti.
Come si dice con abusato anglicismo, i delinquenti si sentirebbero comunque win-win, perché guadagnano se la rapina va a buon fine e, a legislazione vigente, guadagnano anche se qualcosa dovesse andare storto. In questo caso, come dimostrato, ci pensa lo Stato a compensare il lucro cessante causato alla famiglia del malvivente da un incidente occorso sul lavoro. Attualmente, i rapinatori del tipo di quelli che Roggero ha freddato potrebbero adottare il claim: “Ti rapino o ti pignoro”. Che schifo! Che truffa! E poi dicono Vannacci.
Ma le anime belle urlano sdegnate: le sentenze si rispettano, le leggi si rispettano. Chi siamo noi per contraddirle? Però, ci piacerebbe che sentenze e leggi valessero per tutti, allo stesso modo e non secondo simpatia. Titanica pretesa, visto che non abbiamo mai dismesso dal novero degli italici vizi la proverbiale furbizia giolittiana, nel senso di Giovanni Giolitti per il quale “Le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici”.
La Procura Generale di Torino si è precipitata a effettuare un sequestro conservativo di 50mila euro su un conto estero di Roggero a garanzia delle spese di giustizia a cui il gioielliere è stato condannato. Ci aspettiamo la medesima attenzione e tempestività degli organismi competenti a effettuare il sequestro conservativo delle somme che Roggero pagherà ai familiari dei criminali a titolo di provvisionale, qualora risultassero pendenze finanziarie con lo Stato o con privati a carico dei defunti o criminali o del “galantuomo” sopravvissuto all’ira di Roggero.
Già, perché le vittime odierne sono stati pregiudicati incalliti. In passato, hanno subito condanne penali e provocato danni non risarciti alle loro vittime. Visto che adesso i denari ci sono, gli eredi non devono vedere un quattrino prima che chiunque abbia legittime ragioni di credito nei loro riguardi, Stato o privati, sia debitamente risarcito. Se poi i “galantuomini” passati a miglior vita o i loro parenti beneficiati hanno pendenze con l’Agenzia delle Entrate, che questa si muova a bloccare i profitti così virtuosamente maturati.
Visto che si parla di giustizia e di Stato di diritto, la legge non può valere solo se interviene a mazzolare una persona perbene. Deve valere per tutti. Sembrerà un dettaglio, ma è un modo efficace per stanare gli ipocriti. Anche quelli che si annidano negli interstizi della macchina della Giustizia.
Ribadiamo e sottolineiamo: dai magistrati, che con commendevole sollecitudine hanno bloccato i denari della famiglia Roggero, ci aspettiamo uguale rapidità con i nuovi ricchi da proventi leciti scaturiti da fatti illeciti e odiosi. Anche un solo minuto di ritardo verrebbe interpretato come un’insopportabile presa di posizione a favore di una delle parti processuali, come è già accaduto con certe sentenze emanate a favore di clandestini in odore di rimpatrio nei loro Paesi d’origine.
Ci siamo capiti? Non saremo dei giuristi, però conosciamo l’antica massima che non compare in alcun brocardo e neanche in Giustiniano o nel Codice di Hammurabi ma che, scritta in linguaggio universale chiaro e intellegibile, recita: “Cca' nisciuno è fesso”.
di Cristofaro Sola