lunedì 20 luglio 2026
Sassolini di Lehner
Alla mia età, sua maestà la prostata ogni notte mi fa balzare dal letto almeno due volte. Di qui, il ritardo quasi da Trenitalia delle visioni oniriche sempre in arrivo in concomitanza dell’albeggiare. Ieri, ad esempio, ho fatto un sogno, intorno alle 5.30. L’atmosfera era angosciosa: nella magione di un alto magistrato penetrano tre ladri armati di machete e di pistole. Intenderebbero svaligiare l’appartamento e magari stuprare, picchiare e ferire ‘ndo cojo cojo. I lavoratori a cottimo del furto e dello scasso, purtroppo, vengono sorpresi dal togato, il quale, turbato, scosso e un po’ incazzato, invece di rispettare il diritto “democratico” alla rapina inclusiva, armato di adrenalina e di Walther P38, fa fuoco, scaricando tutto il caricatore sugli esclusi. Insomma, li ferisce a morte. I condomini risvegliati dagli spari chiamano il 113. Purtroppo, la fase REM s’arresta e il sogno svanisce proprio nel momento delle arringhe finali del procedimento penale a carico del magistrato assassino. Rimasto deluso, ho provato a riprendere sonno e sogno. Niente da fare.
Perciò, continua a pulsarmi dentro l’ininterrotto dubbio amletico. Stante la giustizia uguale per tutti, il sognato magistrato sarà stato condannato a tre lustri di galera e pure costretto a risarcire le famiglie dei tre morti sul lavoro con milioni di euro? Del resto, rubare, scassinare, rapinare, scippare sono impieghi pericolosi. Prima o poi, un Esecutivo a campo largo, ben sparso di Salis, dovrà decidersi ad assegnare ai ladroni incidentati la tutela dell’Inail e i diritti sindacali previsti dallo Statuto dei lavoratori. Del resto, vige già dura lex sed lex per i derubati e gli aggrediti, ma bona lex per gli aggressori. Oppure, il magistrato, giammai persuaso da papa Bergoglio, che cambiò il decalogo, definendo provvidenziale il furto, anzi implacabile difensore di casa sua e della propria famiglia, verrà assolto e, per giunta, risarcito dalle famiglie dei delinquenti morti ammazzati con congrua somma?
Ai posteri dormienti l’ardua sentenza, sperando che nessuno, sognando, tiri in ballo i precedenti della sezione disciplinare del Csm, dando per scontata l’assoluzione del magistrato non inclusivo. Sarebbe, infatti, un incubo sognare che chi giudica e condanna gli altri prosciolga se stesso e i propri colleghi. Almeno nei sogni dimenticarsi dell’esistenza della casta faraonica togata produce migliori effetti sulla veglia-sonno della melatonina. Buona notte, amici de l’Opinione delle libertà e sogni d’oro.
di Giancarlo Lehner