lunedì 20 luglio 2026
“Ad impossibilia nemo tenetur”. Sulla legge e sulla applicazione della esimente della legittima difesa persino il generale Roberto Vannacci dà lezioni a Matteo Salvini. Oramai in piena fase “Papeete due la vendetta”.
Parlare di candidatura di una persona condannata, a torto (sicuramente) o a ragione, a 14 anni e 9 mesi di reclusione, con relativa perdita perpetua dei diritti elettorali attivi e passivi, significa prendere in giro i propri elettori. Ed esporsi allo scherno dei propri avversari politici. Interni o esterni al relativo schieramento.
Per l’appunto, significa innestare una possibile reazione a catena come quella che travolse la Lega all’epoca del Papeete uno.
Inoltre, illudersi di mettere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fronte a una sorta di fatto compiuto, come ha tentato di fare il Guardasigilli Carlo Nordio, è fantapolitica allo stato puro.
Continuando così – e facendosi del male – la grazia a questo signor Roggero non verrà data mai. Sicuramente non nei tre lunghi anni che mancano alla fine del settennato dell’attuale inquilino del colle.
Per tacere il fatto che, a forza di parlare della certezza della pena, per la nota “eterogenesi dei fini”, c’è il forte rischio che a sperimentarla non sia un violentatore extra comunitario o un aspirante jihadista. Ma proprio questo gioielliere che maldestramente si sta facendo convincere che la cosa si risolverà in maniera mediatica – o social – a furor di popolo. È evidente che non sarà così.
E chi governa lo stato farebbe bene ad evitare l’ennesimo autogol.
Anche perché, se è vero che prima di rimandare Conte al governo gli italiani ci penseranno bene, non si può continuare a vivere di rendita sugli ottimi risultati dei primi anni del governo Meloni commettendo una serie pressoché infinita di “cazzate” negli ultimi dodici mesi di legislatura.
di Dimitri Buffa