Il ravvedimento tardivo e il conformismo eterno

giovedì 9 luglio 2026


Alla fine, il buon senso ha bussato alle porte di Più libri più liberi. Gli organizzatori della fiera dell’editoria indipendente hanno fatto marcia indietro sul famigerato “patentino antifascista”, riconoscendone di fatto l’inutilità. E questa è, senza ombra di dubbio, una buona notizia.

Ammettere che quella sorta di patente burocratica di legittimità democratica fosse una follia è il primo passo per restituire dignità alla cultura. La pretesa di dover firmare una dichiarazione preventiva di “buona condotta ideologica” per poter esporre libri a una fiera era un paradosso grottesco: una toppa peggiore del buco che pretendeva di chiudere. Bene il dietrofront, dunque. Meglio tardi che mai.

LA NOTA DOLENTE: IL GREGGE DEL “SISSIGNORE”

C’è però un dettaglio che lascia l’amaro in bocca e trasforma questa vittoria del buonsenso in un campanello d’allarme per l’intero panorama culturale italiano. Pare infatti che solo sette editori su circa trecento abbiano avuto il coraggio, la dignità o, più semplicemente, la lucidità di dire: “No, questo foglio io non lo firmo”.

Tutti gli altri? Si sono messi in fila, hanno preso la penna e hanno eseguito il compitino assegnato come diligenti scolari. Si sono piegati, senza fiatare, a quella che appare come un’assurdità. Perché di questo si tratta: una misura tanto insignificante sul piano pratico quanto degradante su quello simbolico per chi della libertà di pensiero dovrebbe fare il proprio mestiere.

IL CONFORMISMO COME REGOLA

Il dato più significativo che emerge da questa vicenda non è tanto il tentativo di imporre una certificazione ideologica, quanto la disponibilità diffusa ad accettarla senza obiezioni. Quasi trecento editori ˗ persone che, per definizione, dovrebbero promuovere il pensiero critico, l’indipendenza di giudizio e il dubbio ˗ hanno preferito allinearsi, pur di non rischiare l’esclusione dalla fiera o di alimentare qualche polemica sui social.

Se per fermare una deriva burocratica e grottesca è bastato un bagno di realtà da parte degli organizzatori, per curare il conformismo cronico di una parte del nostro panorama culturale servirà molto di più.

Il “patentino antifascista”, almeno per il momento, non c’è più. Il riflesso condizionato di obbedire a qualsiasi sciocchezza pur di restare nel coro ritenuto “giusto”, purtroppo, sembra invece essere rimasto intatto.


di Salvatore Di Bartolo