lunedì 15 giugno 2026
Nel 1949, vent’anni prima del primo sbarco sulla Luna, lo scrittore americano Robert A. Heinlein pubblicò L’uomo che vendette la Luna: il protagonista Delos David Harriman è un imprenditore visionario convinto che la prima missione privata verso la Luna sia l’affare del secolo. Quando i soci gli chiedono stime e proiezioni, risponde: è come chiedere ai fratelli Wright quanto avrebbe guadagnato un giorno la Curtiss-Wright costruendo aeroplani. Le visioni, sostiene Harriman, non si quantificano – si realizzano. Elon Musk si trova oggi di fronte allo stesso dilemma. Nel prospetto dell’Ipo di SpaceX non compaiono cifre su quanto l’azienda guadagnerà sulla Luna, su Marte o nel turismo spaziale. Il documento si limita a dichiarare che “i nostri sforzi spaziali potrebbero portare alla nascita di nuovi mercati da trilioni di dollari sulla Luna, su Marte e oltre”. Agli occhi degli investitori più tradizionali, suona come fantascienza. I critici non mancano: il professor Jay Ritter dell’Università della Florida ha avvertito che anche se Starlink generasse decine di miliardi di profitti, quei soldi potrebbero essere dirottati verso Marte invece di essere distribuiti agli azionisti. È un’obiezione finanziariamente comprensibile, ma storicamente miope. Larry Page e Sergey Brin fondarono Google senza un modello di business: sapevano solo di voler costruire il miglior motore di ricerca del mondo, certi che il modo per monetizzarlo sarebbe emerso da solo. Oggi Alphabet è una delle aziende più preziose al mondo. Prima di loro, Henry Ford, Thomas Edison e Jack Ma hanno avuto tutti grandi idee prive di proiezioni numeriche convincenti. Eppure hanno cambiato il mondo. Nel frattempo si scrive la storia. Ieri SpaceX ha debuttato al Nasdaq con un’Ipo da record che punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al precedente primato mondiale dei 29 miliardi di Saudi Aramco nel 2019. Le azioni sono state prezzate a 135 dollari per una valutazione di quasi 1.800 miliardi, a fronte di ricavi 2025 di circa 19 miliardi ma ancora nessun utile netto. L’azienda sta spendendo moltissimo per sviluppare Starship e portare in orbita migliaia di satelliti Starlink, perdite che lette fuori contesto sembrano allarmanti, ma che potrebbero semplicemente essere il prezzo per un futuro spettacolare che è difficile immaginare – esattamente come sosteneva Harriman.
(*) Saggista, autore del libro New Space Capitalism
(**) Tratto dal sito dell’Istituto Bruno Leoni
di Rainer Zitelmann (*)