giovedì 21 maggio 2026
Sassolini di Lehner
Nel mio piccolo non mi sdegno, anzi mi dissocio dal presidente Sergio Mattarella, dalla procura di Roma, dal governo Meloni, dall’intero Parlamento, dalla totalità dei mass media. Preferisco restare estraneo, evitando il rumore della folla oceanica. Tutto solo e soletto, non mi sdegno per il comportamento di Itamar Ben-Gvir. Neppure solidarizzo con i marinaretti della Global Sumud Flotilla, la cui portavoce è la “caritatevole” e “umanissima” Maria Elena Delia, che annunciò il proprio festeggiamento per la morte di Silvio Berlusconi, definendolo “losco figuro”: “Scenderò in strada con champagne, trombetta e coriandoli”. Non si tratta soltanto di una portavoce, bensì della perfetta rappresentazione del profilo morale, kurturale e politicantista dei flotillanti. Non mi sdegno e mi dissocio dal coro pressoché unanime, sia perché immune dal pregiudizio e dall’odio antigiudaico del subconscio cattolico, già complice primario delle leggi razziali fasciste, sia perché non intendo ammucchiarmi ed essere l’ennesimo utile idiota a sostegno della guerra propagandistica condotta, purtroppo con successo, dagli assassini e dai terroristi di Hamas. Codeste navigazioni, infatti, né punto né poco aiutano i palestinesi di Gaza, trattandosi di provocazione continua mirata alla reazione da parte israeliana. Una volta che i gitanti agit-prop vengono fermati, arrestati, perquisiti, magari presi in giro e costretti a stare in ginocchio, ecco allora il secondo decisivo atto della sceneggiatura, il cui itinerario drammaturgico è stato magistralmente redatto dai terroristi, brutali eppur geniali.
I cervelloni di Hamas, del resto, sono gli eredi naturali di Amin al-Husseini, il Gran Muftì di Gerusalemme, il sostenitore, con l’aggiunta dei propri suggestivi consigli, del programma nazista di sterminio degli ebrei. Allievi del mago della persuasione, il provetto retore Paul Joseph Goebbels, il ministro della propaganda del Terzo reich, conoscono perfettamente la tecnica psicologica, per accrescere l’odio verso il “cattivo ebreo”, attraverso lo spettacolo delle vittime della “perfidia giudaica”. Ecco, dunque, la scena dei poveri naviganti atterrati sul pavimento, immagine ottima e abbondante, per intenerire, commuovere, sdegnare le anime belle, ipocrite e paciose degli occidentali, che non vivono e non resistono dal 1948 alle aggressioni, agli attentati, alle bombe, ai missili, alle intifade, ai miliardi di islamici che rimirano minacciosi Israele, avendo un unico obiettivo: soluzione finale della questione ebraico-israeliana, cancellazione dello Stato e degli otto milioni di componenti il popolo di Mosè.
Certo, Hamas ha buon gioco nel vincere la battaglia propagandistica, grazie al comportamento che Mattarella definisce “il livello infimo di un ministro”, mentre il governo di Pedro Sánchez lo marchia a fuoco come “mostruoso, indegno, disumano”. Itamar Ben-Gvir, certo, è beffardo e duro, tosto e troppo diverso, e per questo imperdonabile, dall’icona dell’ebreo inerme vittima dei pogrom, quindi destinato a capo chino al macello nei lager e nelle camere a gas. Assai colpevolmente differente anche dalle donne e dai bambini trucidati dai macellai del 7 ottobre. Infatti, a quanti lo criminalizzano ha risposto da ebreo assai diverso dall’immaginario buonista occidentale – bravo da indifeso e da morto, pessimo da vivo e reattivo: “C’è chi ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo. Israele ha smesso di essere un bambino da prendere a schiaffi. Chi arriva nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non gli daremo l’altra guancia”. Itamar ha perfettamente ragione, eppure, in luogo di conclamare quanto si sia rotto le pro-Pal, dovrebbe farsi furbo e imparare l’arte della dissimulazione onesta dal pugliese Torquato Accetto. Per diradare un po’ la folla oceanica dei piagnucolosi, forse sarebbe meglio fingere di accarezzare i provocatori organizzati ed ispirati da Hamas, da compatire amorevolmente, trattandosi di patetici grulli, di nullità affamate di fama o di fasciocomunisti di ritorno, travestiti da pro-Pal.
di Giancarlo Lehner