mercoledì 22 aprile 2026
Sassolini di Lehner
Il giornalista Vladimir Solov’ëv ha insultato Giorgia Meloni, in italiano ed in russo, definendola “donnuccia cattiva”, “fascista”, con l’aggiunta dei soliti epiteti da squadra della buon costume che i bulli utilizzano per declassare, dal trono al marciapiede, l’eterno femminino regale. Chi ha la colpa manifesta d’esser donna, magari addirittura orgogliosamente etero, difficilmente sfugge a simili offese.
Quindi, a riparar le ingiurie, immediata convocazione dell’ambasciatore della Federazione russa ed unanime solidarietà a Giorgia, financo da parte di Sergio Mattarella.
Il livore del turpiloquente Vladimir si spiega non solo per la vicinanza allo Zar, ma soprattutto perché, sanzioni dopo sanzioni, il governo italiano gli ha “congelato” due belle ville sul lago di Como, fra l’altro danneggiate da continui atti vandalici.
Il volgarone di Rossija 1, insomma, è assai adirato, anzi è furibondo.
Eppure, il turpiloquente in cirillico e nel nostro alfabeto rimane un dilettante, se confrontato con certi Giorgiafobici nazionali.
Eppure, non risultano parole di solidarietà tanto diffuse per i quotidiani insulti che Meloni riceve dall’ottobre 2022.
Cito soltanto alcune villanìe provenienti, da oltre 1.600 giorni, da parte di un solo professionista schernologo, il ragionier Roberto D’Agostino:
‒ Ducetta azzoppata
‒ Poverina
‒ Lecca-lecca
‒ Tap(p)ina
‒ Draghetta
‒ Melona
‒ Ducetta-vendetta
‒ Cazzate dell’armata brancameloni
‒ Ducetta, ducia e nana bionda
‒ Giorgia, ch’hai la faccia come il…camaleonte
‒ Statista della Sgarbatella
‒ Portiera della Garbatella
‒ Trumpetta della Garbatella
‒ Sora Giorgia diventata di colpo “sòla Giorgia”
-Salamandra della Garbatella
‒ Armata branca-Meloni
‒ La cheerleader della Casa Bianca
‒ Una piazzista chiamata Giorgia Meloni
‒ Scaricata come una colf del Guatemala
Insomma, l’ebreo askenazita si faccia tradurre in yiddish e studi a fondo le sparate quotidiane di Dagospia, se veramente vuole passare da villano una tantum a spregiatore seriale di Giorgia Meloni.
di Giancarlo Lehner