L’odio melonifobico travolge pure i protozoi

sabato 18 aprile 2026


Sassolini di Lehner

Odio e livore condannano la morfologia alla transessualità? La grammatica, vestita di cattivo gusto, sfila nei gay pride? Pare che possa trasfigurarsi in arcobaleno e trash. È il patetico caso del mio carissimo, indispensabile, prezioso collaboratore involontario, Roberto D’Agostino. Nella furia biliosa contro Giorgia Meloni, da mesi scomoda l’intera famiglia Berlusconi, a cominciare da Marina, data sempre, con presunzioni drammaturgiche, per impicciona insoddisfatta, sino all’ira funesta, della conduzione di Forza Italia. Applicando sapientemente il divide et impera, Roberto spara l’intero repertorio del turpiloquio e dell’insultoloquio, arrivando a definire Antonio Tajani, reo di non disarticolare il centrodestra, “l’ameba ciociaro”. Il suddetto microrganismo unicellulare è, in verità, attrezzato a mutare forma al fine di muoversi e alimentarsi. Non risulta, però, nelle sue curiose attitudini da Zelig, anche il trascorrere dal genere femminile al maschile. L’ameba, infatti, all’insaputa di Roberto, è rigorosamente e orgogliosamente femmina.

A parte la mortale “mangia cervello” non ancora accolta e inclusa in Italia – i magistrati ci stanno lavorando in nome della Costituzione, per diritto d’asilo alla Naegleria fowleri – l’ameba nazionale può, favorita dal caldo-umido della Ztl capitolina, causare l’amebiasi, i cui sintomi vanno dalla diarrea lieve sino alla forte dissenteria grammaticale. Una volta guarito, grazie all’'assunzione di paromomicina o metronidazolo, anche l’infettato turpiloquente e tajanifobico capirà che l’ameba, eterosessuale e non omosessuale o transitante, non è mai “ciociaro”, essendo morfologicamente “ciociara”. La nostra grammatica non sarà la più bella del mondo – Iosif Stalin, infatti, non ci mise bocca – eppure andrebbe rispettata come la Costituzione.


di Giancarlo Lehner