martedì 14 aprile 2026
Presi dal panico i Paesi europei come l’Italia e quelli di sinistra come nel resto d’Europa si sono fatti suggestionare nella corsa a deprecare Donald Trump. Improvvisamente sembrano tutti essersi trasformati in centri sociali dove si manifesta per la pace solo quando in guerra ci stanno Usa e Israele. Più comprensibile, forse, ma discutibile in quanto non ex cathedra, la posizione del Papa e la politica estera del Vaticano apparentemente improntata alla paura di mettersi contro i Paesi islamici e la Cina. E quindi viene comoda la scorciatoia un po’ da don Abbondio di prendersela con i Paesi democratici quando sono costretti a promuovere guerre utili alla sopravvivenza di tutto il resto dell’Occidente, cristiani compresi. E così si va in Algeria, peraltro seconda patria di Sant’Agostino – e quindi idealmente degli agostiniani come Papa Leone XIV – ma non in Congo o in Nigeria dove i cristiani sono massacrati tutti le settimane anche dentro chiesa. È vero che anche in Algeria li perseguitano e li hanno ammazzati, ma oramai le canagliate del Fronte islamico di salvezza della metà degli anni Novanta chi vuoi che se li ricordi? Meno si capisce l’accondiscendenza alla Cina e al fatto che in loco i vescovi vengano nominati solo dopo l’approvazione di Xi Jinping.
Quindi come scorciatoia per promuovere la visione irenica del mondo non resta che prendersela con Israele, a costo di alimentare i vecchi e mai sopiti sospetti di strizzare ancora l’occhio all’antisemitismo di matrice cattolica e cristiana in genere. Per nulla invece comprensibile l’atteggiamento del governo in carica che, travolto dalla sconfitta al referendum sulla giustizia che si sta trasformando in una Waterloo in progress, non trova di meglio che accodarsi all’Europa a trazione sinistrorsa nel deprecare Trump. Che nel caso italico è un vero e proprio rinnegare tre volte Donald prima che il gallo canti. Pagherà questo atteggiamento diplomatico da confusione mentale? Difficile dirlo. Va ricordato però che gli elettori scelgono l’originale non gli improvvisati epigoni. E quindi la sinistra ha un’autostrada su cui buttarsi a piena velocità facendo propaganda sulla tardiva resipiscenza anti Trump e anti-Benjamin Netanyahu del governo in carica. Insomma, la sindrome di don Abbondio alla lunga non paga. Anzi. E proprio parafrasando, a proposito di rapporti tra cristianesimo e impero, si può tranquillamente preconizzare che “in hoc signo non vinces”.
di Dimitri Buffa