Si vis Nobel, para bellum

lunedì 2 marzo 2026


Sassolini di Lehner

La Norvegia è famosa per il farikal (piatto nazionale a base di agnello e verza), le patate autoctone, il Sole di mezzanotte, l’Urlo di Edvard Munch, l’aurora boreale, la maestria nel football ˗ ne sanno qualcosa le salmonate affumicate a puntino Roma, Inter e nazionale italiana ˗ infine, per il Nobel per la Pace.

Grande stima, dunque, per questa Nazione in verticale che si allunga imperterrita dal clima relativamente mite di Bergen fino ai meno 40 gradi del Polo Nord.

L’idiozia, però, a volte regna sovrana nelle capocce che assegnano il Nobel. Sarà il gelo norvegese o gli acidi urici da troppa carne di renna ed alce, fatto è che, nell’ordine, diedero il Nobel della pace:

1) al cretinetti Al Gore, perché, a completare il campionario di scemenze, previde a breve, nel 2006, la desertificazione dei Paesi ˗ Italia compresa e da allora sempre più alluvionata ˗ del Mediterraneo;

2) al bellicista bombarolo Barack Hussein Obama

3) a Willy Brandt, il socialsospettato di oscuri rapporti con la Ddr e il Kremlino, mentre i comunisti sovietici mettevano a punto gli SS20 per cuocere l’Europa.

Inoltre, gli idioti da bolo iperproteico, forse colti da digestione con distrazione, si dimenticarono di offrire il Nobel pure a quel mascalzone, nota gramigna infestante da decenni casa nostra, che fornì impunemente strumenti di puntamento molto precisi ai suddetti missili con testate nucleari destinati a bruciare anche l’Italia. Quell’affarista senza scrupoli, complice per vil denaro dei guerrafondai rossi, meritava più attenzione non solo da Oslo, ma anche da Mosca, visto che Leonid Breznev, troppo spremuto dal Pci di Enrico Berlinguer assatanato di dollari sovietici, decise di risparmiare, evitando di pagarlo per il luciferino servizio reso. Se ne ricordò, tuttavia, Ciriaco De Mita, sostenuto in tutti i modi e da sempre dal mascalzone mercenario nelle battaglie contro l’anticomunista Bettino Craxi. L’uomo venuto da Nusco sostenne, infatti, la necessità di fornire all’Urss un cospicuo aiuto economico, una sorta di osceno piano Marshall, per fornire ossigeno al regime poliziesco ed opevaio nemico giurato dei lavoratori ed anche perché Michail Gorbačëv, con le tasche piene, potesse onorare finalmente il debito col cinico creditore anti-italiano.

L’oscenità non andò in porto anche perché Craxi si oppose ad ogni aiuto economico, senza la preventiva riforma della scriteriata economia sovietica, dove l’assurdo era normale prassi, come perdere, ogni anno, il 30 per cento circa del petrolio per condutture difettose o dadi non ben stretti.

Del resto, il segreto del disastro era celato nella canzoncina popolare: Il Governo finge di pagarci e noi fingiamo di lavorare.

Insomma, Craxi fu l’unico vero fautore della perestrojka di fatto, non quella a chiacchiere e mai neppure tentata da Gorby.

Ebbene, Donald Trump, dopo aver monitorato a fondo la patologia neuronale da ghiaccio artico, al fine di beccarsi finalmente l’agognato Nobel, invece di dannarsi per pacificare i guerreggianti, ha capito cosa fare. Quindi, ha dichiarato guerra a quei santissimi assassini sciiti che, con la benedizione dell'intelligencija occidentale organica all’imbecillità socialcomunista, hanno ridotto la civile Persia in una funerea Ira-n di dio. 

Chillullah, certo, è grande, ma, come la nicotina, nuoce gravemente alla salute dei popoli.

In quel di Oslo, dunque, soltanto dopo il millesimo colpevole o innocente esploso, può di norma scattare l’assegnazione del Nobel per la Pace, ovviamente al lanciatore di mortali stupidaggini o di ordigni micidiali. 

Incoerenza da cretinismo artico, opaca follia, allergia alla solanina da patate autoctone? Non proprio, anzi, per certi versi, meccanismo paradossale, eppur coerente, visto che il fondatore, quel geniaccio di nome Alfred Nobel non inventò fiorellini candidi, rami di ulivo, colombe, bensì la funesta dinamite.

Morale della favola: Si vis Nobel, para bellum.


di Giancarlo Lehner