Mi chiamo Donald e risolvo problemi (ereditati dai dem)

lunedì 2 marzo 2026


Chi non ricorda lo strepitoso “Pulp fiction”, film che fece conoscere al mondo il talento splatter comico di Quentin Tarantino? Chi non ricorda la sequenza di scene in cui i due killer protagonisti, uno bianco (John Travolta) e uno nero (Samuel L. Jackson), si devono rivolgere al mitico Wolf (Harvey Keitel) per fare scomparire il cadavere di un piccolo pusher ammazzato in macchina con incredibile spargimento di tracce ematiche? “Mi chiamo Wolf e risolvo i problemi” è stato per anni un tormentone usato come metafora per qualunque cosa.

Ecco oggi Donald Trump sta impersonando quello stesso personaggio di Wolf e risolvendo tutti i problemi geo politici degli Usa sedimentatosi in anni di errori per lo più commessi da amministrazioni democratiche americane (al netto delle cazzate di Bush figlio).

Dalla Cuba della Baia dei Porci al golpe islamista di Khomeini in Iran, passando per il Venezuela e la proliferazione di tutti i movimenti terroristi del globo terracqueo. Per Saigon e il povero Vietnam del Sud purtroppo non c’è più nulla da fare. Ma almeno il Venezuela, l’Iran e Cuba forse avranno un migliore destino. E questo è − per dirla all’americana − “a matter of facts”.

Te lo ha dato lui – sinora − il multilateralismo e il declino americano di cui cianciano gli interessati esperti di casa nostra, da Lucio Caracciolo in giù.

Purtroppo questo provoca antipatie: in un’Europa che si è seduta sulla rassegnazione alla sinistra woke e all’islam geopolitico, con paradossi esistenziali come i programmi giornalistici di Rai Radio tre che con i soldi pubblici fa sempre propaganda per l’ipocrisia dello Stato di diritto e dell’Onu. Foglia di fico che funziona sempre per giustificare l’antiamericanismo e l’ostilità contro gli ebrei.
Specie quando si sorvola che ormai le Nazioni Unite sono dominate dagli Stati canaglia. Con paradossi come la nomina della rappresentante governativa dell’Iran degli ayatollah nella commissione per le pari opportunità uomo donna. Ecco perché, oggi come oggi, un’America che torni a incarnare il ruolo di Gendarme del mondo sta sul cosiddetto a tutti.

Mentre coloro che accettano questo male necessario vengono trattati da fascisti. Sono più confortevoli evidentemente i criminali come Khamenei e Maduro. Almeno per la sinistra woke americana ed europea. Un po’ come nei film di mafia sono più simpatici i boss che chi cerca di arrestarli.

Ieri nei social ufficiali della North Carolina si leggeva questo concetto: ora che Maduro e Khamenei sono stati messi fuori gioco, i peggiori nemici degli Usa sono da cercare tra i Democrats.

E in effetti l’ infantilismo politico è persino più difficile da superare e più pericoloso che gli stessi regimi abbattuti da Trump.

Tuttavia una persona che rimettesse a posto gli errori, sempre dell’America, quella democratica che da John Kennedy in poi ha permesso di fare accerchiare gli Stati Uniti e Israele all’Onu da un nugolo di Stati canaglia e di accettare un evocato declino − che in effetti è solo un “wishful thinking” dei tanti pensatori (si fa per dire) “de noantri” − ci voleva. Eccome se ci voleva.

Trump forse non ha lo stesso tipo di understatement di Reagan o della Thatcher. Ma come loro sta facendo molto bene il lavoro sporco di sbarazzarci di questo asse del male che al momento arranca con le ossa e le corna rotte.

Non sarà il massimo ma è meglio di niente. E se non gli daranno il Nobel per la pace almeno l’Oscar per la migliore sceneggiatura del ritorno dell’Amerika con la Kappa che piaceva tanto a Kossiga − anche lui con la Kappa − non glielo può togliere nessuno.

D’altronde oggi il buon senso è ritenuto di destra mentre il senso comune di sinistra. Ma sarà comunque sempre più difficile schierarsi dalla parte di quest’ultimo.


di Dimitri Buffa