giovedì 12 febbraio 2026
Tra manifestazioni rumorose e risate silenziate
Renzo De Felice sosteneva che il fascismo era una forma di totalitarismo di sinistra. Jacob Leib Talmon ammoniva che persino le democrazie più convinte della propria bontà possono scivolare nel totalitarismo. Due studiosi del secolo scorso, eppure sembra stessero parlando di oggi.
La sinistra italiana di questi ultimi anni si distingue per un curioso paradosso: proclama la democrazia, ma attacca chi dissente, ostacola comici e intellettuali critici, e protegge manifestazioni violente. Chi osa parlare fuori dal coro diventa nemico della democrazia; chi urla più forte in piazza diventa eroe. Una scena grottesca, ma tristemente reale.
Gli esempi abbondano. Nel 2009 Benedetto XVI non poté parlare a La Sapienza. Nel 2024, esponenti di destra bloccati fuori dalle facoltà universitarie. Nel 2025, lezioni del professor Rino Casella interrotte dai manifestanti. Nel 2026? La storia si ripete, come un disco rotto: dibattiti cancellati, conferenze annullate, comici ostacolati. La tolleranza è diventata selettiva, la pluralità un ostacolo.
E poi c’è il clou dell’ironia: la separazione delle carriere della magistratura. Tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, alcuni prestigiosi esponenti della sinistra italiana appoggiavano questa riforma responsabilmente: Tommaso Nannicini spiegava: “Non è un attacco alla magistratura… è il completamento logico della riforma del 1989”. Stefano Ceccanti aggiungeva: “Per 25 anni abbiamo sostenuto la separazione delle carriere… una proposta coerente con una democrazia riformista.” Augusto Barbera parlava di tradizione riformista, Anna Paola Concia ed Enrico Morando confermavano: buon senso puro.
Oggi, invece, quel principio diventa motivo di manifestazioni di piazza, proteste, titoli scandalistici. Distinguere ruoli e responsabilità? Terrorismo istituzionale! Riforma della magistratura? Atto sovversivo! È l’esempio perfetto di come un’idea seria possa trasformarsi in uno spettacolo grottesco.
E mentre il centrodestra cerca di far funzionare il paese, riformare, sostenere l’economia e mantenere tutto in equilibrio, la sinistra che si dichiara pluralista mostra la sua vera vocazione: punire chi osa dissentire, difendere chi urla più forte e trasformare il dibattito in una sceneggiata da piazza.
Ma per fortuna i cittadini sono abbastanza intelligenti da non ignorare questi segnali. Sanno distinguere tra chi governa per far funzionare il paese e chi protesta per farsi notare.
Sanno che la libertà non è un privilegio di chi urla più forte in piazza, ma il diritto di chi osa dire la verità, anche quando disturba. E, forse più di quanto qualcuno voglia ammettere, continueranno a tenere gli occhi aperti, anche quando il dibattito pubblico della sinistra sembra una sceneggiata senza fine.
di Claudia Conte