La memoria a garanzia del futuro

martedì 27 gennaio 2026


Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa arrivarono ad Auschwitz-Birkenau, spalancando le porte sull’orrore dei campi di sterminio: un sistema “industriale” costruito dai nazisti allo scopo di cancellare la presenza del popolo ebraico dal mondo. La Shoah non fu un incidente della storia, ma il prodotto di uno Stato moderno che ha utilizzato burocrazia, scienza e tecnologia per realizzare la “soluzione finale”. Riconoscere tutto ciò nel Giorno della Memoria significa avere contezza che la barbarie può nascere e svilupparsi all’interno di società istruite, avanzate e che il Male raramente assume forme riconoscibili. Quasi sempre si appalesa gradualmente accreditando l’odio come un sentimento socialmente accettabile e riducendo “l’altro” a problema, a numero, a minaccia perenne per l’umanità. Infatti, prima che venissero messe in funzione le camere a gas furono varate le Leggi di Norimberga (per la cittadinanza del Reich e per la protezione del sangue e dell’onore tedesco) mentre montavano la violenza e una feroce propaganda antiebraica. Il tutto accadeva in un contesto di “assordante silenzio”. In tal senso, la Memoria non può essere solo commemorazione e lutto, ma deve, invece, quotidianamente assumere la cifra della responsabilità politica e civile ad opera di ciascuno.

Tanto più che oggi la Shoah, non di rado, viene relativizzata, strumentalizzata, talvolta finanche negata. Il rischio che si corre non è solo di dimenticare ciò che è stato il “Male assoluto”, ma è anche quello di non percepire la gravità di un sempre più diffuso antisemitismo. Ammoniva lo storico Walter Laqueur che “quando il ricordo perde la sua forza critica smette di essere un argine”. Ricordare il Novecento significa interrogarsi sugli inquietanti segnali che vediamo riemergere: l’autoritarismo presentato come ordine, un linguaggio sprezzante nei confronti dei più deboli, l’idea che i diritti debbano essere selettivi. La storia non va in replica, ma i suoi meccanismi sì. Ed è questa la ragione per cui il 27 gennaio c’impone due cose: di non dimenticare il passato e di vigilare sui pericoli del presente. Scriveva Primo Levi: “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo”. La Memoria è l’unica garanzia per il futuro.


di Francesco Carella