venerdì 23 gennaio 2026
Il dadaismo di Donald Trump non è una novità. Prima delle invettive universali contro il Trump invasore peggio di Vladimir Putin e Xi Jinping messi assieme, si sarebbe dovuto ricordare che gli stop and go di Trump sono la chiave della diplomazia del Potus. Diplomazia da suk, è vero, però sembra che anche le cancellerie occidentalistiche debbano uscire – per dirla con Vlad Lenin – dal loro Qualunquismo, malattia infantile dell’europeismo. La Ue è spaccata tra burocratico-fancazzismo e un micronazionalismo antioccidentale (anti-yankees & anti-israeliano) che non è un belvedere. I media sparano sempre su Trump, e con ragione. Tuttavia temo che il problema vero per l’Europa siano piuttosto Putin ed Emmanuel Macron (Macron, ovvero le convulsioni della Francia, che ha suicidato un gollismo d’antan, restando priva di un liberalismo che finalmente la faccia uscire dal napoleonismo-bismarckismo).
Quanto ai leader da attaccare a mezzo invettiva ce ne sarebbero, in Europa. Mi fa specie il silenzio su Pedro Sánchez, premier spagnolo. Il suo terzo governo viene pessimamente descritto da Ai overview di Google come una specie di alleanza tra Psoe e “indipendentisti” (detto di passaggio: sono sempre più sorpreso dalla banalizzazione e dal pressapochismo della Ai). Il Sánchez tre invece, come ho scoperto in un’intervista dello scrittore spagnolo Javier Cercas su Review di dicembre:
1) Ha perso le elezioni del 2023 (nonostante l’avversario di destra venisse da una destra pasticciona e con casi di corruzione);
2) Ha formato un governo “col sostegno della destra e dell’estrema destra nazionalista”, come dice Cercas;
3) Con quelle alleanze ha dovuto agire contro il programma di governo da lui stesso proclamato;
4) La moglie di Sánchez è in attesa di giudizio, suo fratello è in attesa di giudizio;
5) Il suo procuratore generale dello Stato è sotto processo;
6) Il suo braccio destro Santos Cérdan è in carcere;
7) Il suo ex braccio destro José Luis Ábalos è in attesa di giudizio;
8) Il braccio destro del suo ex braccio destro Koldo García è in attesa di giudizio.
Poi scopriremo che il povero Sánchez non è neanche mancino, dopo che si è perso tutte quelle braccia destre. Potremmo dire lo stesso in Italia, col Partito democratico di Elly Schlein e con la destra mancina del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, due partiti che non hanno le magagne giudiziarie del premier spagnolo (del resto, in Italia i mancini non governano).
Detto ciò, è vero che a sinistra Sánchez nella sua coalizione ha insufflato anche Smr (Sumar) guidata dalla attuale vicepresidente Yolanda Díaz. Pensando alle posizioni di Podemos e dei nazionalisti baschi e catalani su Hamas, viene da dare ragione a Javier Cercas: Más País/Más Madrid, Izquierda Unida, Compromís, Equo, eccetera sono movimenti populisti esattamente come quello di Jean-Luc Mélenchon in Francia (La France Insoumise), e sono rivestiti di radicalismo di sinistra per convenienza, come il bolivarismo del fu Hugo Chávez, e come i Cinque stelle che fino all’altro ieri hanno governato con la Lega. In sostanza le alleanze di tipo “campo largo” in uso in diverse Nazioni della Ue rinunciano a ogni programma “unitario e di sinistra”, pur di raccattare voti proponendosi come salvatori contro l’avanzata delle destre. Anzi, sono privi di programmi e di una visione economica e geopolitica, a parte le solite guerre d’opinione contro Usa e Israele. Nel “campo langue” rientra tutto: l’antisemitismo, il libero mercato e il mercato “controllato”, la burocrazia e le liberalizzazioni. Gli è che le sinistre europee del campo largo sono bloccate dal loro allargamento a nazionalismi come quello palestinese (ma non quello iraniano) o quelli basco e catalano in Spagna.
A parte i campi e i santi, cresce anche un “orgoglio europeo” a mezzo stampa e social da cui bisognerebbe guardarsi bene, così com’è messa la Ue. I campolarghisti vivono di ristrettezze elettorali: i tre Paesi più importanti sono governati dal centrodestra, incluso quello schizofrenico francese, dove socialisti e il Rassemblement national sono all’opposizione, ma da quel pulpito poi tengono in vita il governo centrista-gollista. La rinuncia ai classici canoni dell’egalitarismo e dell’internazionalismo e l’eterno ritorno del campo largo (o ex sinistra) verso il diritto internazionale come sostituto della Terza internazionale sovietica è come una predica senza uditorio. Trump non si cura del Diritto internazionale, è vero, ma è altrettanto vero che il Diritto internazionale era già defunto dai tempi della Cecenia e della Crimea. Su questa materia il problema forse più importante è l’Onu. Nell’Assemblea generale la maggioranza è stabilmente in mano di despoti e sadici, mentre la cupola del potere, costituita dai vincitori della Seconda Guerra mondiale, è un continuo tira e molla tra ex alleati ora nemici, il cui frutto è l’uso perpetuo del veto. I famosi “caschi blu” Onu sono cascati nella Fossa delle Marianne, e anche per questo motivo c’è un fai da te, in quanto al menar le mani tra le Nazioni, che nasce dalla mancanza di progetti per una nuova diplomazia.
Pertanto, l’Europa e chiunque ritenga importante avere un codice comune tra le nazioni e i due blocchi geopolitici attuali dovrebbero imporre la questione di una seria riforma dell’Onu, se ciò è ancora possibile. Quanto alla Ue, la priorità è la difesa comune, avviando insieme anche il processo di formazione degli Stati Uniti d’Europa (Useu), che necessariamente necessita di dibattiti e di un progetto neo-costituzionale comune, cui seguirebbero referendum e altri passaggi. Ciò avrebbe tempi burocratici e legislativi lunghi quanto la lettura della finzionale Biblioteca di Babele di Jorge Luis Borges. Del resto come si potrebbe combinare qualcosa, se il Gruppo socialista e democratico dell’Europarlamento non è d’accordo nemmeno con se stesso? L’esempio del campo largo in salsa onusiana è preclaro: metti insieme cani e gatti e non partorirai nemmeno un topolino.
di Paolo Della Sala