Khomeinismo, una delle invenzioni dell'imbecillità intellettualoide

giovedì 15 gennaio 2026


Sassolini di Lehner

Esimio Donald Trump,

sarai benemerito in eterno se ridurrai a Maduro la teocrazia iraniana. Però, se aspiri alla gloria dei grandi immortali come Alessandro Magno e Giulio Cesare, allora in contemporanea con i missili su Teheran dovrai radere al suolo la Sorbona di Parigi, assicurandoti che sia piena di quei forsennati docenti, i quali, ispirati dalla force de frappé (non de frappe), mescolata col cognac antiamericano ed antioccidentale, dipinsero come il più liberale dei capi di Stato possibili il presunto sant'uomo Ruhollah Khomeyni. E dipinsero il costruendo regime sciita come emblema di civiltà, rispetto dei diritti, emancipazione femminile, libertà: “Le libertà saranno rispettate; le minoranze saranno protette e libere di vivere a modo loro, a condizione di non danneggiare la maggioranza; tra uomo e la donna non vi sarà disuguaglianza”.

La teocrazia, infatti, non nasce a Teheran, ma a Parigi e nelle altre capitali occidentali, dove intellettuali organici al partito stronzista di un mostro fecero un santo.

Dovresti, dunque, sputtanare, fra gli altri, vivi o morti, i seguenti complici o ciarlatani: 

- il filosofo Louis Rougier che vide in Khomeyni il novello Davide contro l'occidentalista Golia; 

- l’ambasciatore Andrew Young, che definì Khomeyni “un santo socialdemocratico”, nonché gemello omozigote di Luther King;

- l’altro ambasciatore statunitense, William Sullivan, che assimilò la belva Ruhollah a Gandhi, benché l'aytollah dato per pacifista non-violento si apprestasse a tenere in ostaggio per oltre un anno i funzionari dell'ambasciata americana;

Richard Falk, che sul "New York Times" delirò: “L’Iran può rappresentare un modello per gli Stati Uniti”;

 - il comunista Roger Garaudy, che creò il lenin-khomeynismo; 

- Marc Kravetz di Liberation, in estasi mistica per la teo-involuzione assassina: “Alle 21 abbiamo sentito le prime grida. Un urlo lungo e modulato proveniente dal profondo della gola. Allahu Akbar. Non era più uno slogan, un grido d’allarme, ma una musica pura, bella come il canto dei lupi: Allahu Akbar. Su tutti i tetti della città, le voci si rispondevano: Allahu Akbar. Il grido della guerra santa trovava la sua energia liberatoria nella notte...”;

- André Fontaine, che assimilò Khomeyni a Giovanni Paolo II; 

- Jacques Madaule, l'idiota che vide nella teocrazia “il futuro dell’umanità”;

- Michel Foucault, che mutò Marx in Maometto, per giunta condito di allucinazioni: “... per governo islamico, nessuno, in Iran, intende un regime nel quale il clero abbia un ruolo di guida o gestione». 

 - i comunisti italiani, che, attraverso l'Unità, plaudirono alle stragi: “Fucilazioni e processi sommari rispondono in qualche modo all’esigenza di rompere radicalmente con il passato. Il puritanesimo e l’integrismo islamico all’esigenza di farla finita con il degrado morale di un’intera epoca”;

- Jean Paul Sartre, che bestemmiò: “Non ho religione, ma se ne avessi, sarebbe quella di Alì Shariati (l’ideologo del khomeinismo al potere)”. 

- Lidia Campagnano, che sul Manifesto si congratulò con i mullah, perché grazie a loro ci sarebbe stata una ventata di liberazione delle donne (sic!);

- John Mearsheimer, Università di Chicago, che ragliò: “L'Iran dotato di armi nucleari porterebbe stabilità alla regione”;

- Esecutivo retto dal catto-sciita Paolo Gentiloni: Italia ospite d’onore nel 2017 alla Fiera del libro di Teheran;

-  tra gli atenei italiani, che hanno previsto 186 collaborazioni con la criminale “Repubblica islamica”, spiccano: università “La Sapienza “, 54 accordi con gli ayatollah assassini; università di Trieste, 5 accordi; università di Torino, 16 accordi.

Caro e prezioso Donald Trump, ci sarebbero altri bersagli da colpire o da sputtanare. Meglio fermarsi, però, per non svuotare del tutto i tuoi arsenali.

Intanto, egregio, continua a liberarci dai tiranni, dagli intellettualoidi e dagli idioti.

Buon lavoro!


di Giancarlo Lehner