I cultori della ghigliottina mediatica

mercoledì 14 gennaio 2026


Lunedì, nel corso di Quarta Repubblica, abbiamo assistito a una pagina di grande impatto mediatico sulla tragica vicenda di Crans-Montana. Sul tema di una tragedia che è ancora nella fase di indagine, si sono confrontati due giornalisti italiani, che secondo una nostra ben collaudata tradizione hanno già condannato alla massima pena i due gestori del bar Le Constellation, e l’ex magistrato ticinese Paolo Bernasconi, il quale ha dato una lezione sul piano di quel garantismo che nella nostra democrazia di Pulcinella funziona ancora a corrente alternata. In sostanza, sia Tommaso Cerno, attuale direttore de il Giornale, e Alessandra Viero, conduttrice di Quarto Grado insieme Gianluigi Nuzzi, hanno decretato, il primo con estrema veemenza e la seconda usando il fioretto, che le responsabilità di Jacques e Jessica Moretti vadano ben oltre la pur grave accusa di omicidio colposo plurimo. A loro dire vi sarebbero tutti i presupposti di un’azione dolosa.

Ciò significa, in parole semplici, che secondo questi due noti esponenti dell’informazione vi sarebbe stata l’intenzione di causare uno sfacelo e una strage di vittime innocenti, con l’inevitabile conseguenza di rovinare per sempre la loro stessa esistenza e quella dei loro figli. In particolare, Cerno ha usato parole pesanti come pietre, dando l’idea di mettere sotto accusa alcuni aspetti del Paese d’Oltralpe: “In Svizzera è successa una carneficina – ha tuonato il giornalista – una serie di eventi omissivi che nascono all’interno di un locale dove il fuoco è certamente la causa della morte e delle intossicazioni, ma è l’uomo quello che ha reso possibile questo orrore che ha fermato l’Italia”.

La tragedia, ha detto il direttore, “mostra la Svizzera al mondo ancora alla ricerca del filo da cui partire”. A queste affermazioni, che io considero lesive per qualsiasi sistema giudiziario che si fondi sul principio di non colpevolezza, ha così risposto il celebre magistrato della Svizzera italiana: “Ho ascoltato con deferenza la musica che avete ritenuto di presentare all’inizio di questa trasmissione. È una musica che intende portare chiarezza, portare calma, portare un secondo di sollievo alle famiglie delle vittime. Contrariamente a questa musica, i due giornalisti che avete intervistato presentano la loro personale opinione. Grazie al lavoro di tanti magistrati in Italia, in Svizzera, in Francia, si è creato un sistema che non è quello che viene proposto dai due giornalisti.Si è creato un sistema in cui anche alle vittime dei reati più gravi e anche agli imputati dei reati più gravi, si chiede risposta alla giustizia, si chiede risposta a un sistema organizzato e non si chiede risposta, invece, alle interpretazioni di persone che passano”. Si tratta di un intervento da incorniciare (a cui Cerno ha risposto sostenendo di essere rabbrividito da queste parole e di essere orgoglioso di non essere svizzero) e che afferma senza mezze misure che le sentenze le emettono i tribunali al di là di ogni ragionevole dubbio. Un punto di vista, ahinoi, assai scomodo per tutti quei pifferai magici dell’informazione che, non accontentandosi di inondare di pregiudizi i processi finiti sotto la loro attenzione, vorrebbero metaforicamente installare una ghigliottina negli studi televisivi che frequentano.

(*) Nella foto sono ritratti Jacques e Jessica Moretti


di Claudio Romiti