martedì 11 novembre 2025
Tra Elly Schlein e Maurizio Landini, il suo principale competitore per la guida del Partito democratico, siamo oramai ai ferri corti. La strumentale e irrealizzabile proposta della segretaria dem di imporre una patrimoniale europea, sull’onda del Paese dei sogni vagheggiato da Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York, è stata subito rilanciata dal capo della Cgil il quale, non pago di aver indetto uno sciopero in splendida solitudine venerdì 12 dicembre, ha alzato la posta: un prelievo straordinario dell’uno per certo sui 500mila italiani più ricchi. Ciò, in soldoni, genererebbe un gettito aggiuntivo di ben 26 miliardi. Una cifra ragguardevole da poter garantire una notevole quantità di pasti gratis a un sistema da decenni afflitto dalla malattia quasi incurabile dell’assistenzialismo. Ora, al di là della balzana e incostituzionale idea di tassare retroattivamente ogni forma di sostanza economica e finanziaria, analoga a quella messa in atto dall’attuale Governo sui cosiddetti extra-profitti di banche e assicurazioni, si tratta ovviamente di un messaggio che si rivolge essenzialmente al proprio bacino di consenso e che, per come è espresso, mira chiaramente a rinsaldare la leadership, per ciò che concerne la Schlein, o a metterla in dubbio, da parte del sempre più rampante sindacalista.
Per farla breve, mentre la segretaria del Pd, proponendo una patrimoniale europea, che avrebbe bisogno dell’accordo dell’intera pletora di Stati dell’Ue, si limita ad abbaiare alla luna, ben sapendo che la cosa resterà lettera morta, Landini cerca di apparire più concreto – sebbene la sua proposta sia altrettanto campata per aria – indicando il target da colpire e l’eventuale introito da rastrellare. Ciò, nel gioco perverso che si creato tra i due contendenti, sembra far guadagnare un punto a favore del leader della Cgil, il quale tra le sue principali doti ha senz’altro quella di presentare come fattibili soluzioni estremamente semplici per problemi estremamente complessi. Non che la pasionaria dem lo sia da meno, sebbene il suo eloquio appaia un tantino più compassato di Landini, che ogni volta che parla in pubblico sembra che sia stato appena morso dalla proverbiale tarantola. Sta di fatto che chiunque dei due personaggi alla fine prevarrà, restando solo come il famoso Highlander, sarà assai difficile che egli o ella porteranno un significativo valore aggiunto al teatrino di una opposizione sempre più sganciata dalla realtà.
di Claudio Romiti