A questo punto non ci serve un esercito

venerdì 29 agosto 2025


Anche in merito alla chimerica operazione di pacepeacekeeping in inglese  – in Ucraina, l’Italia dimostra di essere ai vertici di chi sostiene l’utopia del rischio zero in tutti i campi, compreso quindi anche quello militare. Tanto è vero che persino dentro la maggioranza di Governo spicca una sorta di pacifismo nell’eventualità di schierare truppe europee come forza di interposizione per garantire la sicurezza del Paese aggredito, una volta raggiunto una qualche forma di accordo che faccia cessare per sempre, o per un certo tempo, i combattimenti. Non se ne parla proprio, al massimo – ha più volte sostenuto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani – potremmo mandare sul terreno alcuni esperti nello sminamento. D’altro canto, secondo alcuni sondaggi il 45 per cento degli italiani sono contrari all’invio di truppe, contro il 36 per cento di favorevoli, mentre il 20 per cento è incerto. Messa in questi termini, ovvero in termini di consenso – ammesso e non concesso che si arrivi a una pace duratura tra Mosca e Kiev e che, per avventura, alla fine si decida di affiancare nostre truppe in un’operazione di pace congiunta con altri membri dell’Unione europea – se dovesse capitare una qualche disgrazia ad uno solo dei nostri militari impegnati, in Italia si scatenerebbe un putiferio a colpi di propaganda, sia tra la maggioranza che tra l’opposizione.

Bene, a questo punto noi comuni e ingenui mortali ci chiediamo: a cosa serve mantenere un esercito professionale laddove, come in ogni campo esiste un certo margine di rischio, si coltiva la pretesa che non deve mai accadere nulla che possa mettere a repentaglio la vita di vi opera a spese del contribuente? Tanto varrebbe smantellare le forze armate e, come consigliavano di fare oltre mezzo secolo orsono i pacifisti che si battevano contro l’intervento americano in Vietnam, limitarci a mettere fiori nei nostri cannoni arrugginiti. Se non altro risparmieremmo un bel mucchio di quattrini.


di Claudio Romiti