giovedì 3 aprile 2025
Sassolini di Lehner
Due brianzoli sono sospettati d’aver voluto installare telecamere, che “da remoto” avrebbero trasmesso informazioni a Mosca. Il Pm Alessandro Gobbis ha richiesto il rinvio a giudizio degli indagati, perché assoldati dall’ex Kgb (oggi Fsb), ergo, “corrotti da nazione straniera” con l’aggravante della “finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico”. I due avrebbero percepito denari per “compiere atti contro gli interessi nazionali”. Tuttavia, secondo la mia personale esperienza e stando a “carta canta” come direbbe Antonio Di Pietro, compiere atti contro gli interessi nazionali e a favore del Cremlino non configura reato. Per spiegare il rebus giuridico, devo evocare un segmento dei miei misfatti trascorsi. Mosca, 1993: spulciando negli archivi del Pcus (via Ilinka), grazie all’aiuto di Francesco Bigazzi, vado a sbattere sull’esplosivo documento, 30 gennaio 1976, firmato da Boris Ponomarëv. In quel testo pre–brigatista rosso sta scritto: “Il compagno Ugo Pecchioli della direzione della segreteria del Pci… ha rivolto al Cc del Pcus la richiesta dell’assistenza al Pci per l’addestramento di istruttori, radiotelegrafisti, esperti di tecniche di partito, di realizzazione di rifugi segreti, di individuazione di microspie, e ha rivolto richiesta di aiuto anche per la fabbricazione di documenti italiani in bianco, da utilizzare sia all’interno che all’estero…”.
Ho, però, un problema. Se lo pubblico, diranno che da perfido craxiano me lo sono inventato, al fine di colpire l’occhettiana “gioiosa macchina da guerra” in costruzione e l’appena nominato senatore Pecchioli Ugo alla Presidenza del Comitato parlamentare di controllo sui nostri servizi segreti. Come a dire: dal Kgb al Sisde o al Sismi il passo sarà automatico. Inoltre, vige la bestiale temperie nella quale il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, caccia via uno stretto collaboratore, appena nominato assessore, “colpevole”, essendo avvocato, d’aver assunto, peraltro, per un procedimento minore, la difesa di Craxi. Bettino, un vero galantuomo, invece di vendicarsi, mi vietò di far parola su una magagna privata dello stesso Rutelli. Rinuncio a malincuore allo scoop e affido il documento sulla brigata clandestina di Botteghe Oscure a un periodico russo. “Stolitsa” pubblica e io corro all’Ansa di Mosca, dove trovo il collega Fabio Squillante titubante e indeciso. Con le buone e con le cattive lo convinco a rilanciare quel botto di notizia. I quotidiani italiani pubblicano il lancio dell’Ansa. All’inizio sembra che finalmente l’Italia di Mani pulite, imbarbarita, impazzita e a testa all’ingiù, sia pronta a rimettersi nella posizione del giusto, della verità e della ragione. La Dc chiede, infatti, le dimissioni di Pecchioli, come sarebbe normale in un Paese dove l’idea di nazione e il senso della patria non fossero da tempo seppelliti ben al di sotto della modica quantità. Anche il Psi chiede le dimissioni. Io prendo il primo volo disponibile.
Arrivo a Roma, per godermi gli effetti del mio mancato scoop e scrivere qualcosa sull’Avanti! All’improvviso, senza alcuna ragione apparente, il vicepresidente dei senatori Dc, Franco Mazzola, lo stesso che aveva suonato la carica contro Pecchioli, fa retromarcia: “Non mi sento di condividere una richiesta indiscriminata di dimissioni”. Anche il terremotato e pusillanime Psi molla la presa e alle mie proteste Enrico Boselli risponde che è inutile continuare a sbattere la testa sul muro. Trascorrono poche ore e Antonio Maccanico, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dichiara: “Alla Procura di Roma c’è un’istruttoria aperta contro ignoti (sic!) sulla presunta (sic!) esistenza di una struttura clandestina del Pci e di corsi di addestramento e aiuti da parte dell’ex Unione Sovietica a movimenti (sic!) italiani. Dunque, il Governo non può che osservare il più scrupoloso silenzio...”. Si tratta in realtà di un minuto di silenzio in memoria di tre defunti, l’amor patrio, la verità e la dignità. Il Governo Ciampi non ritiene, dunque, opportuno pronunciarsi su un possibile alto tradimento e una comprovata connivenza con il nemico, che ci puntò addosso gli SS20 a testata nucleare. Fatto è che Pecchioli resta al suo posto. Che diavolo è accaduto? Oscar Luigi Scalfaro, in piena apnea da fondi neri del Sisde e non solo, il 3 novembre 1993, a reti unificate regala alla nazione il suo: “Non ci sto!”.
Ebbene, la poltrona di Pecchioli salvata dalla Dc è speculare al salvataggio in extremis del presidente Scalfaro.
Il 4 novembre 1993, infatti, accade un evento memorabile: ai dirigenti del Sisde, i quali stanno parlando troppo di fondi neri e di altri impicci, la Procura di Roma tappa la bocca. Francesco Misiani, l’ex magistrato che visse dall’interno quella singolare decisione, racconta: “Contestare il 289 agli indagati significava porli in una condizione senza via di uscita. Ogni ulteriore chiamata in correità nei confronti di uomini politici in carica o, comunque, con responsabilità istituzionali li avrebbe precipitati nella condizione di indagati per un reato gravissimo da cui sarebbero usciti con condanne pesantissime…Michele (Coiro, ndr) sbottò: “Qui si tratta di difendere un presidente della Repubblica galantuomo da una banda di masnadieri. La storia ci darà ragione...”.
Gli 007, con le loro dichiarazioni, peraltro confermate e legittimate da Amintore Fanfani, avrebbero, dunque, messo in pericolo le istituzioni, turbando il ministro dell’Interno Nicola Mancino e il presidente Scalfaro, coinvolti in vario modo nell’affaire dei fondi riservati. Il ricorso all’articolo 289 ammutolisce Riccardo Malpica, Antonio Galati, Maurizio Broccoletti, Michele Finocchi. Mancino e Scalfaro, proprio come Pecchioli, sono graziati. Dopo pochi mesi, anche l’inchiesta sui gladiatori del Pci viene archiviata:
Tribunale di Roma
Ufficio del giudice per le indagini preliminare
decreto di archiviazione
ex articolo 409 del Codice di procedura penale
Il giudice dottor Claudio D’Angelo
P.Q.M.
Visto l’articolo 409 del Codice di procedura penale
Dispone
L’archiviazione del procedimento penale in oggetto e la restituzione degli atti al Pm in sede per l’ulteriore trasmissione all’archivio.
Roma, 6 luglio 1994
Il giudice
Dottor Claudio D’Angelo.
Visto il precedente, i due brianzoli, indagati per molto meno, possono, perciò, stare tranquilli.
di Giancarlo Lehner