La pace spaventa più della guerra

mercoledì 26 febbraio 2025


Sassolini di Lehner

Capisco che Kamala Harris sconfitta 5 a 0 – un tempo sarebbe finita sul “Tifone” – da Donald Trump ha mandato ai matti mezzi busti, politicanti, Zan-zanisti, green-squilibrati, intere redazioni di Sky, La7, Rai 3, Mediaset, Tv 2000, più i solipsisti disperati giorgiafobici: Tiziana Panella, Roberto D’Agostino, Annalisa Cuzzocrea. Però, resto basito nel verificare quanto la possibile fine delle stragi in Ucraina procuri in mezzo mondo panico collettivo e mattane. Certo, i tre anni di guerra hanno pure significato che morte e distruzione non vengono tutte per nuocere. Si è trattato e si tratta anche di affaroni sia di chi produce armamenti, sia di banchieri, politici ed oligarchi dell’una e dell’altra parte. I miliardi pervenuti dalla Ue e dagli Usa di Joe Biden hanno fatto piangere di gioia quanti, tra governanti, finanzieri e generali ucraini, hanno fatto la cresta. Eppure, la repulsione nei confronti di chi, come Trump, sta tentando quella che veniva mediaticamente spacciata come mission impossible, cela qualcosa di più turpe del polemo-affarismo e del cinico arricchimento personale sul sangue altrui.

Dietro v’è l’ideologismo, quello che vorrebbe imporci la pedagogia gender dall’asilo alle università o l’accoglienza incondizionata e l’islamizzazione. George Soros intende cambiare la geografia del globo, non solo perché megalomane, ma anche per l’odio verso l’Europa, continente da far colonizzare dai Théoneste Bagosora, il colonnello Hutu che diresse il genocidio dei Tutsi fatti a pezzi a colpi di machete. L’ideologismo al grido “salviamo il Pianeta” ha tappato la bocca ai veri scienziati, vedi Antonio Zichichi (“attribuire alla responsabilità umana il surriscaldamento globale è un’enormità senza alcun fondamento: puro inquinamento culturale. L’azione dell’uomo incide sul clima per non più del dieci per cento”), il premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia (“il fatto è che la temperatura media della Terra, negli ultimi 15 anni, non è aumentata ma diminuita”), Franco Prodi che definì “bufala” il pensiero unico sul riscaldamento. L’intollerante ideologismo, che, non a caso, fa rima con comunismo, nazismo, fascismo, spinse Springer Nature, potentissima editrice tedesco-britannica di testi accademici e riviste scientifiche, a gettare nel cestino dei rifiuti l’accurato studio di autori vari (il fisico nucleare Gianluca Alimonti, il meteorologo agrario Luigi Mariani, i fisici Franco Prodi e Renato Angelo Ricci), perché scrissero verità sgradevolissime, tipo: “Non c’è alcuna emergenza climatica.

Arricchire l’atmosfera di CO2 è vantaggioso”. L’ideologismo esonda la ragion pratica ed il semplice buon senso, generando disastri e crimini contro l’intelligenza e contro l’umanità. La sora Ersilia, anziana apolitica abruzzese, ispirata soltanto dalle rughe di saggezza, intuì subito che i ladri vanno mazziati e le pale eoliche e l’auto elettrica non fanno affatto bene alla Terra, mentre fanno benissimo a certi affaristi e soprattutto a Xi Jinping. Per Tiziana Panella e gli altri giorgiafobici, posto che Trump è, a priori, il cattivo, allora tutto ciò che intende proporre e attuare è da ostacolare, screditare, smascherare. L’ideologismo tracimante finisce per assumere i tratti del cretinismo politico, vedi la Ue che, dissimulando la propria irrilevanza politica e la conclamata scempiaggine, dove le valigie zeppe di denaro cancellano ogni parametro logico, mentre sono in corso le prime trattative per la pace, decide di sabotarle, emettendo altre irritanti e peraltro inutili sanzioni a danno della Federazione russa.

Troppo duro il giudizio sulla Ue? In verità, gli eurocervellini, dopo il disastro economico indotto dall’ecologismo isterico ed irresponsabile, perpetrato a lungo, in questi giorni, fanno marcia indietro, sposando il pensiero negativo della novantenne sora Ersilia, terza elementare, sei figli e 20 nipoti, a proposito del verde a tutti i costi a danno dell’agricoltura, dell’industria e addirittura dell’ambiente. Se ne facciano una ragione, gli europeisti Tiziana, Roberto ed Annalisa: a dialogare sul futuro dell’Ucraina sono legittimamente protagonisti, non gli euro-sudditi dei dem americani, ma Donald e Vladimir, per il semplice motivo che la guerra dei tre anni è stata condotta non da Volodymyr Zelens’kyj, attore non protagonista, bensì da Joe Biden contro Vladimir Putin, come ben argomentò il non conforme e lucidissimo Silvio Berlusconi. La qualcosa disturba, proprio perché fotografa la realtà di un’operazione militare speciale, deprecabile e riprovevole quanto si vuole, ma che sarebbe durata una o due settimane, senza il prezzo di circa un milione e mezzo di vittime ucraine e russe. Lo stesso presidente Sergio Mattarella (“a tre anni dalla brutale aggressione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa”), dopo l’infelice similitudine con il Terzo Reich, non si è reso conto che certi aggettivi, in questo momento, essendo inopportuni, sarebbero da evitare: giusto riferirsi all’ aggressione russa, ma la sobrietà semantica imposta dalle situazioni delicate avrebbe dovuto sconsigliare quel “brutale”, invero enfatico e di troppo. Sembra proprio che la possibilità della pace spaventi più della guerra.


di Giancarlo Lehner