lunedì 12 dicembre 2022
In premessa va ricordato come, quali italiani ed europei, sosteniamo e sosterremo l’Ucraina “a spada tratta”, è il caso di dire, nella sua resistenza all’aggressione della Federazione Russa. Facciamo voti per una rapida sua adesione all’Unione europea. Ribadito ciò, si ricorda come, dopo il crollo della Cortina di ferro, s’è sempre favorito l’ingresso, prima nel Consiglio d’Europa e poi nell’Unione europea, delle nazioni dell’Europa un tempo oltre cortina che ne facessero richiesta. Poi se ne è anche finanziato lo sviluppo. Però, adesso, si sono avute brutte sorprese, sotto il profilo del rispetto dello Stato di diritto, ad esempio in Polonia e Ungheria. Storicamente, la prima delle libertà conquiste in Europa occidentale, a conclusione di guerre tremende, è stata la libertà religiosa.
Essa ha cominciato a farsi largo dalla Pace Di Westfalia del 1648. Questo, in qualunque caso, è un fondamento di civiltà che non può, in alcun modo, tra noi, essere messo in discussione. Ucraina, già nel nome, vuol dire “marca di confine”. Ciò ha portato, nel corso dei secoli, ad un certo pluralismo religioso. I Variaghi, gente norrena ivi stanziata, proveniente dalla penisola scandinava, si convertirono al cristianesimo ortodosso, col battesimo a Costantinopoli, a cui fornivano guerrieri, di Olga di Kiev, nel 957. Poi il gran principe Vladimir convertì tutti i sudditi della Rus’ di Kiev, nel 488. Non è un caso se Putin si chiami Vladimir Vladimiroviç e Zelens’kyj, Volodymyr.
Quei Norreni, come i Franchi in Gallia o i Longobardi in Italia, erano una minoranza. Costoro furono immersi tra genti slave, per cui la Rus’ divenne, nella lingua parlata, slava. Poi il potere politico, per vicende storiche, si spostò prima a Novgorod e poi a Mosca, portandosi appresso il metropolita. Questi divenne un Patriarca autocefalo di tutta la Rus’, nel 1448. Intanto la chiesa di Roma, che aveva puntato l’occhio sulla regione fin dall’invio del monaco Adalberto di Magdeburgo nel 961, nel XVI secolo, per ingerenza polacca, concordò l’unione detta Brėst Litovsk, nel 1596.
Fu costituita una arcieparchia metropolitana di Kiev, di rito greco cattolico, in lingua ucraina. La chiesa greco cattolica è un residuo dell’uniatismo del Concilio di Ferrara-Firenze. La chiesa ortodossa ucraina resta, invece, una chiesa autonoma sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca. Dal 2000 il metropolita in carica è Onofrio. Egli, dallo scoppio del conflitto, è impegnato, dimostrando un’autonomia di pensiero rispetto il Patriarca Kirill, a pregare per la pace. Nel frattempo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha proceduto alla nomina, su pressione di elementi nazionalisti ucraini, nel 2018, d’un Patriarca autocefalo, nella persona di tale Epifanio.
Nell’ambito della situazione attuale, da tutti conosciuta, e sulla quale s’è ribadita la nostra posizione in apertura di questo articolo, siamo tuttavia costernati, e si usano espressioni lievi, ad apprendere delle persecuzioni cui è sottoposta la chiesa ucraina di tradizione russa. Perquisizioni di monasteri, arresto di prelati, iniziative parlamentari per metterla fuori legge. Pessime cose. Si milita comunque per l’aiuto all’Ucraina nella difesa da una proditoria aggressione. Quanto, però, ad un futuro ingresso nell’Unione europea, ci corre obbligo di esigere il rispetto della liberà di credenza, che non risale all’Unione europea od al Consiglio d’Europa, ma alla fine delle guerre di religione, nel 1648.
di Riccardo Scarpa