Abolita la prescrizione per aumentare l’arbitrio delle toghe

giovedì 30 gennaio 2020


“Hanno abolito la prescrizione dopo il primo grado per riservare a se stessi, cioè alle procure, il diritto di chi potrà beneficiare di quell’istituto nelle fasi preliminari dell’inchiesta”. E se il disegno di legge per abolire la prescrizione dopo il primo grado di giudizio penale non fosse solo un’idiozia ideologica dovuta al furore pan giustizialista? La pulce nell’orecchio – anzi il tarlo vero e proprio – lo ha messo ieri qualche intervento della cosiddetta “Accademia” che ha sostenuto in una manifestazione a parte l’iniziativa delle Camere penali davanti a Montecitorio, per protestare contro il ministro Guardasigilli Alfonso Bonafede. E, soprattutto, contro la sua trovata fatta passare nel governo Conte uno, complice anche la Lega di Matteo Salvini.

L’abrogazione della prescrizione in pratica farebbe parte di un vero e proprio progetto che mette in mano alle singole procure, con l’anarchia creativa che le caratterizza, l’applicazione del concetto costituzionale della obbligatorietà dell’azione penale. Istituto la cui modifica è richiesta a gran voce da tanti esperti del settore, visto che alla fine nessuno può far finta di vedere come in realtà trattasi di simulacro simbolico senza alcuna rispondenza nella realtà.

Con l’abrogazione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio penale però questa discrezionalità surrettizia viene messa in capo alle singole procure che scelgono quali reati mandare in prescrizione prima del processo di primo grado e quali “mai più nella vita”. Senza neanche fare la fatica di riformare la Costituzione.

Perché il dogma è che questa discrezionalità non la possa scegliere il Parlamento dopo apposita riforma costituzionale – giammai la politica! – bensì i singoli pubblici ministeri nel segreto dei propri cassetti avvalendosi di una leggina apparentemente stupida buttata lì dai fiancheggiatori a Cinque stelle e fatta passare dalla complice dabbenaggine di Salvini e dei suoi. Per fortuna, quindi, che l’Accademia ci ha dato questo spunto, forse, almeno quelle attuali forze di governo che dicono di volere metterci una pezza, farebbero bene a tenerne conto.


di Dimitri Buffa